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Opera senza autore | Gerhard Richter, la Germania nazista e la storia vera dietro al film

La Storia dell’Europa del Novecento raccontata attraverso la vita del pittore tedesco

opera senza autore

MILANO – Raccontare la Storia dell’Europa del Novecento attraverso la storia di un uomo. Florian Henckel von Donnersmarck, dopo Le Vite degli Altri, è tornato ad indagare le ombre del suo Paese in Opera senza autore. Al centro del racconto l’artista Kurt Barnert (Tom Schilling), personaggio basato sulla vita del pittore Gerhard Richter con cui il regista racconta tre epoche di storia tedesca, dalla Germania nazista con la caduta del Terzo Reich che porterà alla divisione in due tra la Repubblica Federale di Germania e la Repubblica Democratica Tedesca alla Guerra Fredda fino agli anni Sessanta.

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Un’immagine del film

Un film di finzione come lo definisce von Donnersmarck ispirato però da un libro, Ein Maler aus Deutschland. Gerhard Richter. Das Drama einer Familie, scritto dal giornalista Jürgen Schreiber che ripercorre la vita di Richter, da sempre restio a parlare del suo privato di uomo e artista. Opera senza autore ci racconta di un giovanissimo Kurt nella Dresda di fine anni Trenta innamorato della zia Elizabeth, uno spirito fuori dal comune malvista dalla Germania nazista che la farà sterilizzare e uccidere nelle camere gas per mano del Professore Seeband.

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E proprio attorno alla figura dell’adorata zia – il cui vero nome era Marianne – ruota la vita privata e artistica di Gerhard Richter. Una donna fondamentale sotto il profilo affettivo ed educativo che l’artista immortalerà in uno dei suoi dipinti, Aunt Marianne, partendo da una fotografia. Un quadro che all’inizio si sarebbe dovuto chiamare Mother and Child per depistare ogni connessione tra il soggetto dipinto e la sua vita. Per questo motivo gli storici dell’arte consideravano la sua un’opera senza autore vista, apparentemente, una mancanza di connessione tra il contenuto dei dipinti realizzati e il suo privato.

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Una scena del film

Ma il libro di Schreiber farà emergere un’altra verità. Il Professore Seeband del film altro non è che
Heinrich Eufinger, suocero di Richter che durante il Nazismo praticò oltre 900 sterilizzazioni forzate e che lavorava nell’ospedale in cui fu condotta Marianne contro la sua volontà. Una verità che il pittore scoprirà solo molti anni dopo, a settant’anni, grazie al lavoro del giornalista ma che inconsciamente ha sempre saputo e raccontato nei suoi dipinti, riproduzioni fedeli di fotografie in bianco e nero (graffiate da uno strumento che ne sfuma i contorni) che, negli anni, lasceranno poi spazio all’arte astratta.

Family at the Seaside

Da uno dei suoi primi lavori che raffigurava l’arresto di Werner Heyde, ufficiale SS e capo di Eufinger a Family at the Seaside in cui Richeter riprodusse una foto dell’album di famiglia della moglie in cui il suocero giocava con la sua famiglia – una foto scattata nello stesso periodo in cui la zia venne mandata dall’uomo a morire nelle camere a gas – fino a Ema, Nude on a Staircase, dipinto del maggio del 1966 della moglie di Richter incinta di tre mesi. «Il padre era stato il suo ginecologo e che c’erano misteri e pettegolezzi sul trattamento che le aveva fornito» rivelerà lo stesso pittore a von Donnersmarck nelle conversazioni che precedettero la produzione di Opera senza autore.

Una scena del film

Un film che contrappone due uomini, Karl/Gerhard e Seeband/Eufinger, che rappresentano le due facce di una Germania dilaniata dalla guerra e le sue conseguenze. Da una parte un’artista frainteso la cui opera altro non è che il racconto intimo della sua vita intrecciata a quella del suo Paese, dall’altra un uomo macchiatosi di crimini atroci rimossi per condurre una vita tranquilla nella Germania Ovest. Le loro esistenze si ritrovano nelle linee sfumate dei dipinti di Gerhard Richeter, simboli di una memoria privata e collettiva.

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