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TOP CORN | L’opinione: perché A Star Is Born è molto di più di un semplice remake

Cooper, Gaga, amore, palchi e musica? Sì, ma c’è anche molto altro. Provare per credere

Bradley Cooper e Lady Gaga in una scena di A Star Is Born.

Guardate Jackson Maine, guardatelo bene. Ora prendete Johnny Cash in Walk the Line: se per quest’ultimo l’amore bruciante per June Carter è sinonimo di salvezza, per il primo il colpo di fulmine per la giovane e acerba Ally è l’anticamera di un viaggio di solo andata per l’autodistruzione. Ma siamo proprio sicuri che A Star is Born, terzo remake di un classico del 1937 con Fredrich March e Janet Gaynor, sia soltanto una rassicurante storia d’amore dei nostri tempi, il prodotto pop preconfezionato a tavolino per quell’ampio target di pubblico che adora Lady Gaga e va al cinema unicamente per esorcizzare i fidanzati del passato e piangere con le amiche?

Bradley Cooper è Jackson Maine.

Nell’esordio da regista di Bradley Cooper c’è molto di più. Innanzitutto, un pugno di canzoni bellissime: a cominciare, dall’apertura della trascinante Black Eyes, che rivela il talento canoro finora sconosciuto di mister Cooper, tra il country-rock e i Led Zeppelin; si sente fortissimo l’amore per Bruce Springsteen nell’acustica Maybe It’s Time (“Nobody speaks to God these days”), quasi una potenziale outtake di Nebraska; Shallow è la hit da mandare in heavy rotation, un duetto maschio-femmina scaltrissimo ed efficace, che non si stacca dalle orecchie; e poi, c’è la chiusura di I’ll Never Love Again, destinata a diventare un classico strappalacrime della carriera di Lady Gaga.

Bradley Cooper e Lady Gaga in una scena di A Star is Born.

La popstar newyorchese è l’altra grande sorpresa di A Star is Born: priva di trucco e parrucco, la sua interpretazione “unplugged” è ruvida, intensa, piena di rabbia ed entusiasmo, combattuta tra il fuoco del successo e l’amore incontrollabile, irrazionale per il mentore Jackson. E Cooper in versione alcolizzata, barcollante e derelitta è semplicemente meraviglioso: Maine entra di diritto tra i suoi personaggi memorabili, tra i più sofferti e introversi, insieme al bipolare Pat de Il lato positivo e al tormentato Avery di Come un tuono. Questa volta non ci sono donne perdute da riconquistare, perché il nemico è uno, ed è una malattia che spesso non si riesce neppure a combattere: il demonio dell’alcol. Nessuna donna ha il potere di sostituirlo.

Bradley Cooper e Lady Gaga in una scena del film.

A Star is Born risulta così un film doppio, a due facce, due generi, due parabole: da una parte, quella grintosa, femminile e trionfale di Ally, che parte cantando La vie en rose in un localaccio per drag queen e arriva al successo planetario; dall’altra, quella perennemente impostumata, maschile e annebbiata di Jackson, che innamorandosi si spegne lentamente, trascura fan, concerti, sogni di rock’n’roll, rinuncia ad affrontare la vita e si abbandona in una stupida, però romanticissima, discesa agli inferi.

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Qui potete ascoltare Shallow, dalla colonna sonora del film:

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