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The Truman Show | Peter Weir, Jim Carrey e le profezie di quel capolavoro…

Tommaso Moro, Philip K. Dick, la psicosi e la visione di Andrew Niccol. Riscoprire un classico

The Truman Show: Jim Carrey, Ed Harris e i 25 anni di un film profetico e straordinario
The Truman Show: Jim Carrey, Ed Harris e i 25 anni di un film profetico e straordinario

ROMA – Nel 2008, lo psichiatra Joel Gold del Bellevue Hospital Center di New York, rivelò di aver riscontrato in cinque dei suoi pazienti affetti da schizofrenia un particolare disturbo delirante fatto di psicosi ossessivo-persecutorie: queste persone credevano che le loro vite fossero dei reality show televisivi. Non solo: uno dei suoi pazienti sentì l’esigenza di correre fino al sito del World Trade Center per verificare che le Torri Gemelle fossero davvero cadute dopo l’11 settembre 2001 e non fosse tutto parte di un elaborato colpo di scena della sceneggiatura del suo personale show. Scelse di chiamarla L’illusione del Truman Show (The Truman Show Delusion), poi ribattezzata come Sindrome di Truman, da un articolo pubblicato sull’Associated Press. Quando lo sceneggiatore (nonché grande regista, è l’autore di Gattaca) Andrew Niccol seppe della scoperta dichiarò: «Sai che ce l’hai fatta quando hai una malattia che porta il tuo nome!».

The Truman Show di Peter Weir fu presentato in terra statunitense l'1 giugno 1998
The Truman Show di Peter Weir fu presentato in terra statunitense l’1 giugno 1998

Perché, e forse in pochi lo sanno, ma se la regia urla Peter Weir a ogni inquadratura in quello stile straniante, duro, perfetta mistura chimica di dolore e gioia dall’occhio registico claustrofobico e contornato di bordi, di fish-eye e piani medi stringenti, alla base dello script di The Truman Show c’è il lavoro di Andrew Niccol che in origine avrebbe anche dovuto dirigerlo. Un viaggio incredibile quello di The Truman Show, originariamente intitolato The Malcolm Show come recitava il titolo dello spec-script che scrisse nel maggio 1991, reso più nelle forme del thriller fantascientifico ambientato in una ricostruzione di New York che partiva dalla seguente premessa: «Penso che tutti mettano in dubbio l’autenticità della propria vita a un certo punto. È come quando i bambini chiedono se sono stati adottati». Paramount Pictures accettò di produrre e distribuire dando a Niccol la possibilità di debuttare alla regia.

La scalinata alla fine del mondo di Truman Burbank
La scalinata alla fine del mondo di Truman Burbank

Questo finché la previsione di budget di spesa da 80 milioni di dollari fece drizzare i capelli agli executive. Una cifra fuori scala per un’opera prima. Come raccontato dallo stesso Niccol: «Il mio più grande errore, tornando a The Truman Show, è stato quello di aver scritto prima il mio film più costoso. Non va mai fatto. Ricordo di aver parlato con il capo dello studio in quel momento che mi disse chiaramente: Non c’è modo che per un primo film ti daremo un budget da 80 milioni di dollari, ma siamo disposti a dartene 20. Così sono uscito dalla riunione, ho scritto Gattaca – La porta dell’Universo, mi sono assicurato che costasse 20 milioni di dollari esatti e me l’hanno lasciato fare». Al suo posto furono sondati i vari Burton, Cronenberg, De Palma, Gilliam, Raimi, Singer, Sonnenfeld e Spielberg prima che Weir salisse ufficialmente a bordo nel 1995.

Natasha McElhone e Jim Carrey in un momento di The Truman Show
Natasha McElhone e Jim Carrey in un momento di The Truman Show

Poco dopo fu scelto anche il volto di Truman con Jim Carrey voluto fortissimamente da Weir dopo che ne rimase estasiato dalla mimica chapliniana mostrata nel dittico Ace Ventura. Carrey ottenne il ruolo vincendo in volata la concorrenza di Robin Williams e Samuel L. Jackson, solo che c’era un problema. Carrey – che pur di prendere parte a The Truman Show e misurarsi con un ruolo insolitamente drammatico per lui, rinunciò al suo solito cachet da 20 milioni di dollari (fu pagato 12 milioni di dollari) – fu sul punto di rinunciarvi a causa del conflitto di lavorazione con i contemporanei Il Rompiscatole e Bugiardo bugiardo, non poteva prendervi parte fino all’anno successivo. Piuttosto che procedere al recasting, Weir chiese alla Paramount di far slittare la lavorazione di un anno: ci vide bene. Nel biennio successivo The Truman Show fu ampliato, approfondito, infarcito di riflessioni filosofiche e soprattutto snellito.

Con The Truman Show Jim Carrey rivelò uno straordinario (e inatteso) talento drammatico
Con The Truman Show Jim Carrey rivelò uno straordinario (e inatteso) talento drammatico

Weir voleva che il film fosse più divertente della visione originale di Niccol. Un concept molto lontano rispetto al risultato finito The Truman Show che, oltre a una ricostruzione di New York attanagliata dalla criminalità, raccontava di un Truman alcolizzato e violento (nei piani di Niccol sarebbe dovuto essere Gary Oldman il protagonista) con un Christof burattinaio che spingeva affinché Truman regalasse al mondo il primo concepimento a reti unificate. Ci vollero sedici draft in tre anni prima che Niccol riuscisse a regalare The Truman Show nelle forme e nella visione di Weir: «Dove Andrew l’aveva reso deprimente, potevo (e volevo) renderlo leggero. Del resto si trattava di convincere il pubblico a guardare un reality show 24/7». A non variare fu l’ispirazione eccellente dello script di Niccol, perfetto punto di incontro tra Utopia di Tommaso Moro del 1516 e Tempo fuor di sesto di Philip K. Dick del 1959.

Uno degli shot più evocativi a firma Peter Weir
Uno degli shot più evocativi a firma Peter Weir

Parallelamente Weir lavorò alla backstory del film, ragionando non solo sulla vita dei personaggi in scena (per Christof scrisse dieci pagine di cui più della metà dedicate a un film sui senzatetto che lo portò all’Oscar), ma anche dell’aspetto meta-televisivo di un The Truman Show plurivincitore degli Emmy Awards, dove ogni stagione aveva il titolo di un film. La prima ad esempio – quella dell’infanzia di Truman – si intitolava Bringing Up Baby (ovvero il titolo originale di Susanna! di Howard Hawks). Infine proprio la lavorazione, con le riprese svoltesi tra il dicembre 1996 e l’aprile 1998, quasi in prossimità del rilascio in sala nel giugno successivo, e quella strana coppia Carrey-Weir che proprio non riusciva ad entrare in sintonia. E non solo perché, per contratto, Carrey poteva richiedere una riscrittura dello script in ogni circostanza possibile, ma anche per l’abituale stile recitativo di pura improvvisazione.

Ed Harris in una scena del film
Ed Harris in una scena del film

I primi tempi, proprio per evitare che Carrey uscisse dal personaggio e la lavorazione prendesse una strana piega, vietò a tutto il personale sul set di citare le frasi chiave delle sue premiate commedie. Con il passare delle settimane però, Weir abbassò le difese e iniziò ad entrare in sintonia con Carrey. Il risultato? Fu amore assoluto, a conferma di come Weir ci vide bene nel proteggere la scelta-Carrey quando sembrava sul punto di dovervi rinunciare. Fu di Carrey, ad esempio, una delle poche linee dialogiche veramente divertenti di The Truman Show. Quella «E così battezzo questo pianeta Trumania, della galassia Burbank» che nel suo primo ciak Carrey improvvisò disegnando sullo specchio un vestito da donna e dei capelli lunghi e lisci. Nulla a che vedere invece con il climax, quella fu farina del sacco di Weir e della sua riscrittura che cambiò drasticamente l’inerzia della versione di Niccol.

Noah Emmerich, Jim Carrey e Laura Linney in un momento del film
Noah Emmerich, Jim Carrey e Laura Linney in un momento di The Truman Show

Nel draft originale infatti, dopo che Truman ha oltrepassato la soglia della porta, incontra Christof e i membri della troupe sul tetto per poi aggredirli. Weir scelse l’idea del non-detto, lasciando che fosse l’immaginazione dello spettatore a decidere cosa sarebbe successo a Truman oltre quella porta. Prima però c’è la scalinata, l’inchino, la frase-slogan entrata nel cuore («E casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buona sera e buona notte») nella sua accezione più profonda e quell’intensità recitativa che dimostrò al mondo quanto il talento di Carrey fosse poliedrico e mutevole. Un fuoriclasse della commedia ma anche uno straordinario interprete drammatico che troverà la definitiva maturazione nel successivo Man on the Moon a firma Miloš Forman come volto-e-corpo dell’immortale Andy Kaufman. È con The Truman Show però che fece il primo passo verso un nuovo mondo interpretativo e con tutti i rischi del caso vista la mole narrativa in dote.

«E casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buona sera e buona notte»
«E casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buona sera e buona notte»

Su diretta ammissione di Weir: «The Truman Show è stato un film pericoloso da realizzare perché non poteva succedere. Che ironia». Specie perché il film riuscì nell’impresa di essere, contemporaneamente: promotore dei voyeuristici reality show televisivi (il Grande Fratello aprì i battenti esattamente un anno dopo), riflessione sul potere dei media e sul rapporto che il (tele)spettatore ha con il medium e le immagini, decostruzione alienante e distopica del Sogno Americano, su una base di evidente critica immaginifica alla Realtà Simulata/Teoria della Simulazione (ovvero l’ipotesi fantascientifica secondo cui tutta la realtà non è altro che il frutto di una simulazione artificiale). Il tutto costruito intorno a una narrazione sperimentale che è riflesso moderno del Mito della Caverna di Platone tra realtà e rappresentazione, finzione, manipolazione e catarsi. Un film straordinario, su tutta la linea, poggiato tutto sulle spalle di un Carrey-rivelazione, in purezza.

Anche un giovane Paul Giamatti nel cast del film
Anche un giovane Paul Giamatti nel cast del film

Ma soprattutto un successo economico straordinario con i suoi 264 milioni di dollari world-wide che videro la Paramount e la visione di Weir vincenti su tutta la linea. E forse anche qualcosa in più, perché Niccol, in realtà, aveva immaginato anche un sequel per The Truman Show: «Al tempo si parlò di un musical e – che ci crediate o meno – di una serie televisiva. Quando si tratta di una forma d’arte diversa, non credo che tolga nulla all’originale. Nella mia versione del sequel seriale ho pensato che sarebbe stato divertente se, dopo che Truman aveva attraversato la porta del cielo, il pubblico avesse chiesto a gran voce di più (cosa che si percepisce alla fine del film). Immagino ci sarebbe una rete con più canali tutti con protagonista un soggetto nato nello show».

Nei cinema italiani The Truman Show fu distribuito il 10 settembre 1998
Nei cinema italiani The Truman Show fu distribuito il 10 settembre 1998

Niccol scese perfino nei dettagli di trama: «Se lo ambientassi a New York City, ci sarebbero una ragazza che vive nell’Upper East Side, un ragazzo di Harlem, un ragazzo di Chinatown, ecc. Dal momento che sono tutti sul proprio canale e si muovono nelle proprie cerchie, non dovrebbero mai incontrarsi. Ma alla fine della prima stagione, il ragazzo di Harlem e la ragazza ricca si ritrovano attratti l’uno dall’altra. Entrambi sentono che l’altro si sta comportando in modo diverso da chiunque abbiano mai incontrato perché per la prima volta hanno incontrato qualcuno che non recita!». Più che un sequel con Carrey protagonista alle prese con la vita oltre il The Truman Show quindi – che forse avrebbe avuto più senso – un proseguo della visione di Christof e del suo format. Perché nessuno fermerà mai il potere catodico della televisione, nemmeno Truman Burbank.

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Qui sotto potete vedere il trailer del film: 

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