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Spider-Man: Far From Home | La crescita di un eroe e quel viaggio appena iniziato

Maturità, poteri e responsabilità: l’ultimo film della Fase 3 del MCU apre nuovi (multi)universi

ROMA – È sempre una questione di consapevolezza. E quella cara, vecchia frase, da ripetere come un mantra, quasi allo sfinimento, diventa in Spider-Man: Far From Home di Jon Watts il senso assoluto di tutto. «Da grandi poteri derivano grandi responsabilità». Perché, Peter Parker, sta crescendo. E, con lui, il suo essere supereroe, oltre ad essere ragazzo orfano del Queens che, almeno un paio di volte, è riuscito a salvare il mondo dalla distruzione, al fianco di quei tipi (extra)ordinari che si facevano chiamare Avengers.

Spider-Man, sullo sfondo il 30 St Mary Axe di Londra

Così, più del resto, più del suo essere spudoratamente cinecomic, l’ultimo capitolo della Fase 3 del MCU, diventa il viaggio di Parker alla scoperta della responsabilità. Del resto, il suo mentore dal cuore d’acciaio non c’è più, e vuoi vedere che tocca proprio a lui ereditarne la corona. Allora, anche per l’Uomo Ragno (Tom Holland, definitivamente il miglior Parker del cinema), essere lontano da casa può spaventare più dell’affrontare un titano pazzoide. Prendere l’aereo dal JFK, per arrivare a Londra, Venezia, Praga e Berlino, può diventare la sfida più ardua.

Oltre a Nick Fury, in Far From Home tornerà anche l’Agente Maria Hill

Del resto, ogni viaggio scolastico sancisce una tappa importante per i ragazzi, anche quelli senza calzamaglia. La prima volta in cui si è soli, una città sconosciuta, tirar tardi la sera senza che tua zia ti dica di andare a dormire. E la ragazza dei tuoi sogni lì con te, mentre cerchi nello zaino il coraggio per dirle quelle quattro o cinque parole capaci di farla innamorare. Certo, se poi sulle tue tracce c’è Nick Fury (Samuel L. Jackson, ovviamente), la giostra accelera talmente tanto velocemente che, più di Endgame, Far From Home spalanca addirittura la porta ad una nuova possibilità di racconti.

Infatti, introduce definitivamente, tramite il personaggio di Mysterio (Jake Gyllenhaal, attore intelligente oltre che eccezionale), il multiverso ampiamente utilizzato nei fumetti. Dunque, il senso di crescita e solitudine (spesso, i due concetti sono legati da uno strano rapporto di esclusione e inclusione), è ampliato dal ricordo di quel Tony Stark che, per Spidey, era diventato quasi un papà. I suoi insegnamenti, i suoi sbagli (pure gli oggetti) accompagnano Peter Parker prima che Spider-Man, come quelle raccomandazioni fatte da mamma prima di uscire da casa.

Spidey e MJ (Zendaya)

E c’è, se pur evoluto, lo spirito teen di Homecoming, l’appeal umoristico tipico della Marvel e la sensazione finale che, ogni tassello di questo grande universo, in qualche modo riesca a parlare a noi, facendoci analizzare le nostre paure, i nostri sogni e le nostre speranze. Qui, finendo per ritrovarci in quel ragazzo lontano dalla sua New York, appena partito per un viaggio che lo porterà chissà dove. Quartiere dopo quartiere, la storia è ancora tutta la scrivere.

Qui il trailer di Spider-Man: Far From Home:

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