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Tre lettere per un documentario e un ricordo: RBG, ritratto di giudice e signora

Un film, una canzone e una donna unica da celebrare dopo la sua morte: Ruth Bader Ginsburg

E dopo Notorious BIG ecco Notorious RBG: Ruth Bader Ginsburg.

MILANO – Passata l’abbuffata di nomination, scorrendo nomi e titoli, tra i candidati agli Oscar nella categoria come miglior documentario qualche anno fa spiccava la presenza di RBG, diretto da Julie Cohen e Betsy West che figurava anche nelle nomination per la miglior canzone con I’ll Fight, scritta da Diane Warren e cantata da Jennifer Hudson. Ma cos’era RBG? RBG – che ora trovate in streaming su CHILI come Alla corte di Ruth – è un acronimo di Ruth Bader Ginsburg, ovvero un personaggio talmente popolare nella cultura americana da essere conosciuto semplicemente per le iniziali. Su di lei – scomparsa ieri a 87 anni – sono stati scritti molti libri ed è uscito anche in Italia un film dedicato alla sua giovinezza: Una Giusta Causa di Mimi Leder, in cui Felicity Jones le donava volto, coraggio e determinazione e di cui vi abbiamo già raccontato qui.

Hero. Icon. Dissenter. Il poster del documentario RBG.

La domanda però è un’altra: cos’ha attirato l’attenzione di due registe verso questa signora? Nella sua vita Ruth è stata professoressa di diritto, avvocato e magistrato e ha costantemente battagliato contro la discriminazione di genere. Secondo un intervistato, «le donne americane le devono tutto» e non è un caso che lei sia mediaticamente soprannominata, con un tono a metà tra l’ironico e l’affettuoso, “The Notorious RBG”, proprio come fosse un rapper, perché i suoi occhiali molto spessi e il suo modo di esprimersi pacato, dolce e sommesso la caratterizzano come un’icona pop, immediatamente riconoscibile, tanto – come detto – da essere messa in musica (potete ascoltare la canzone qui sotto) dalla Hudson.

Nel documentario Ruth è descritta come una “pasionaria”, una donna legata a una rigida etica del lavoro, appassionata di diritto indomita ma anche riservata, tutt’altro che alla ricerca di fama e attenzione da parte di giuristi e cittadini. Dopo essersi laureata in giurisprudenza nel 1959 alla Colombia University, per anni Ruth ha avuto difficoltà a trovare un lavoro nell’ambito del diritto in quanto donna: RGB si concentra così anche sul maschilismo caratterizzante l’universo giuridico nell’America degli anni Cinquanta e Sessanta e sulla conseguente diffidenza nei confronti delle donne.

Anche fumetto: una tavola di Female Force, dedicato a RGB.

Ma nel 1972 è diventata la prima donna a essere insegnante di ruolo alla Columbia University ed è stata la co-autrice del primo libro scolastico di legge sulla discriminazione sessuale. Per trasmettere gli autentici pregiudizi che la Ginsburg ha dovuto affrontare per imporsi, si ascoltano all’inizio del film alcune voci che la apostrofano come una “strega” e uno “zombie anti-americano”, contrapposte alla pazienza dei discorsi con cui RBG spiega ai giudici i disagi di essere donna nel mondo del lavoro, utilizzando un linguaggio estremamente garbato e giuridicamente preciso, riuscendo a conquistarsi il rispetto e la stima della controparte e dell’intero auditorio.

Beyoncé o Ruth? Super Diva!

Nominata dall’ex Presidente Bill Clinton nel 1993 come Giudice della Corte Suprema, Ruth ha continuato a ricoprire il ruolo nonostante le schermaglie con l’attuale Presidente Donald Trump, verso cui non nasconde una dichiarata antipatia. E visto oggi,  con la notizia della sua morte appena arrivata, il documentario firmato da Cohen e West è prezioso e istruttivo: alle immagini di repertorio si alternano diverse interviste ad avvocati, professori e studenti di oggi che reputano Ruth Bader Ginsburg un modello di riferimento. Indimenticabile.

  • Qui sotto potete vedere il trailer di Alle corte di Ruth – RGB
  • Qui potete vedere il film: RGB

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