in

Aspettando l’Oscar | Tre lettere per un documentario: RBG, ritratto di giudice e signora

Due nomination, una canzone e una donna unica da raccontare a memoria futura: Ruth Bader Ginsburg

E dopo Notorious BIG ecco Notorious RBG: Ruth Bader Ginsburg.

MILANO – Passata l’abbuffata di nomination, scorrendo nomi e titoli, tra i candidati agli Oscar nella categoria come miglior documentario spicca la presenza di RBG, diretto da Julie Cohen e Betsy West che figura anche nelle nomination per la miglior canzone grazie a I’ll Fight, scritta da Diane Warren e cantata da Jennifer Hudson. Ma cos’è RBG? Il titolo è un acronimo di Ruth Bader Ginsburg, ovvero un personaggio talmente popolare nella cultura americana da essere conosciuto semplicemente per le iniziali. Su di lei sono stati scritti molti libri ed è prevista a breve anche in Italia l’uscita di un film dedicato alla sua giovinezza: On the Basis of Sex di Mimi Leder, in cui Felicity Jones le dona volto, coraggio e determinazione e di cui vi abbiamo già raccontato qui.

Hero. Icon. Dissenter. Il poster del documentario RBG.

La domanda però è un’altra: cos’ha attirato l’attenzione delle due registe verso questa anziana signora? Nella sua vita Ruth è stata professoressa di diritto, avvocato e magistrato e ha costantemente battagliato contro la discriminazione di genere. Secondo un intervistato, «le donne americane le devono tutto» e non è un caso che lei sia mediaticamente soprannominata, con un tono a metà tra l’ironico e l’affettuoso, “The Notorious RBG”, proprio come fosse un rapper, perché i suoi occhiali molto spessi e il suo modo di esprimersi pacato, dolce e sommesso la caratterizzano come un’icona pop, immediatamente riconoscibile, tanto – come detto – da essere messa in musica (potete ascoltare la canzone qui sotto) dalla Hudson.

Nel documentario Ruth è descritta come una “pasionaria”, una donna legata a una rigida etica del lavoro, appassionata di diritto indomita ma anche riservata, tutt’altro che alla ricerca di fama e attenzione da parte di giuristi e cittadini. Dopo essersi laureata in giurisprudenza nel 1959 alla Colombia University, per anni Ruth ha avuto difficoltà a trovare un lavoro nell’ambito del diritto in quanto donna: RGB si concentra così anche sul maschilismo caratterizzante l’universo giuridico nell’America degli anni Cinquanta e Sessanta e sulla conseguente diffidenza nei confronti delle donne.

Anche fumetto: una tavola di Female Force, dedicato a RGB.

Ma nel 1972 è diventata la prima donna a essere insegnante di ruolo alla Columbia University ed è stata la co-autrice del primo libro scolastico di legge sulla discriminazione sessuale. Per trasmettere gli autentici pregiudizi che la Ginsburg ha dovuto affrontare per imporsi, si ascoltano all’inizio del film alcune voci che la apostrofano come una “strega” e uno “zombie anti-americano”, contrapposte alla pazienza dei discorsi con cui RBG spiega ai giudici i disagi di essere donna nel mondo del lavoro, utilizzando un linguaggio estremamente garbato e giuridicamente preciso, riuscendo a conquistarsi il rispetto e la stima della controparte e dell’intero auditorio.

Beyoncé o Ruth? Super Diva!

Nominata dall’ex Presidente Bill Clinton nel 1993 come Giudice della Corte Suprema, Ruth continua a ricoprire il ruolo nonostante le schermaglie con l’attuale Presidente Donald Trump, verso cui non nasconde una dichiarata antipatia. E visto oggi, il documentario firmato da Cohen e West è prezioso e istruttivo: alle immagini di repertorio si alternano diverse interviste ad avvocati, professori e studenti di oggi che reputano Ruth Bader Ginsburg un modello di riferimento. Prossima fermata? L’Oscar, per fare un altro dispetto a Mister Donald alla Casa Bianca.

  • Qui potete vedere il trailer di RGB

Lascia un Commento

Once Upon A Time in Hollywood, una scena del film di Tarantino.

Once Upon a Time in Hollywood: le immagini ufficiali del film di Quentin Tarantino

Il Trailer della settimana | La mia vita con John F. Donovan