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Giovane e bella | Marine Vatch e il ritratto dell’adolescenza di François Ozon

Il regista francese prende spunto dai casi di prostituzione minorile per raccontare la storia di Isabelle

giovane e bella

MILANO – A scorrere la filmografia di François Ozon è spesso la sessualità al centro della sua indagine cinematografica. Da Gocce d’acqua su pietre roventi a Una nuova amica, il regista francese ha spesso messo l’accento su tematiche LGBTQ+ e sul rapporto dei propri personaggi con la propria sessualità. In Giovane e bella unisce il tema dell’adolescenza a quello della scoperta del sesso inteso come passaggio dall’infanzia all’età adulta raccontando, in quattro stagioni e quattro canzoni, la vita di un’adolescente parigina, Isabelle (Marine Vatch) che si prostituisce per piacere.

giovane e bella
Una scena del film

Anche se il piacere fisico qui non c’entra. La scelta di Isabelle, che si fa chiamare Lea dai suoi clienti, ha a che fare con il bisogno di colmare i vuoti affettivi dell’infanzia, rivendicare il controllo sugli uomini – il padre l’ha abbandonata da bambina – e sul proprio corpo. Ozon ci trascina in un anno della sua vita, tra la quotidianità familiare e i rituali della sua seconda realtà fatta di camere d’albergo e vestiti rubati alla madre per camuffare la giovane età davanti agli uomini che incontra in rete. Una storia ispirata al regista da quella di tante altre ragazze, in Francia come nel resto del mondo, che decidono di vendere il proprio corpo o di mostrarlo in cambio di soldi via Internet.

Un’immagine di Giovane e bella

«Ho svolto le mie ricerche, anche perché le cose sono cambiate dai tempi in cui ero adolescente io, in particolare nei mezzi di comunicazione che oggi, grazie ai cellulari e a Internet, svolgono un ruolo fondamentale nella scoperta della sessualità», ha raccontato il regista, «Quindi mi sono documentato, incontrando gli agenti di polizia della sezione di tutela dei minori, altri specializzati nelle nuove forme di prostituzione e lo psicanalista Serge Hefez, che segue da anni gli adolescenti in situazione di disagio. Avevo bisogno di approfondire questa materia per trovare conferma alle mie ipotesi e alimentare il film. Ma poi ho dovuto allontanarmene e introdurre gli elementi di finzione».

Una scena del film

Giovane e bella prede spunto dalla realtà dunque ma se ne affranca per raccontare quattro punti di vista su Isabelle – l’estate dal punto di vista del fratello, l’autunno dal punto di vista del cliente, l’inverno da quello della madre e la primavera da quello del patrigno – che Ozon sottolinea attraverso altrettante canzoni di Françoise Hardy che ben simboleggiano i pensieri, le emozioni e le fragilità vissute nell’adolescenza. Debitore dell’approccio di Jean-Luc Godarg in Questa è la mia vita, il regista francese sceglie poi una poesia di Rimbaud, Non si può essere seri a diciassette anni, per raccontare una stagione della vita che, ci suggerisce, non si può giudicare.

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