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Bentornato a casa Kevin | Perché Mamma Ho Perso l’Aereo è il film perfetto per Natale

Un classico per eccellenza? Sì, ma anche una riflessione sulla solitudine, soprattutto nelle feste

Mamma ho perso l'aereo
Macaulay Culkin con Joe Pesci e Daniel Stern in Mamma, ho perso l'aereo.

ROMA – Ci sono film che vanno oltre il giudizio, titoli impossibili da non amare; quelli che, pure se recitati a memoria, sono sempre una scoperta, anche alla milionesima visione. Perché capaci di riportare indietro i ricordi, in un tempo in cui tutto sembrava un po’ più bello e nuovo. Dunque, non è un caso che a Natale la visione per eccellenza rimanga un grande classico Anni Novanta: Mamma ho perso l’aereo. La storia, la conosciamo tutti: il piccolo Kevin dimenticato a casa il ventidue dicembre che si ritrova ad affrontare i due ladri appostati fuori casa, quando tutta la famiglia vola a Parigi per le vacanze. Una riga di trama, firmata John Hughes, con la regia di Chris Columbus, eccellenze in fatto di family movies, di cui oggi sentiamo un’incredibile mancanza.

Home Alone
Mamma Ho Perso l’Aereo, 1990.

Ed è chiaro il motivo perché la saga di Home Alone sia così radicata nell’immaginario degli spettatori: tutti, qualche volta, ci siamo sentiti come quel Kevin alias Macaulay Culkin (o viceversa) durante le festività. Elettrizzati prima, spaventati dopo. La casa è grande, il tempo scorre veloce, un altro anno sta passando e sì, come Kevin e il suo piatto di mac cheese, ci sentiamo soli, nonostante il mondo attorno. Del resto, Natale amplifica le emozioni, le trasforma anche nel loro opposto. La gioia diventa malinconia, i sogni diventano utopie, il senso di famiglia diventa talmente grande che sembra ingombrante, e così si finisce a sentirsi soli mentre si aspetta un Babbo Natale che proprio non vuole arrivare.

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Macaulay Culkin alias Kevin McCallister e il ladro Joe Pesci fuori la finestra.

Mamma ho perso l’aereo ha il cuore grande delle commedie riuscite: diverte, è instancabile, perfetto nei tempi – e di successo enorme, sul podio del box office americano per dodici settimane filate, restando addirittura in classifica fino a Pasqua –, è il cult obbligatorio da (ri)vedere mentre l’Albero in salone si accende e si spegne e la nonna porta a tavola una teglia. Eppure, il film non tralascia aspetti più profondi, affrontati con efficacia semplicità: il senso di inclusione e di accettazione, le apparenze che ingannano e il Natale visto dal punto di vista di chi si ritrova a fare i conti con un passato che gli ha sbattuto la porta in faccia. Non è un caso che la figura del vecchio vicino di casa, Marley (Marley, citazione da Dickens?), sia l’esempio perfetto di come Columbus & Hughes intendano le Feste. Niente regali, nessun cenone, figuriamoci le luci ad intermittenza in bella mostra. Il Natale, ci dice Home Alone, è innanzitutto la speranza di ritrovare quegli abbracci che mancano da tanto, troppo tempo.

Così, rimettendo su le avventure di Kevin – non va dimenticato il sequel, Mi Sono Smarrito a New York, sulle note di Darlene Love e la E Street Band che suonano All Alone On Christmas, il cameo dell’attuale Presidente degli Stati Uniti e Kevin che fa un vero e proprio tour tra le luci di Manhattan addobbata a festa, fino a rincontrare la mamma sotto l’infinito Albero del Rockfeller Center – vien voglia di immortalare per sempre quegli attimi vissuti assieme, che solo il Natale riesce, da qualsiasi punto di vista, a far vivere e vibrare.

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Marley, l’anziano vicino di casa, e Kevin, in una scena di Home Alone.

Riascoltando, magari, Please Come Home For Christmas cantata da Southside Johnny Lyon o White Christmas nella versione de The Drifters. E, a ventinove anni dall’uscita in sala, noi, assieme a Macaulay Culkin siamo cresciuti, ed è impossibile non accennare un sorriso rivedendolo (nel meraviglioso spot di Google Assistant) in quella villetta di Chicago, a saltare sul letto e sostituire il cartonato di Michael Jordan con quello di Kevin Durant. Bentornato a casa Kevin. E grazie di farci sentire, ogni Natale, un po’ meno soli.

Volete (ri)vedere il sequel? Lo trovate qui: Mamma Ho Perso l’Aereo: Mi sono Smarrito a New York

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