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Paul Schrader: «Il Vietnam, Richard Gere, Robert Bresson e quel libro di Russell Banks…»

Il titolo, quel vecchio amico, le ispirazioni. Il regista racconta il suo nuovo film: I tradimenti

Paul Schrader ritorna in concorso a Cannes con Oh, Canada
Paul Schrader e la genesi del suo nuovo film: I tradimenti

CANNES – Ma chi è Leonard Fife (Richard Gere)? Un documentarista di cui è celebre la fuga oltre il confine canadese che fece da ragazzo per sfuggire alla leva negli Stati Uniti durante la guerra del Vietnam. Malato terminale di cancro, Fife accetta di rilasciare un’ultima intervista nella sua casa di Montréal, dove – di fronte allo sguardo di sua moglie Emma (Uma Thurman), del suo adorante ex-studente Malcolm (Michael Imperioli) e della troupe che sta filmando – rivela che tutta la sua vita e il suo mito politico non sono che bugie e invenzioni. I tradimenti, il nuovo film di Paul Schrader, prossimamente nei cinema italiani con Be Water e Medusa, segna il ritorno in concorso a Cannes per il regista, a trentanove anni da quel capolavoro che fu Mishima – Una vita in quattro capitoli e a trentasei da Patty – La vera storia di Patty Hearst.

Oh, Canada, un film di Paul Schrader, prossimamente al cinema con Be Water e Medusa Film
Uma Thurman in una scena de I tradimenti.

LA GENESI – «Qualche anno fa Russell (Banks, scrittore e poeta, autore di Tormenta, romanzo da cui Schrader nel 1998 fece Affliction, nda) si è ammalato. Era un mio caro amico da oltre vent’anni, dai tempi del set di Affliction e spesso passavo le estati con lui e Chase (la poetessa Chase Twichell, nda). Dovevo andare a casa loro anche l’estate scorsa, finché non mi ha detto che non potevo, perché aveva il cancro e stava facendo la chemioterapia. Sapevo che anni prima aveva scritto un libro sulle depredazioni e le degradazioni della morte e lo chiamava il suo Ivan Illich, in riferimento al libro di Tolstoj. Ho pensato che avrei fatto meglio a leggerlo. Così ho voluto girare I tradimenti per Russell e per me, ed è diventato il mio La morte di Ivan Illich…».

IL TITOLO – «Nel 2020 Russell voleva intitolare il suo libro Oh, Canada, ma quando uscì, nello stesso periodo a New York c’era un certo Richard Ford, anche lui scrittore nella parte settentrionale dello stato di New York, che aveva appena pubblicato un libro intitolato Canada. Quindi ci sarebbero stati due libri pubblicati nello stesso mese intitolati quasi allo stesso modo. L’ha così cambiato in Foregone (nella versione italiana di Einaudi è diventato poi I tradimenti), ma quando ha scoperto che volevo dirigere il film, mi ha chiesto di ritornare all’origine e utilizzare il titolo originale: Oh, Canada. Ed ecco perché il titolo del film non è lo stesso del romanzo…».

Jacob Elordi in una scena di Oh, Canada
Jacob Elordi in una scena de I Tradimenti in cui è il giovane Richard Gere

IO & RICHARD GERE – «Quarantacinque anni fa io e Richard abbiamo girato American Gigolo e – per entrare nel personaggio di Julian Kay- gli consigliai di vedere Delitto in pieno sole, con Alain Delon, tratto da Patricia Highsmith. Gli dissi: “Lo vedi questo ragazzo? Ecco: lui sa una cosa per certo. Sa che quando entra in una stanza diventa un posto migliore”. Da lì siamo sempre rimasti in contatto, ma oggi a differenza di allora i tempi sono cambiati: quando io e Richard abbiamo iniziato, sapevamo che quarantacinque giorni erano la norma per la lavorazione del film. Ora, nel 2024, con Oh, Canada, abbiamo fatto le stesse riprese nella metà del tempo. Ciò significa che devi lavorare due volte più velocemente…».

IL DOCUMENTARISTA – «Il programma di riprese ci ha costretto a girare scene diverse nella stessa location. In certi giorni giravamo il giovane Leonard e il vecchio Leonard. Lui e Jacob (Elordi) non si sono potuti incrociare sullo schermo, ma volevo che questo accadesse, almeno fisicamente. A tal proposito, la scelta di rendere Leonard un documentarista non è mia, c’era già nel romanzo originale e non ho voluto cambiarla. Nel film ci sono un paio di scene in cui il Leonard di mezza età insegna. Alcune sono state tagliate, ma se notate bene, ho inserito sulla lavagna i nomi di due grandi documentaristi come Jean Rouch e Frederick Wiseman. Perché? Perché quella è la generazione a cui sento che Leonard Fife appartiene…».

Richard Gere e Uma Thurman in una scena di Oh, Canada
Richard Gere e Uma Thurman in un altro momento del film

LA NEW HOLLYWOOD – «Quando ero uno studente laureato alla UCLA ho avuto la presunzione di scrivere un libro di estetica teologica intitolato Transcendental Style in Film che – per fortuna – non è mai andato in stampa. Tre, quattro anni fa, l’ho aggiornato con una nuova introduzione e un saggio intitolato Rethinking Transcendental Style. Era il tipo di presunzione di uno studente universitario di 25 anni che vedeva il mondo attraverso l’obiettivo di qualcuno come Robert Bresson. Non a caso, presenterò il restauro di Quattro Notti di un Sognatore qui a Cannes Classics. Riguardo la New Hollywood invece, si, sapevamo che qualcosa stava cambiando. Il motivo era che alla fine degli anni Sessanta tutti gli Studi erano in un periodo di crisi e ansia. Film come Hello Dolly e La Ballata della Città Senza Nome stavano andando a rotoli, e all’improvviso Easy Rider faceva più soldi di tutti loro. Tutti sapevano che quello sarebbe stato un momento d’oro».

L’EPOCA DELL’ORO – «Per circa cinque o sei anni, tutti volevano davvero sentire cosa pensavi. Potevi entrare in uno studio e dire: “So come farti fare soldi”. E loro ti ascoltavano davvero! La New Hollywood è stato un periodo in cui tutti scrivevano soggetti. Uscivi di casa, presentavi progetti e i produttori ascoltavano quello che dicevi. Non sapevamo le conseguenze a lungo termine, ma sapevamo di essere la prima generazione di un cambiamento importante, non mi riferisco a quella precedente di John Frankenheimer e Sydney Pollack – loro venivano dalla televisione in diretta – parlo di chi, come noi, era uscito dalle scuole di cinema come la UCLA. Il cambiamento era già in atto…».

Una scena del film
Jacob Elordi in un’altra scena de I tradimenti.

LA DECISIONE – «Ciò che Russell ha cercato di catturare nelle pagine de I tradimenti fu quel periodo di due-tre anni in cui tutti i giovani americani degli anni Sessanta dovettero prendere una decisione dall’inizio della leva fino a pochi anni dopo, ovvero quando fu chiaro che il Vietnam sarebbe finito. Tutti quelli che conoscevo presero una decisione e questa è stata la genesi del libro di Russell. Io riuscì ad ottenere un differimento per motivi fisici, il mio migliore amico è andato ad Amsterdam come comandante, Oliver Stone è andato in Vietnam e poi, vent’anni dopo, ha vinto un Oscar con Platoon. Tutti abbiamo dovuto tutti prendere una decisione in quel momento e questa è una delle basi di comprensione fondamentali dell’intero romanzo e anche del film».

UN CONSIGLIO – «Cosa dico ai giovani registi? Trovate quel cosa che nessun’altro ha, che è la storia della vostra vita, la vostra narrativa. Quando provate a fare qualcosa imitando quella di qualcun altro, ci sarà sempre qualcuno che la farà meglio di voi. L’unica cosa che potete fare veramente è far bene quella cosa che sapete di poter portare al tavolo come nessun’altro: la vostra vita…».

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