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L’America, due moto e la libertà | Ma Easy Rider è ancora un film rilevante?

Pace e amore, ma anche violenza e intolleranza, una pellicola da riscoprire. Su Prime Video

Dennis Hopper e Peter Fonda in Easy Rider. Il film in Italia il 25 febbraio 1970.

ROMA – Se qualcuno chiedesse il titolo di un film che ha rappresentato in pieno lo spirito degli anni Sessanta e le contraddizioni profonde di quell’epoca, sarebbero senza dubbio in molti a citare senza indugi un solo titolo: Easy Rider. A oltre cinquantatré anni dall’uscita ufficiale al cinema, negli Stati Uniti, il 14 luglio 1969, dopo il passaggio a Cannes, il film di debutto di Dennis Hopper continua ancora oggi però a far riflettere su un decennio denso di avvenimenti culturali, politici e sociali fondamentali per la storia contemporanea, rimanendo un lavoro ricco, originale, imperfetto, visivamente potente. In una parola, indimenticabile, anche (e soprattutto?) visto mezzo secolo dopo.

Sixties Gadget: un adesivo di Easy Rider con il dito medio.

Per (cercare di) capire Easy Rider (lo trovate su Prime Video) bisogna innanzitutto capire cosa rappresentarono gli anni Sessanta: per le donne la rivoluzione sessuale, santificata dalla commercializzazione della pillola contraccettiva nel 1960 (che diede vita ad un lungo, e non sempre lineare, percorso di autocoscienza), per la società Peace & Love, ma anche molta violenza, che portò via alcuni dei personaggi più emblematici del Novecento americano: John Fitzgerald Kennedy e il fratello Bob, Martin Luther King, Malcolm X. E mentre nel 1969 l’uomo camminava sulla Luna, in Vietnam migliaia di giovani morivano in una guerra assurda.

Il casco di Capitan America, il personaggio di Peter Fonda.

In questo contesto Dennis Hopper e Peter Fonda trovarono il materiale perfetto per raccontare una generazione, partendo da due elementi chiave che incarnavano la possibilità di muoversi a più livelli, di fuggire da qualcosa di spaventoso come la tranquillità borghese: droga e motociclette. Easy Rider non nacque però per partenogenesi spontanea, anzi. Il film fu il frutto più prezioso di una covata di opere dedicate alle moto e al desiderio di libertà, una serie che includeva anche I selvaggi (1966) e Il serpente di fuoco (1967), dirette da Roger Corman, film che in qualche modo avevano piantato semi destinati ad essere coltivati da Hopper.

L’evoluzione dell’Homo Sapiens: da scimmia a Easy Rider.

Proprio da una foto di scena di I selvaggi, nella quale erano immortalati sulle moto due dei protagonisti, Bruce Dern e Peter Fonda, arrivò l’ispirazione per la storia. La trama? Ormai nota: dopo aver portato un carico di stupefacenti in Messico, due ribelli, due “scarti” della società, Wyatt Capitan America e Billy, girano per gli States a bordo dei loro chopper, incontrando personaggi di ogni genere. Come George alias Jack Nicholson, un avvocato alcolizzato che condividerà con loro parte del viaggio e dirà una frase destinata a rimanere nella leggenda: «Loro non hanno paura di voi, hanno paura di quello che voi rappresentate: la libertà. Parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse». 

La Harley Davidson di Peter Fonda.

Insomma, una sorta di Odissea moderna che però necessitava di una sceneggiatura aperta, un canovaccio flessibile che veniva arricchito dalle improvvisazioni sul set. Un altro modo per rompere con gli schemi rigidi di Hollywood e affermare, al contrario, la forza di un cinema indipendente. Tanto più efficace, quanto libero da ogni tipo di vincolo, come dimostrò l’uso di brani dell’epoca nella colonna sonora, Da If 6 Was 9 di Jimi Hendrix a It’s Alright, Ma (I’m Only Bleeding) di Roger McGuinn, scritta da Bob Dylan. Risultato? Premio per la miglior opera prima a Cannes e due nomination all’Oscar per sceneggiatura e attore non protagonista (Nicholson).

Easy Rider
L’invettiva di Peter Fonda contro Trump nel 2019.

Ma che fine ha fatto oggi il magnifico trio di Easy Rider? Dennis Hopper è scomparso nel gennaio del 2007 dopo una lunga malattia, Peter Fonda è morto invece nel 2019 (recuperate la sua biografia, Don’t Tell Dad, non dirlo a papà, Henry in questo caso, altra leggenda) e Jack Nicholson si è ritirato ormai da dieci anni e vive nella sua mansione di Beverly Hills facendosi vedere poco, anzi pochissimo. Di Easy Rider però rimane ancora molto in questi tempi frettolosi e digitali, in cui tutti parlano senza fondamentalmente dire nulla: «E bada, non dire mai a nessuno che non è libero, perché allora quello si darà un gran da fare a uccidere, a massacrare, per dimostrarti che lo è. Ah, certo: ti parlano, e ti parlano, e ti riparlano di questa famosa libertà individuale; ma quando vedono un individuo veramente libero, allora hanno paura». 1969 o 2022?

  • VIDEO | Qui per i titoli di testa di Easy Rider con Born to be wild:

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