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Dal libro al film | Il Richiamo della Foresta, tra Harrison Ford e il cane Buck

Scopriamo i segreti della pellicola diretta da Chris Sanders e tratta dal celebre romanzo di Jack London

Il Richiamo della Foresta
Il Richiamo della Foresta: Harrison Ford e Buck

ROMA – Una vecchia leggenda, un romanzo iconico e un cane dal cuore d’oro. Per la dodicesima volta (la prima risale addirittura al 1909, in un corto diretto nientemeno che da David W. Griffith), Il Richiamo della Foresta, tratto dal libro di Jack London, arriva sul grande schermo. Questa volta, a dirigerlo, Chris Sanders, tra live-action e animazione, utilizzando effetti visivi e tecniche di animazione all’avanguardia per trasformare gli animali del film in personaggi completamente fotorealistici e autentici a livello emozionale, affiancandoli al cast “umano”: Harrison Ford, Omar Sy, Dan Stevens, Cara Gee, Karen Gillan e Bradley Whitford.

Il Richiamo della Foresta
Buck, protagonista de Il Richiamo della Foresta

Protagonista assoluto, il cane Buck, la cui vita viene sconvolta quando viene portato via dalla California e trapiantato nel selvaggio Yukon canadese. È il 1890, la Corsa all’Oro è al suo apice, e cani come lui sono perfetti per trainare le slitte. Qui, inizierà la sua avventura: prima sfruttato da uno spregevole viaggiatore, poi salvato dall’eremita John Thornton – interpretato appunto da Harrison Ford – con cui condividerà momenti indimenticabili. Prima della sua pubblicazione nel 1903, la saga d’avventura di Jack London incentrata su un cane di nome Buck fu pubblicata a puntate sulla rivista The Saturday Evening Post e poi tradotto in 47 lingue, diventando un esempio duraturo della letteratura classica americana.

Epica, nobile e commovente – ma mai fiabesca – l’epopea del cane Buck, se osservata da vicino, assomiglia ad un vero e proprio romanzo di formazione, universale e senza tempo. Parlando del film, Chris Sanders ha affermato che: «Il Richiamo della Foresta è completamente incentrato su un personaggio costretto ad affrontare eventi inaspettati. Tutti noi sappiamo che la vita può riservare degli imprevisti. Le sfide inaspettate possono distruggerti o fortificarti, e questo è proprio quello che accade a Buck. Non si limita soltanto a sopravvivere: riesce ad avere la meglio, mantenendo comunque intatto il suo carattere gentile. Raffigura perfettamente ciò che tutti noi dobbiamo affrontare nella vita. Saremo sempre costretti a fare i conti con l’incertezza, con tanti cambiamenti inaspettati e altre cose di questo tipo».

Il Richiamo della Foresta
Harrison Ford e Buck

Ma come è stato realizzato Buck? Ryan Stafford e Erik Nash si sono occupati degli effetti visivi: prima il progetto era guidato dalla CGI, poi è stato scelto un approccio ibrido. Così, dietro Buck, non c’è un cane, bensì l’ex acrobata del Cirque du Soleil – e tra i migliori coreografi del cinema – Terry Notary, capace incredibilmente sia di interpretare l’emotività di Buck, sia per i movimenti tipici di un cane studiati per giorni da Notary, finendo poi per replicare movenze e comportamenti. Il resto, poi è stato fatto da un cane vero: per Jack London Buck era un incrocio tra un San Bernardo e un cane pastore scozzese. Difficile trovarne uno. Almeno fino quando Jessica, moglie del regista, ne ha scovato uno su PetFinder, identico a quello che aveva in mente London.

Andò subito in Kansas, dove il cane di nome Buckley (un caso?) era in stallo in un rifugio. Lì, fu amore: adottato per 25 dollari, Buckley si unì alla troupe, venendo scansionato in rendering e diventando, di fatto, il protagonista. E per Harrison Ford, amante da sempre amante dei cani – come potete ascoltare nella nostra intervista qui sopra da Los Angeles – la sfida sul set de Il Richiamo della Foresta è stata decisamente fuori dal comune: «Uno dei dettagli più interessanti della realizzazione di questo film era il fatto che non ci fossero dei cani con cui lavorare: c’era una controfigura umana per Buck, che mi permetteva di rivolgere il mio sguardo nella giusta direzione e mi forniva qualcuno con cui interagire dal punto di vista emotivo. All’inizio era un po’ complicato, ma col tempo è diventato piuttosto divertente… ».

Qui la nostra intervista a Omar Sy e Cara Gee:

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