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Tra Paolo Virzì, Daniele Luchetti e i Malihini: la seconda vita musicale di Thony

Hopefully, Again è il primo disco della cantautrice e Giampaolo Speziale. Coppia sul palco e nella vita

Uno scatto dal profilo Instagram di Thony.

MILANO – «Ci siamo conosciuti per puro caso a Roma, mentre Federica faceva l’autostop di notte» racconta sorridendo davanti a un caffè Giampaolo Speziale, a poche ora dal live milanese dei Malihini. La band che lo vede fare coppia – sul palco e nel privato – con la cantautrice e attrice Federica Caiozzi, in arte Thony. Il loro primo disco, Hopefully, Again, è appena uscito per l’etichetta londinese Memphis Industries ed è un mix sofisticato di luci ed ombre, di pop e indie, capace di racchiudere le varie sfaccettature di una relazione in un dialogo lungo dieci brani dal respiro internazionale (merito anche del produttore Richard Formby, già nome dietro al suono dei Wild Beasts e Mogwai). Ma Thony, nominata ai David di Donatello per Tutti i santi giorni, è anche in sala con Momenti di trascurabile felicità di Daniele Luchetti in cui il protagonista interpretato da Pif, dopo un’incidente mortale, ha a disposizione ancora un’ora e trentadue minuti da poter passare sulla Terra. «Se potessi tornare indietro farei tutti i disastri che cerco di non fare», confida Thony, «Ho tantissime canzoni che, per paura non siano abbastanza belle, non ho mai pubblicato. Tornerei a casa e le butterei tutte su Internet perché sarebbe una liberazione sul giudizio».

I Milihini dopo il live milanese.

L’INCONTRO –  Thony: «Ci siamo conosciuti in un momento disastroso delle nostre vite. Avevamo poco autocontrollo. Ricordo che stavamo insieme da nove mesi e siamo partiti per un viaggio. Quando siamo tornati ci siamo messi a suonare e in quattro giorni abbiamo scritto circa 30 canzoni. Qualcosa di bello che sembrava senza aspettative e disinteressato. E così ci siamo arresi a questa cosa».

Giampaolo: «All’inizio avevamo entrambi i nostri progetti che portavamo avanti parallelamente. Poi, paradossalmente, grazie ad un reciproco momento di crisi abbiamo deciso di girare l’Europa in macchina. A  Vienna abbiamo capito che quello di suonare insieme era un desiderio inespresso. Una volta tornati a casa abbiamo acceso il microfono del computer e abbiamo iniziato a improvvisare».

Uno scatto dal profilo Instragram dei Malihini.

HOPEFULLY, AGAIN – Giampaolo: «Abbiamo mandato la demo ad alcune etichette internazionali e quella che ci sembrava più genuinamente interessata alla nostra musica era la Memphis Industries. L’isola di Vulcano ha avuto un’influenza sulle sonorità del disco. Ci siamo stati d’inverno e, rispetto al periodo estivo pieno di barche e turisti, ha un’atmosfera molto più intima. Si sente il rumore del vento, del mare, degli oleandri che si muovono. Tutto questo, in un certo qual modo, ci è rimasto dentro quando poi siamo entrati in studio in Galles e abbiamo provato a replicarlo con i synth di Richard (Formby, il produttore, n.d.r.)».

Thony: «Da parte nostra c’è stata anche una voglia di tenerezza quando abbiamo scritto il disco. C’era la sensazione di aver superato tutte quelle montagne russe che si attraversano sia con la persona amata sia nella vita. Scrivere di quei momenti ma avere la volontà di essere un po’ leggeri. È un disco che parla tanto a noi stesi». 

LE COLONNE SONORE – Giampaolo: «Quando guardo un film se non faccio caso alla colonna sonora o se arrivo a farci caso in modo positivo, quel film mi convince. Non credo di aver mai visto un film di cui non mi piacesse la colonna sonora e apprezzo molto il fatto che sempre più spesso artisti come gli M83 (Divergent, Suburra, n.d.r.) scrivano musica per film. Non credo che questo aspetto debba essere necessariamente relegato ai soli compositori».

Thony: «Sono innamorata di Jon Brion. Compositore, produttore e cantautore che scrive anche per altri. La colonna sonora e la canzone cantata da Beck di Eternal Sunshine of the Spotless Mind sono sue. Tutti i film che hanno la sua musica sono esattamente quello che vorrei in un film. Accompagnamento, immagini, fotografia, storia: tutti i film in cui lavora sono bellissimi. Ancora non ho capito se è lui che li sceglie bene già leggendo la sceneggiatura o se è il suo tocco a renderli così vicini alle mie corde».

Il CONFRONTO – Thony:«Quando salgo su un palco divento qualcos’altro, divento Thony o, adesso, parte dei Malihini. In privato, invece, è stato sempre più complesso. Quando mio padre mi chiedeva di cantare una canzone, mi rifiutavo perché sapevo che i suoi gusti, ascolti e il modo di interpretate la musica non erano vicini al mio. Ricordo che una volta, a Natale, forse l’anno prima che uscisse Tutti i santi giorni, i miei parenti insistettero perché cantassi una canzone. Dopo trent’anni di rifiuti, mi decisi. Appena ho iniziato la madre di mio cognato è scoppiata a ridere come una pazza e io mi sono paralizzata dicendo tra me e me: “Voglio morire!”. Chi non fa questo lavoro ha una sensibilità diversa e chi non fa arte non è cosciente di come ci si mette a nudo».

Giampaolo: «Il primo specchio che hai, in qualche modo, è la famiglia  e io sono cresciuto in una casa in cui si ascoltava molta poca musica. Nonostante questo sono stati i miei genitori, quando avevo circa sei anni, ad indirizzarmi verso la musica perché hanno visto qualcosa in me e non smetterò mai di ringraziarli per questo».

LE INFLUENZE – Thony: «In fatto di ascolti sono un po’ monotematica e ossessiva. Tendo ad ascoltare lo stesso genere e disco per mesi. Se fossi stata sola non avrei ascoltato Stevie Wonder durante la lavorazione del disco ma qualche cantautrice del nord del mare della Svezia. Avere avuto accanto Giampaolo mi ha influenzata perché lui, invece, è più propenso agli ascolti maschili e strutturati a livello di arrangiamento. Quella di Stevie Wonder è stata una scelta comune perché si trattava di un disco vecchio da cui avremmo potuto imparare e che ci ha influenzato a livello di scrittura senza rischiare di copiarlo». 

LE COPPIE MUSICALI – Thony:«Per un periodo la mia coppia preferita è stata un gruppo che si chiama Wildbirds & Peacedrums. Non so se stiano ancora insieme ma ricordo che erano giovanissimi e i loro primi tre dischi erano fantastici. All’epoca pensai: “Prima o poi anche io riuscirò a fare questa bellezza con la persona con cui sto”. Gli Eurythmics, invece, mi fanno simpatia perché si sono lasciati ma non si sono mai sciolti!»

Giampaolo: «Io sono in fissa con i White Stripes sia livello visivo che musicale. Li ritengo la coppia musicale più bella degli ultimi tempi. Un’altra molto particolare e forse anche un po’ fallimentare rispetto a quello che c’è stato prima sono John Lennon e Yoko Ono. Ma loro erano spinti dall’amore e quindi credibili. Nella musica non necessariamente devi essere primo in classifica per fare un buon lavoro. Credo che le coppie in musica funzionano perché si ha la fortuna di incontrare qualcuno di affine a te sia dal punto di vista musicale che sentimentale. E quando accade è molto bello».

CANTAUTRICE E ATTRICE – Thony: «C’è stato un momento di totale perdizione. Il cinema e la musica sono due lavori che si legano all’ambito emotivo ma sono molto diversi nel contesto. Quando scrivo canzoni sono giudice di me stessa e di quello che porto avanti sono abbastanza sicura. Quando mi sono buttata nel mondo del cinema, invece, ho fatto provini per cui non ero preparata. Arrivavo in attacco di panico e non sapevo se era una cosa che si potesse dire o meno. È stato un percorso lungo e ho anche pensato che non avessi la struttura emotiva per farlo. Mi ha aiutato seguire delle masterclass. Ma da Tutti i santi giorni ad oggi mi sembra passata una vita intera e io sono cambiata molto dopo quel film. Sono sempre la stessa Federica senza filtri ma da fuori sembro un po’ più strutturata».

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