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L’Opinione | Tra violenza e capitalismo: perché Non Aprite Quella Porta è ancora attuale

Lo slasher di Tobe Hooper è arrivato in HD su CHILI. E Leatherface fa ancora più paura…

Sì, Non Aprite Quella Porta, è un film miliare. Uscito nel 1974 e girato da Tobe Hooper con un budget ridicolo – finendo per incassare, considerando l’inflazione dell’epoca, oltre 30 milioni di dollari sono negli States –, in ottanta, massacranti minuti, prendendo in prestito sfumature di una storia vera e nera, rivede il discorso iniziato da Alfred Hitchcock in Psycho. C’è il male nella sua purezza assoluta, e c’è una sorta di spiegazione a quel male stesso, finendo concentrato in una strada senza uscita. The Texas Chainswas Massacre è un vicolo cieco, eppure chiaro. Com’è chiaro il suo protagonista, quel Leatherface a metà tra icona e abomino. Pauroso? Certo, ma anche estremamente drammatico e tragico. Facile chiamarlo carnefice, quando lui stesso è vittima del suo sangue. Quel sangue da cui, racconta l’aberrante sceneggiatura firmata da Hooper insieme a Kim Henkel, è lussuriosamente attratto.

Sul set del film.

Un film spaccato a metà, tra il giallo del sole texano e la pallida luna che lo segue, con quella casa nella prateria che ricorda quella del dipinto Christina’s World di Andrew Weyth. Una scenario che scandisce ventiquattro ore degenerate e impazzite. E il Texas – con spettro più ampio a guardare poi all’intera America – vero protagonista. Così, da capostipite degli slasher movie e dell’horror, il film di Hooper – che potete rivedere su CHILI in versione HD – si fa libro di storia fantastico e brutale, in cui la svolta avviene per un piccolo ma fondamentale dettaglio: il gruppo di ragazzotti protagonisti, finisce nella mattanza della famiglia Sawyer perché non hanno più la benzina. No, non è un caso secondo Hooper: sono gli Anni Settanta, la Crisi Energetica è appena scoppiata. Il greggio è merce rara, ogni tassello di sviluppo cementificato in quel decennio sta perdendo valore. Il Capitalismo vuole i suoi frutti: olio e sangue. C’è una legittimazione alla violenza, discendete dalle guerre lontane alle quali gli States proprio non riescono a fare a meno. E la morale dogmatica di coscienza arcaica e malata, in cui è emblematica la scena simbolo dell’intero film: la cena infernale in cui Sally Hardesty, la final girl interpretata da Marilyn Burns, presiede a capo tavola.

Chi viene a cena?

A quel banchetto dell’orrore, c’è seduta l’altra faccia della famiglia americana. Hooper ci invita a cena, nell’archetipo perfetto di ogni famiglia bianca, credente e operaia. Il quadretto per eccellenza, insomma. E la memoria torna, come detto, al Norman Bates di Psycho. Come lui, anche Leatherface è figlio di una dottrina folle, ossessionato dalla madre, timorato da una famiglia inumana. È malato, Leatherface, come fu dichiarato malato il pazzo Ed Gein, serial killer di cui è meglio non ricordare le gesta, che ha ispirato Hooper per The Texas Chainswas Massacre. Sconvolgente pensare che la casa dei Sawyer, con annesse mostruosità, sia in qualche modo esistita. Dunque, Hooper, tira le somme e, con una manciata di giorni di ripresa e un cast che mal digeriva la lavorazione, delinea i tratti di un mostro inconsapevole, spinto come la sua motosega ad uno squilibrio terrorizzato e terrorizzante.

L’alba del giorno dopo.

E, poi, c’è anche la narrativa della maschera. Però Leatherface – così come tanti altri characater del genere, da Halloween a Scream e Venerdì 13 – non si nasconde al pubblico, bensì nasconde il suo volto a sé, in una smorfia demoniaca e disgustosa. Il Texas, si diceva, l’uso delle armi applicate all’arretratezza malata in uno spaccato del Paese rurale – e colpevolmente lasciato indietro – in cui Hooper, a colpi di pennello rosso sangue, tratteggia un dipinto impietoso e senza speranza, in una mattanza in cui si vede poco ma si sente tanto. E, dunque, non manca un filo di ironia accusatoria, e un messaggio pro-vegan, con Hopper che piazza l’uomo al centro di una catena alimentare che lo vuole carne da macello. Ruoli invertiti, e una legge del taglione con i carnefici sopraffatti dalle bestie di cui avidamente si nutre. Senza pietà, nè rimorso. Così, nemmeno lo sguardo vuoto di Sally Hardesty, alla fine della notte, può lasciare presagire qualcosa di buono.

Volete rivedere Non Aprite quella Porta? Lo trovate, in HD, su CHILI

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