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Paolo Licata: «Io, Picciridda e quell’incontro con Oliver Stone»

Il primo giorno sul set, la Sicilia, Lucia Sardo e quei temi universali: il regista si racconta a Hot Corn

picciridda

MILANO – «Stupefacente, un nuovo classico italiano». Parola di Oliver Stone. Un biglietto da visita niente male per Paolo Licata e il suo Picciridda (lo trovate in esclusiva su CHILI). Un’opera prima, adattamento dell’omonimo romanzo di Catena Fiorello con cui il regista ha lavorato alla sceneggiatura insieme a Ugo Chiti. La storia è quella della piccola Lucia – interpretata dall’esordiente Marta Castiglia – che, nella Sicilia degli anni Sessanta, viene lasciata dai genitori in cerca di lavoro in Francia alle cure della severa nonna Maria (Lucia Sardo). Un racconto di formazione tra luci e ombre, violenza e riscatto. Abbiamo raggiunto telefonicamente il regista per parlare del suo esordio, tra paure ed emozione, dei temi universali e senza tempo trattati nel film e di quell’incontro molto particolare (davanti a un cocktail) con il regista di Nato il quattro luglio.

LO STREAMING «Sta avvenendo una cosa particolare: alcuni cinema stanno riaprendo e programmando i film, tra cui Picciridda. Allo stesso tempo il film è anche su CHILI. Credo sia la cosa giusta da fare in questo periodo. So benissimo che ci sono varie tappe nella commercalizzazione di un film. Ma stiamo vivendo un momento molto particolare che non ha precedenti e le regole di ieri non valgono più. Il fatto che si lasci allo spettatore la libertà di scelta su come vivere l’esperienza del film lo ritengo molto giusto. Picciridda in Sicilia è già al cinema in quattro città ma chiaramente c’è ancora chi non se la sente di chiudersi in sala con altre persone e magari sceglie di vederselo a casa. Credo sia interessante e giusto dare allo spettatore la possibilità di scegliere perché nel vedere un film una persona deve sentirsi a proprio agio. Oggi lo streaming è una risorsa importantissima».

Paolo Licata sul set di Picciridda

L’ADATTAMENTO «È stata mia madre per prima a leggere il libro. Io ero nella fase di ricerca della storia giusta che di per sé è sempre difficile per un regista. Lo è ancora di più se si tratta di un’opera prima che, in qualche modo, ti presenterà al mondo. Una scelta complicata e molto importante. Ero intenzionato a trovare qualcosa che rappresentasse me e la mia Terra. Quando ho letto il libro ho trovato una bellissima storia e ho contattato Catena. Mi ha confessato che già c’era un’idea per realizzarne un film ma non era mai decollata. Ho buttato giù una prima bozza della sceneggiatura sulla quale abbiamo lavorato insieme anche a Ugo Chiti. Grazie a lui si è data una svolta importantissima perché ha asciugato tutto, riuscendo a tenere solo scene e personaggi indispensabili».

Marta Castiglia e Lucia Sardo in una scena del film

IL PRIMO GIORNO SUL SET «Ero spaventato a morte (ride, ndr)! Ero terrorizzato da tutto. Ho lavorato con attori bravissimi. Se parliamo di Lucia Sardo, Ileana Rigano, Claudio Collovà, Katia Greco che avevano già una grande esperienza alle spalle quella era l’unica cosa su cui mi sentivo tranquillo. Ma avevo tantissime altre incognite. Quando giri un film che è un’opera prima, con un budget bassissimo in un luogo molto bello ma anche molto difficile trattandosi di un’isola che con il mare mosso non permette di trasportare mezzi o attori, sono tutte cose che devi affrontare man mano. Ma ogni giorni ero preoccupatissimo di quello che sarebbe potuto accadere durante la scena successiva!».

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Paolo Licata e Ileana Rigato sul set di Picciridda

PICCIRIDDA «Tra le incognite iniziali c’era anche Marta Castiglia che interpreta Picciridda. Per quanto fossi convinto della mia scelta, lei, pur essendo nata e cresciuta a Palermo, non parlava il dialetto. Per me era un motivo di insonnia quotidiana! Le abbiamo messo accanto due coach, Consuelo Lupo e Simona Taormina, che le hanno insegnato le battute in siciliano. Nonostante avessimo fatto molte prove, con un bambino non sai mai come può reagire sul set mentre tutti la guardano e la macchina da presa punta su di lei. I primi tre giorni abbiamo girato solo con gli adulti, poi, il quarto – un giovedì, ancora me lo ricordo (ride, ndr) – dovevamo filmare una scena con Picciridda e la sua amica sulla spiaggia. Diamo il ciak e… buona la prima! Sono state bravissime e tutta la troupe è rimasta ammutolita».

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Un momento della scena sulla spiaggia

LA NATURA «L’obiettivo del film è quello di far immedesimare lo spettatore il più possibile nella vita della piccola protagonista. Io sono un maniaco dei dettagli nel cinema perché secondo me è il cinema stesso a essere fatto di dettagli. Il film ne è pieno proprio con l’obiettivo di acuire i tuoi sensi per farti credere che stai annusando il profumo del mare o toccando il calore della sabbia. Dal punto di vista registico ho cercato di usare uno stile che fosse il più realistico possibile per far immedesimare lo spettatore in quel microcosmo. In quel caso il linguaggio cinematografico è più documentaristico, con molta macchina a mano e dettagli stretti. Inoltre molte scene sono viste dalla prospettiva della protagonista per raccontare la storia dai suoi occhi».

Un’immagine del film

L’ATTUALITÀ «Sia il tema dell’emigrazione che quello della violenza sulle donne riempiono quotidianamente le prime pagine dei giornali e i dibattiti in Parlamento. L’intento è stato quello di trattare dei temi universali, sia in termini di tempo che in termini di luogo. Sì, la storia è ambientata in un’isoletta non meglio specificata della Sicilia ma poteva svolgersi in qualunque posto al mondo. Il primo tema che salta agli occhi è quello dell’emigrazione cosiddetta passiva, vista dalla prospettiva di chi rimane nel paese d’origine e vede i propri cari partire. Negli anni Sessanta erano i genitori a partire dall’Italia, oggi sono i figli. Ma la tragedia è sempre la stessa quando una famiglia si separa. Poi c’è il problema della violenza che è collegato all’emigrazione. In quel periodo quando i bambini venivano lasciati soli non godevano più dell’occhio vigile dei genitori e venivano presi di mira da malintenzionati. Il parallelismo con l’attualità era voluto e nonostante il film sia ambientato negli anni Sessanta credo abbia una validità tematica eterna».

Una scena del film

IL NASTRO D’ARGENTO «La candidatura al Nastro d’argento per Lucia Sardo? Siamo tutti davvero molto orgogliosi. Fa un po’ impressione. Siamo partiti dal nulla. Abbiamo fatto un film la cui resa sullo schermo, a detta di molti, è quella di un film con un budget molto più ampio rispetto al nostro. Dentro noi avevamo questo senso di inferiorità per essere una produzione così piccola e invece poi ci siamo ritrovati candidati con film grandi. Anche ai Globi d’oro abbiamo ottenuto cinque nomination tra cui quella a Miglior Film che condividiamo con Pinocchio di Matteo Garrone o Volevo solo nascondermi di Giorgio Diritti. Ma ero già contentissimo che il film fosse stato preso in concorso al Taormina Film Festival che, per un film come il nostro rispetto a Venezia o Cannes, aveva un significato diverso. Un film siciliano fatto da siciliani. La finestra di Taormina era la finestra giusta per noi in cui poter essere un po’ più protagonisti. E così è stato».

Marta Castiglia e Lucia Sardo

OLIVER STONE «Era il Presidente di giuria al Taormina Film Festival. Il primo incontro con lui è stato casuale ad una festa in suo onore dopo la proiezione di Nato il quattro luglio. Mentre prendevo un cocktail mi si avvicina e inizia a parlare chiedendomi cosa ci facessi lì. Gli ho spiegato che ero un regista che aveva presentato un film in concorso: Picciridda. Quando pronuncio il titolo del film vedo che il suo volto si trasforma e mi dice: “Volevo incontrarti da tanto tempo. Quando ho visto il film sono rimasto sconvolto”. Lui voleva incontrare me (ride, ndr)! Mi prendeva la mano e non me la voleva più lasciare. Continuava a ripetere: “Devi essere orgoglioso di questo film”. Una cosa del genere vale come un Golden Globe!».

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