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Lezioni di Persiano | Un uomo senza nome, una lingua sconosciuta e la memoria del passato

Ispirato a una storia vera, il film di Vadim Perelman parla della memoria e del suo intenso potere

lezioni di persiano
La memoria di un uomo e la Seconda Guerra Mondiale: Lezioni di Persiano

MILANO – L’ingegno e l’astuzia da sempre caratterizzano l’essere umano, soprattutto quando entra in gioco l’istinto di sopravvivenza. Per questo dalle tante testimonianze della Seconda Guerra Mondiale emergono anche storie di ebrei che, pur di scampare alle torture, alle violenze o alla deportazione, si sono reinventati come persone che non erano o hanno messo in atto abilità che non possedevano. Tutto vale quando si tratta di avere salva la vita. Una di queste storie è quella che Wolfgang Kohlhaase ha riportato nel suo racconto Erfindung einer Sprache – Invenzione di una lingua – e che Vadim Perelman ha poi trasformato nel film Lezioni di Persiano.

lezioni di persiano
Gilles e il tenente Koch nelle Lezioni di Persiano

Ispirato alla storia vera di un uomo di cui però nemmeno Kohlhaase conosceva il nome, il film segue quella di Gilles (interpretato da Nahuel Pérez Biscayart), un ebreo belga che sta per essere deportato. Sul vagone del treno che sta portando lui e migliaia di altri uomini verso la morte, ripensa sconsolatamente alla sua vita, mentre cerca in tutti i modi di trovare un pretesto per sopravvivere. L’aiuto gli arriva in forma di parole scritte sulla carta: un ragazzo affamato gli chiede il suo panino in cambio di un libro sui miti e leggende della Persia. E in un attimo quei racconti antichi diventano la sua ancora di salvezza. Nel tentativo di sfuggire al suo crudele destino in un campo di concentramento, dice alle SS di essere in realtà persiano, proveniente dall’Iran, e di chiamarsi Reza.

Una scena di Lezioni di Persiano

Il piano sembra funzionare, perché Gilles non viene condotto nei dormitori come gli altri deportati, ma non tutto va secondo i piani. La notizia della sua provenienza arriva infatti al tenente Koch. Un ufficiale delle SS raramente mostrava un vero interesse per coloro che doveva sterminare, ma se il suo piano è quello di aprire un ristorante proprio in Iran una volta finita la guerra, allora il gioco cambia. Il tenente prende infatti Gilles sotto i suoi servizi con un semplice ordine, quello di insegnargli il persiano. Koch sa quello che deve fare, cioè imparare quattro vocaboli al giorno per arrivare, nel giro di due anni, a padroneggiare il lessico base per cavarsela a Teheran.

lezioni di persiano
La memoria come prezzo per avere salva la vita: Lezioni di Persiano

Dal canto suo Gilles non sa nemmeno una parola di persiano, ma come nemmeno tutti coloro che gli stanno intorno, così trova una soluzione che fa al caso suo: si inventerà di sana pianta le parole. Quanto può essere difficile? Come scoprirà ben presto, molto. Non con le prime parole, quelle vengono in mente subito. Ma quando si tratta poi di andare più a fondo nella lingua, le difficoltà aumentano. Così trova un altro stratagemma: durante le giornate passano sotto i suoi occhi gli elenchi di tutte le persone portate all’interno del campo. Così prende i cognomi di quegli sconosciuti e, cambiando qualche lettera, forma le presunte parole persiane. Le lezioni si trasformano così in un duplice gioco di memoria.

Una scena di Lezioni di Persiano

Per Koch, convinto di star imparando una nuova lingua (che arriva addirittura a definire «meravigliosa»), e per Gilles, che a sua volta deve memorizzarle per costruire un vocabolario. Così facendo, però, rimangono impressi nella sua mente e nella sua anima anche tutti i nomi di coloro che in quel posto maledetto hanno trovato la morte. Ed è proprio Gilles che, una volta finito tutto, quando gli Alleati liberano il campo, aiuta un ufficiale americano a identificare tutti coloro che erano lì. Ripercorrendo quel vocabolario che aveva costruito per Koch, riesce ad elencarli uno a uno, consegnando la loro memoria al tempo, assicurandosi così che non vengano dimenticati.

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Qui il trailer di Lezioni di Persiano:

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