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Martin Scorsese: «Io, il cinema italiano e quel documentario con Fellini…»

Da Pasolini a Germi, Visconti e De Sica: il cinema che ha formato il regista di Taxi Driver

The big man: Martin Scorsese.

ROMA – «Il Posto di Ermanno Olmi? Ha influenzato Quei Bravi Ragazzi». E poi: «Il Gattopardo, che bellezza. Ho preso molto da lì per L’Età dell’Innocenza. E poi è ambientato a Donnafugata, il paese di origine di mia nonna…». Quella di Martin Scorsese a Roma non è stata solo una lezione di cinema, ma una vera e propria confessione, un’analisi, un flusso ininterrotto di ricordi e memoria. Cinema, certo, ma soprattutto vita. Il genio dietro Taxi Driver e The Departed, arrivato a Roma per il Premio alla Carriera del #RFF13, consegnatogli da Paolo Taviani – e che bella la dichiarazione d’amore con accento toscano, fattagli sul palco, occhi negli occhi, con la platea in piedi – ha portato con se nove scene del cuore, tratte da nove capolavori del nostro cinema.

Martin Scorsese riceve il premio da Paolo Taviani.

«Ho scelto queste opere perché per me sono state illuminanti: hanno contribuito alla mia formazione». Si parte con Accattone di Pier Paolo Pasolini, proseguendo poi con Umberto D di De Sica, fino a L’Eclisse di Antonioni e Divorzio all’Italiana di Germi. E che emozione, osservare uno dei più grandi registi della storia, sobbalzare e annuire mentre riguarda lo straziante pianto della madre in Salvatore Giuliano di Francesco Rosi. «Quella scena», dice, «era per me famigliare, era pura verità, non finzione». Un viaggio nel ricordo di un uomo prima che di un cineasta. E l’amarcord, ripensando all’infanzia nel Lower East Side, dopo che i nonni attraversarono l’Atlantico per rinascere nella speranza di New York. Teatro magico dei suoi sogni, alimentati da quelle pellicole in bianco ed in nero arrivate dall’Italia. Che lo hanno reso, oggi, Martin Scorsese.

Martin Scorsese sul red carpet della Festa del Cinema di Roma.

UMBERTO D. «Questo film di Umberto De Sica è stato l’apice del Neorealismo. E oggi si nota quanto la società, nei confronti degli anziani, stia cambiando. Il personaggio di Carlo Battisti non è sentimentale, come si può immaginare, anzi è anche un po’ meschino quando usa il cane per l’elemosina, reagendo poi in modo quasi supplichevole quando vede l’Onorevole. Ma lui ha bisogno di mangiare, ha bisogno di mangiare…»

Umberto D. (1952)

L’ECLISSE «Che film quello di Michelangelo Antonioni. Ho dovuto imparare a leggerlo. Sono cresciuto nella Golden Age del cinema, e questo mi ha aiutato a soffermarmi sulle immagini. E qui c’è tutto. È un’altra arte, un’altra mente, un’altra luce. Sembra narrativa analitica, tra spazio e oscurità. E poi il finale, uno dei più belli del cinema».

l’Eclisse (1962)

LA PRESA DEL POTERE DA PARTE DI LUIGI XIV «Ricordo la piccola tv che avevamo in casa quando avevo cinque anni. Da lì usciva il Neorealismo: Paisà, Sciuscià, Roma Città Aperta. Quello per me era il mondo reale, con quei film avevo una connessione fortissima. Rossellini ha reinventato il cinema, rivolgendo l’arte dall’interno all’esterno. Nella seconda parte di carriera ha realizzato dei film didattici magistrali. Basti vedere la composizione delle immagini ne La Presa del Potere da Parte di Luigi XIV. C’è Caravaggio, c’è Velázquez. E quando l’ho incontrato a Roma, mi disse che a lui non importava fare film belli, ma che istruissero la gente…».

LA PRESA DEL POTERE DA PARTE DI LUIGI XIV
La Presa del Potere da Parte di Luigi XIV (1969)

ACCATTONE «Il film di Pasolini lo vidi nel 1964, al New York Film Festival. Che esperienza! Sono cresciuto nella dura Downtown, e mi è stato facile riconoscere la storia, fatta di persone vere. È stato un lampo, uno shock, comprendendo il film, capendo la santità che c’era dietro. La santità del film e la santità dell’animo umano. Tutto avviene nello sporco. E penso che le persone di strada siano molto più vicine a Cristo. Ricordo anche la musica di Bach e l’utilizzo di Pasolini che fa della musica. E Bach l’ho usato poi in Casinò…»

pasolini
Pasolini sul set di Accattone (1961)

LE NOTTI DI CABIRIA «Il primo film che vidi di Federico Fellini fu La Strada, ma il finale di Cabiria è sublime. Una rinascita spirituale vera e propria. Federico l’ho incontrato spesso, e vi dirò: agli inizi degli Anni Novanta dovevamo realizzare anche un documentario assieme, ma poi lui ci ha lasciato. Era quasi tutto pronto…»

Le Notti di Cabiria (1957)

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