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Christopher Nolan: «Stanley Kubrick, Batman e il mio infinito amore per il cinema»

I ricordi, 2001: Odissea nello spazio e Inception: la lezione di cinema del regista al pubblico di Cannes

Christopher Nolan in posa al photocall di Cannes. Foto Shutterstock

CANNES – Visibilmente emozionato, Christopher Nolan rende omaggio a 2001: Odissea nello spazio sotto lo sguardo affettuoso della figlia di Stanley Kubrick, Katharina, per celebrare i cinquant’anni dell’uscita in sala. La pellicola, portata sulla Croisette in anteprima nella versione originale in 70mm, verrà proiettata anche nei cinema italiani il 4 e 5 giugno ma qui l’evento è davvero un altro, perché quando un gigante s’inchina davanti a un altro gigante si ha l’impressione di assistere ad un momento storico. E nasce così un memorabile incontro con il pubblico della Croisette e tre piani di scale gremiti di giornalisti in fila da ore pur di esserci. Nel suo monologo, Nolan ha anche ripercorso la sua carriera, passando dalla trilogia de Il Cavaliere Oscuro fino a Dunkirk, confidando ai fortunati spettatori della masterclass – dove c’eravamo anche noi di Hot Corn – la sua passione per ogni aspetto tecnico della realizzazione di un film.

Katharina Kubrick, figlia di Stanley, Keir Dullea, interprete di 2001: Odissea nello spazio, Nolan e Jan Harlan, cognato di Kubrick, a Cannes.

IL RICORDO «La prima volta che vidi 2001: Odissea nello spazio? Avevo sette anni e mio padre aveva scelto il cinema più grande di tutta Londra per poterci gustare al meglio l’esperienza dei 70mm. Mi sono sentito trasportato in un mondo di cui ignoravo l’esistenza. Probabilmente è stato il film che ha fatto nascere in me l’amore per il cinema e la convinzione che un film possa fare qualunque cosa. Qualunque. Kubrick ha dimostrato che le regole esistono per essere buttate dalla finestra e riscritte. Ecco perché mi auguro che questo anniversario faccia scoprire alle nuove generazioni questo capolavoro e regali loro le stesse emozioni che provai io».

Un frame di 2001: Odissea nello spazio.

 

LA PELLICOLA «La scorsa estate, finite le riprese di Dunkirk, stavo sovrintendendo la trasposizione di sette dei miei film in 4K quando la Warner Bros. mi ha chiesto se fossi interessato a dare un’occhiata al restauro di 2001: Odissea nello spazio. Ovviamente mi ci sono fiondato e oggi ho la sensazione che tutti i pianeti si siano allineati perché fossi qui a raccontarvelo. Il digitale offre grandi opportunità ma è rassicurante sapere che un regista può scegliere di girare un progetto anche su pellicola. Per me sono due media diversi e ottengono risultati altrettanto differenti».

Christopher Nolan e Harry Styles sul set di Dunkirk.
Christopher Nolan (e Harry Styles) sul set di Dunkirk.

 

L’EMOZIONE «No, non credo che la bellezza del cinema sia necessariamente legata al budget o agli strumenti tecnici a disposizione. La cosa fondamentale rimane l’emozione che si trasmette al pubblico con un’opera. Io stesso con Batman Begins ho apportato una grande rivoluzione nel mio modo di lavorare, girando delle sequenze in IMAX. Ma è stato con Il cavaliere oscuro che ho usato telecamere mai adoperate prima a Hollywood, ma lo scopo era sempre colpire lo spettatore non usare strumenti fini a se stessi».

Il regista studia una ripresa di Batman Begins.
Il regista studia una ripresa di Batman Begins.

 

LA FIDUCIA «Mi piace lavorare con familiari e amici, a partire da Emma (Thomas, la moglie, ndr), che ha prodotto molto dei miei film. Mi rassicura avere attorno gente che mi guardi le spalle, che non abbia secondi fini quando mi dà un consiglio. Voglio persone che cerchino il meglio in un film e non che lo veicolino guardando solo al profitto. Sono amico del compositore David Julyan dai tempi del college, tra noi c’è una base di fiducia e comunicazione per me fondamentale in ogni rapporto. Chi mi vuole bene sa quando chiedermi di abbassare la voce e quando tirarmi le orecchie se ho fatto una stupidaggine. Mi affido totalmente al loro parere».

Christopher Nolan con la moglie e produttrice Emma Thomas alla prima londinese di Dunkirk.
Nolan con la moglie e produttrice Emma Thomas alla prima di Dunkirk.

 

L’UOMO PIPISTRELLO «Batman? Ho iniziato con il noir perché è un genere in cui il personaggio parla con i fatti, non a parole. Ho imbastito la sua storia su questo criterio: prima di essere un cinecomic Batman è un thriller su un uomo che non ha poteri ma solo ricchezze. Il punto di contatto con lo spettatore è la sua umanità. È animato da sensi di colpa e paure, quindi vicino a ciascuno di noi. E così la scelta dei tre cattivi si basa sul desiderio di esplorare un suo stato emotivo: l’antieroe è uno specchio dell’identità del Cavaliere Oscuro. So che si dice che il mio Batman sembra molto simile a James Bond per tutti i gadget che usa ma per me, invece, 007 è più vicino a Inception. La cornice da heist movie è solo un pretesto per mettere a proprio agio il pubblico con qualcosa che gli è già familiare».

Nolan osserva Heath Ledger sul set de Il cavaliere oscuro.

 

ONE MAN SHOW «Mi ha sempre messo un po’ a disagio l’idea di affidare la seconda regia ad un’altra persona. Fosse per me girerei tutto da solo, dal primo all’ultimo fotogramma. In quest’ottica ho imparato a fare – a livello rudimentale – tutti i lavori tecnici del set, dalle luci alla fotografia. Non saprei sostituirmi ad un esperto ma me la cavo quel tanto che basta da rompere le scatole alla troupe. Da un lato alzo l’asticella ma dall’altro vedo il rispetto negli occhi di questi professionisti che si sentono valorizzati nel loro lavoro, quando ad esempio parliamo di un certo tipo di microfono o un’inquadratura. Peraltro non uso mai il monitor perché vogliono essere a contatto con la telecamera, entrare nella scena».

Il regista, Leonardo DiCaprio e Ellen Page in una pausa sul set di Inception.

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