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La Vita di Adele e quei problemi di un film queer realizzato per chi queer non è

Il film di Kechiche viene spesso considerato un grande film, ma non dalla comunità queer

la vita di adele
Emma e Adele in La vita di Adele

MILANO – Oggi siamo molto più critici verso i film queer e la qualità della rappresentazione LGBT+ che vediamo in film e serie tv, anche perché, non molto tempo fa, erano così pochi che qualsiasi titolo con all’interno un personaggio queer era ben accetto. Solo successivamente, mentre quell’audience iniziava a reclamare una propria validità, si è iniziato a parlare di quanto in realtà quei film fossero problematici. Uno su tutti? La vita di Adele (qui su CHILI), adattato dal graphic novel di Julie Maroh Il blu è un colore caldo e diretto da Abdellatif Kechiche con Adèle Exarchopolous e Léa Seydoux.

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Léa Seydoux e Adèle Exarchopolous sono Emma e Adele in La vita di Adele

Tutti più o meno l’abbiamo visto o ne abbiamo sentito parlare, conoscendo a grandi linee la storia di Adele ed Emma. Quando venne presentato, riscosse anche un discreto successo: applaudito dalla critica e vincitore della Palma d’Oro a Cannes nel 2013. Se poi ci aggiungiamo che il film si trova in ogni lista o guida ai migliori film LGBT da vedere non appena si avvicina il Pride Month, verrebbe da pensare che si tratti veramente di un grande film. Perché allora lo prendiamo come esempio da non seguire? Beh, fondamentalmente perché La vita di Adele è un film che piace molto agli etero, quando in realtà è stato criticato e rifiutato quasi all’unanimità dalla comunità queer.

Le protagoniste

E non c’è da stupirsi. Il film appartiene a una lunga serie di titoli che sono stati realizzati filtrandoli attraverso lo sguardo eterosessuale, esattamente come quando ci lamentiamo dello sguardo maschile al cinema; quello sguardo che fa esistere i personaggi femminili solo per la consumazione del pubblico maschile. Senza girarci troppo intorno, La vita di Adele è stato a più riprese definito un film queer fatto per gli etero, che sfrutta la rappresentazione queer per venderci le stesse insensatezze tristi e deprimenti che abbiamo visto per anni. E a questo punto, dire “Ci meritiamo di meglio” diventa l’unica cosa da fare.

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Una scena de La vita di Adele

Prima che il film uscisse, il trailer faceva ben sperare. Ma la storia si è poi risolta in una serie di cliché che conosciamo a memoria, almeno in questo tipo di storie. La scoperta della propria sessualità, amici e parenti che non accettano la nuova relazione, una storia d’amore che sembra più una tragedia e una serie di scene di sesso decisamente non realistiche e anche offensive. Negli anni poi sono stati rivelati anche dei dietro le quinte che non hanno contribuito ad assolvere il film o il suo regista, come il fatto che Adèle Exarchopolous e Léa Seydoux – per girare quelle scene – erano sotto pressione fisicamente e mentalmente per intere giornate.

Emma e Adele in una scena de La vita di Adele

Ci sono così tanti film che sono un’ottima visione, da Ritratto della giovane in fiamme a Carol o Disobedience solo per citarne un paio, ma non La vita di Adele. Il film di Abdellatif Kechiche è l’idea di un uomo etero su cosa sia una relazione tra donne. Ovviamente non è l’unico, c’è un intero mercato dei media LGBT che vive di queste storie, ed è per questo che i creatori sono sempre più spinti a fare attenzione a come costruiscono i loro personaggi queer. Per fare in modo che questo tipo di racconti diventino e rimangano solo parte del passato.

Qui il trailer de La vita di Adele:

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