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La Brava Moglie | Il femminismo alla francese e il Sessantotto visto da Juliette Binoche

Femminismo, uguaglianza, ma anche identità e morale. Il film di Martin Provost? Una vera delizia

La brava moglie
Juliette Binoche e Yolande Moreau ne La brava moglie.

MILANO – Ormai avrete compreso quanto, con la nostra rubrica French Touch, ci piaccia farvi viaggiare nel tempo e nello spazio, tra Parigi, la Costa Azzurra e il mondo. Ecco allora che in questo nuovo episodio vi riportiamo nell’Alsazia a cavallo tra il 1967 e il 1968 con un film uscito al cinema due anni fa e purtroppo poco celebrato: La brava moglie di Martin Provost. Già il titolo potrebbe far gridare allo scandalo nell’epoca del #MeToo e delle sacrosante battaglie per l’emancipazione femminile, ma scena dopo scena scoprirete che in realtà il film è oggi più necessario che mai. Protagonista del film è Paulette Van Der Beck (Juliette Binoche, sempre magnifica), direttrice di una scuola per casalinghe, istituzione quanto mai anacronistica, ma ben più diffusa di quanto immagineremmo alla vigilia del maggio del Sessantotto.

Juliette Binoche, Yolande Moreau e Noémie Lvovsky.

In quest’istituto (piuttosto disturbante ad uno sguardo contemporaneo, va da sè) si formano spose modello cui si inculcano sette improbabili pilastri che le rendano perfette casalinghe per la vita che verrà. La totale abnegazione alle esigenze del marito passa infatti dalla dimenticanza di sé, dall’indomita tolleranza verso i capricci del coniuge per sfociare addirittura nella sottomissione ai più penosi doveri coniugali. Provost – di cui avevamo amato già il precedente film, Quello che so di lei (lo trovate qui), affronta tuttavia un tema così scottante con estrema leggerezza e servendosi di un cast femminile in stato di grazia. Non può non spiccare il virtuosismo attoriale di Juliette Binoche, qui irresistibile direttrice in bilico tra tailleur color pesca con capello cotonato e temibile ma auspicata libertà da pantalone.

Juliette Binoche e la suora impicciona…

Per ritrovarla così meravigliosamente sopra le righe bisogna forse tornare a Ma Loute del 2016 (altro film dimenticato, lo trovate su Prime Video nell’abbonamento), ma con La brava moglie arricchisce a buon diritto la sua vasta gamma di interpretazioni memorabili. Oltre che con le allieve, Binoche condivide la scena con l’irresistibile suora impicciona e superstiziosa che parla per modi di dire interpretata da Noémie Lvovsky e con la cognata stralunata restituita da Yolande Moreau, già César per Séraphine, altro cult del regista da recuperare. Per quanto Provost si sia spesso occupato di emancipazione femminile anche in passato, non può essere un caso che La brava moglie sia stato concepito proprio in un passaggio storico come questo con le tematiche di uguaglianza e parità (fortunatamente) all’ordine del giorno.

Ancora Yolande Moreau con le aspiranti casalinghe.

Allo spettatore in grado di discernere, Provost offre così una spassosa farsa in odor di musical nell’epoca del politically correct, dimostrando che si può raccontare l’emancipazione femminile con ritmi serrati, arguzia, ironia e senza dover scomodare le suffragette. Insomma, La brava moglie (lo trovate su Prime Video, Apple TV+ e RaiPlay) è una vera delizia e – tra una battuta e l’altra – scoprirete anche la ricetta dello strudel di mele più divertente di sempre! Avete già l’acquolina in bocca? Non perdetelo.

  • OPINIONI | Il Gusto delle Cose, la recensione
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  • VIDEO | Qui il trailer de La brava moglie:

 

 

 

 

 

 

 

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