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La Bella Estate | Yile Vianello, Deva Cassel e la modernità delle pagine di Cesare Pavese

L’amore, l’età, un (piccolo) mondo antico: Laura Luchetti mette mano a Pavese. Ma com’è il film?

La Bella Estate
Yile Yara Vianello e Deva Cassel ne La Bella Estate.

LOCARNO – Un amore sconfinato quello verso Cesare Pavese, un amore che ha spinto Laura Luchetti a realizzare il suo nuovo lungometraggio – cinque anni dopo Fiore gemello e a un anno dopo una serie come Nudes, che ci aveva raccontato qui – portando in scena proprio il romanzo breve pubblicato dallo scrittore nel 1940 e ora diventato cinema, presentato a Locarno, in occasione della 76esima edizione del Locarno Film Festival, e nelle sale dal 24 agosto. In fondo le storie più appassionanti nascono sempre così, inseguendo la propria passione, la propria attrazione verso ciò che ci è più caro. Quindi questa è (anche) la storia della Luchetti, il suo punto di vista e il suo viaggio nella Torino di fine anni Trenta, con le sue eleganze, i suoi atelier e le sue scenografie da Nord Europa dentro la semplicità di una giovinezza che muta, che si trasforma in età adulta, come gran parte del filone narrativo dell’opera di Pavese.

La bella estate
Ginia e Amelia, un altro mondo dentro il mondo.

E da qui parte l’osservazione di un universo adolescenziale e femminile, per quell’età che la stessa regista dichiara «fondamentale sì, ma anche tragica», in cui si cerca di darsi una forma tra ostacoli spesso invisibili e difficilmente conoscibili. La Bella Estate indaga proprio questo, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta di Ginia (interpretata da Yile Vianello, che avevamo amato nel sottovalutato Semina il vento, ve lo avevamo raccontato qui), giovane sarta alla ricerca del suo posto nel mondo, di Amelia (Deva Cassel, figlia di Monica Bellucci e Vincent Cassel), coetanea seducente e provocante nelle vesti di un simil antagonista che però risulta essere poi, in fondo, una guida. E c’è spazio anche per Severino (Nicolas Maupas, lanciato da Mare Fuori) che indossa le vesti di un fratello premuroso, attento, ma quanto mai moderno nel contesto del romanzo di formazione tradotto in immagini.

La Bella Estate
Yile Vianello e Nicolas Maupas in un altro momento de La Bella Estate.

Nelle campagne piemontesi si aprirà così un futuro idilliaco per Ginia, che spinta dal candore adolescenziale e accompagnata da Amelia lungo le colline che tanto ricordano i supercoralli pavesiani, trova quello che – in un primo momento – crede essere amore in un giovane pittore, per poi accorgersi che l’amore non si impone e, banalmente, non può cercarsi secondo regole. La narrazione procede così con la consapevolezza di convivere con un amore irriconoscibile, in cui c’è spazio per il desiderio, ma anche per timore e paura. In poche parole, l’adolescenza, età «che alberga per sempre in ognuno di noi», riflette la Luchetti, «ma che è anche un passaggio tortuoso, in cui ogni scelta può essere determinante». Il tema è universale, ma nella regia lo sguardo e la visione della regista è evidente. Il lavoro sui colori, la musica e i costumi, rendono così La Bella Estate una trasposizione difficile ma riuscita e moderna, soprattutto per la visione al femminile e per quella grande domanda: ma Cesare Pavese è ancora moderno? Sì, sempre.

  • VIDEO | Laura Luchetti: «Io, Pavese, l’età inquieta e Locarno…»
  • VIDEO | Qui il trailer de La Bella Estate:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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