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Kissing Gorbaciov | L’Unione Sovietica, i CCCP e la storia di una grande avventura

Melpignano, Mosca, San Pietroburgo, tanta musica e voglia di cambiamento. Ecco perché vederlo

Kissing Gorbaciov
Kissing Gorbaciov, un documentario di Andrea Paco Mariani e Luigi D'Alife

MILANO – La storia di Kissing Gorbaciov unisce Melpignano, piccolo comune in provincia di Lecce, a due grandi città come Mosca e San Pietroburgo. È una storia che arriva da lontano, dalla fine degli anni ’80 e che unisce luoghi lontani, in un’epoca in cui le distanze non si misuravano solo in chilometri, ma si pesavano in base al tipo di frontiere che separavano terre e popoli. È una storia di coraggio e incoscienza, di un piccolo comune salentino governato da una giovane giunta del PCI che decide di organizzare un concerto punk con i CCCP – Fedeli alla Linea e di invitare alcune band sovietiche.

Kissing Gorbaciov, un documentario di Andrea Paco Mariani e Luigi D'Alife
Kissing Gorbaciov, un documentario di Andrea Paco Mariani e Luigi D’Alife

In un mondo inconsapevolmente pronto per il caos e l’implosione che sarebbero arrivati di lì a poco, poteva accadere di tutto, anche che Gorbaciov in persona approvasse il progetto e non solo mandasse per la prima volta oltre-cortina dei giovani musicisti sovietici, ma che ricambiasse la cortesia invitando quattro band italiane (CCCP, Litfiba, RATS e Mista & Missis) a suonare a Mosca e a San Pietroburgo. Kissing Gorbaciov il documentario di Andrea Paco Mariani e Luigi D’Alife, in tour nei cinema nelle prossime settimane (le date aggiornate potete vederle qui) ripercorre con materiale video inedito attraverso i commenti dei protagonisti, questa storia – assurda – e preziosa.

Un estratto dalla locandina di Kissing Gorbaciov
Un estratto dalla locandina

È un’opera che documenta da molti punti di vista una distanza profonda con il mondo del 2023. Il mondo di quegli anni era inciso da confini che gli uomini avevano tracciato col sangue e avevano suturato con le ideologie, in quel mondo che esalava i suoi ultimi respiri, i popoli si guardavano ormai più con curiosità che con sospetto e la musica era pervasiva, erosiva e inarrestabile, liquida prima della digitalizzazione, era un acceleratore di fenomeni di portata storica. I generi musicali underground viaggiavano oltre le frontiere blindate e gli stili di vita collegati finivano per unire persone che non avevano mai avuto la possibilità di incontrarsi.

Vladimir Il'ič Ul'janov, ovvero Lenin, in un filmato di repertorio di Kissing Gorbaciov
Vladimir Il’ič Ul’janov, ovvero Lenin, in un filmato di repertorio

Un punk era prima di tutto un punk. Poi era italiano o sovietico. Questo viaggio racconta di quanto fosse importante la musica in quegli anni, ma racconta anche come gli artisti, quelli veri, danzano in bilico su ogni frontiera in modo istintivo, con la leggerezza di chi agisce secondo una sensibilità e non secondo un pensiero. Il valore delle testimonianze di Lindo Ferretti, Zamboni, Annarella e Fatur non è inferiore alle splendide immagini raccolte in quei giorni e montate all’interno di Kissing Gorbaciov. I quattro CCCP commentano con sincerità e naturalezza quelle immagini attraverso aneddoti sulla genesi di certe canzoni e di certe performance che segnarono profondamente l’immaginario di almeno un paio di generazioni.

Mikhail Gorbaciov in un momento del documentario
Mikhail Gorbaciov in un momento del documentario

E lo fanno grazie all’unicità di un linguaggio – il loro linguaggio – che aveva più a che fare con l’arte espressiva e le avanguardie che con le dinamiche del mercato discografico. Tutto questo avveniva così, senza pensarci troppo: per il gesto, per la messa in scena, per la gloria. Infine Kissing Gorbaciov racconta di un mondo lontano perché quell’evento ha rappresentato la capacità di una certa musica di infilarsi nelle crepe anche dei muri che sembravano più solidi per contribuire alla loro distruzione. Le immagini della performance di Annarella sulle scale della cattedrale di San Basilio sulla Piazza Rossa oppure dei CCCP che eseguono delle performance sadomaso davanti a un intero battaglione dell’Armata Rossa che li guarda, imperturbabile.

Protagonisti d'eccezione di Kissing Gorbaciov: i CCCP - Fedeli alla Linea
Protagonisti d’eccezione: i CCCP – Fedeli alla Linea

Momenti che testimoniano come, per quanto fosse ancora un regime totalitario, alla fine degli anni ’80 il disfacimento dell’Unione Sovietica era già iniziato aprendo spazi in cui gli artisti potevano muoversi liberamente. Quegli spazi sono crepe pericolosissime per qualsiasi regime, così come lo sono gli artisti che li sfruttano, come dimostrano le terribili conseguenze pagate dalle Pussy Riot per altrettante performance punk. Insomma Kissing Gorbaciov è molto più di un documentario su un concerto punk di fine anni ’80 pensato per accendere la sindrome dei bei tempi passati ad ex-giovani con il chiodo in cantina e il Barbour appeso all’ingresso.

Un'immagine di repertorio di Kissing Gorbaciov
Un’immagine di repertorio di Kissing Gorbaciov

Invece è (anche) altro: un racconto sincero di che cosa sia l’arte e di quale sia la sua funzione e quella degli artisti, ma è anche la fotografia della distanza enorme, abissale, tra l’idea di futuro che c’era in quegli anni tra i giovani di qua e di là dalla cortina di ferro e come le cose sono effettivamente andate. Tante cose succedono in questo documentario nonostante l’inconsapevolezza di chi le stava facendo succedere, perché in fondo il messaggio – come diceva un altro grande punk – Joe Strummer – è: «The future in unwritten».

  • ROCK CORN | Se il cinema incontra la musica
  • VIDEO | Qui il trailer di Kissing Gorbaciov

 

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