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Johnny Suede | Il debutto di Brad Pitt, la voce di Nick Cave e un cult da amare

Prima di Hollywood e del successo ci fu un piccolo film dimenticato. Ecco perché riscoprirlo…

Johnny Suede
Brad Pitt e il suo ciuffo: Johnny Suede.

LONDRA – Per chi se lo ricorda, tra le (molte) cose positive di Thelma & Louise – film che vi abbiamo raccontato in uno dei nostri Longform qui – ci fu l’apparizione di un attore sconosciuto di nome Brad Pitt. Nel ruolo dell’attraente giovane vagabondo che si imbatte brevemente nel duo e fa perdere la testa a Geena Davis, le azioni dell’attore a Hollywood aumentarono vertiginosamente dall’oggi al domani tanto da venire immediatamente corteggiato da un signore di nome Robert Redford per il suo film da regista (mai troppo citato) In mezzo scorre il fiume. Il resto? Ovviamente è storia, eppure – anche se non viene menzionato quasi mai – Pitt era già riuscito ad avere il primo ruolo da protagonista proprio poco prima che il film di Ridley Scott lo spingesse sulla strada della celebrità. Il debutto però fu in un mondo cinematografico decisamente lontano dalla produzione hollywoodiana su larga scala che poi avrebbe segnato il futuro dell’attore.

Brad Pitt nel ruolo di Johnny Suede. Era il 1991. 

Johnny Suede di Tom DiCillo arrivò senza troppo clamore sulla scena indipendente americana portando in dote un protagonista (molto) stravagante e decisamente bizzarro che al tempo deve aver spaventato un bel numero di giovani aspiranti di Hollywood che lessero la sceneggiatura e fuggirono a gambe levate davanti a tanta assurdità. Presentato dal fu Q Magazine (RIP) al momento dell’uscita come un surreale e vincente incrocio tra due capolavori come Gioventù Bruciata e Eraserhead (e già basterebbe a incuriosire chiunque), il personaggio di Suede – un proto-hipster, che sfoggiava quello che rimane probabilmente il ciuffo più grande e perfettamente pettinato di tutto il cinema – vaga senza meta in un paesaggio americano fatiscente e industriale nel tentativo di diventare qualcosa che nemmeno lui riesce a definire.

Johnny e la sua fidanzata Yvonne, la bravissima Catherine Keener.

Ma a differenza di James Dean, Suede è davvero un ribelle senza la minima idea di esserlo. Un musicista in erba, per lo più terribile, influenzato dalla musica di Ricky Nelson e ossessionato nel coltivare in modo maniacale l’aspetto e lo stile rockabilly. Johnny Suede è un sognatore senza meta e segue anche quello che sembra un atto divino, quando una sera un paio di scarpe di camoscio immacolate (suede, appunto) cadono letteralmente dal cielo. Il film procede a passo lento, per lo più alimentato dal meraviglioso garage rock di una leggenda come Link Wray, senza offrire nulla in termini di trama, eppure DiCillo riesce a renderlo guardabile e persino stranamente accattivante (lo potete recuperare su Prime Video, compreso nell’abbonamento). Direttore della fotografia di un paio dei primi film di Jim Jarmusch, DiCillo non a caso condivide(va) sensibilità e approccio al personaggio di quello del regista e mentore.

Johnny Suede
Brad Pitt con Alison Moir in un altro momento del film.

Così eccoci testimoni dei coinvolgimenti romantici di Suede e dei suoi tentativi di far conoscere la sua musica, in gran parte attraverso gli scontri con il bizzarro musicista albino (!) Freak Storm, interpretato da un grande Nick Cave (che aveva appena pubblicato Let Love In) che qui sfoggia un’imponente ciocca di capelli bianchi. Ma DiCillo ci mostra anche che il povero Johnny è un narcisista egocentrico, gravemente privo di consapevolezza. Già allora però la cinepresa adorava Pitt e alcune scene sono favolose nonostante non dev’essere stato un ruolo facile da interpretare tanto che – leggenda vuole – il regista e la futura star si siano scontrati duramente durante le riprese. Si diceva persino che il personaggio di Chad Palomino – un aspirante A-lister che si trovava nei bassifondi nel mondo indie nel glorioso seguito di DiCillo, Si gira a Manhattan – fosse basato su Pitt, ma la cosa venne poi smentita dallo stesso regista.

Johnny e l’esibizione del grande Freak Storm, ovvero Nick Cave.

Comunque, indipendentemente da tutto questo, vero o falso che sia, gli sforzi di Pitt qui sono altrettanto buoni del suo successivo passaggio in Thelma & Louise ed è il tipo di performance impegnata e potente che gli avremo poi visto fare nei decenni successivi fino all’Oscar vinto grazie al compare Tarantino. Eppure, nonostante Johnny Suede a oltre trent’anni dalla sua uscita rimanga un film in gran parte trascurato sia nel curriculum dell’attore che del regista (e totalmente sconosciuto anche a molti cinefili) merita di essere riconosciuto come un classico di culto minore, precoce precursore di quello che sarebbe arrivato dopo nonché simbolo di un cinema sghembo, appassionato e non allineato di cui oggi sentiamo dannatamente il bisogno…

  • REVISIONI | Film di ieri riscoperti per voi
  • VIDEO | Il trailer italiano di Johnny Suede

 

 

 

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