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HOT VIDEO: Amy Winehouse e il soul moderno di Back to Black

A sette anni dalla scomparsa, l’omaggio di Hot Corn alla ragazza di Camden Town

Freshly Popped

Era una domenica di fine luglio di sette anni fa quando arrivò, improvvisa, la notizia della morte di Amy Winehouse a Camden Town, Londra. Un pugno nello stomaco ben assestato da un destino meschino, incurante del talento e della giovane età di quella ragazza che in quel quartiere era cresciuta tra partite a biliardo all’Hawley Arms, pinte di birra e prime esibizioni live. Qualche anno prima era diventata una star internazionale grazie al suo secondo – e ultimo – album in studio: Back to Black. Uno dei dischi più importanti, premiati e rappresentativi del primo decennio degli anni 2000. Un lavoro dalla doppia anima. Omaggio palese alle atmosfere soul e r’&’b degli anni Sessanta – merito del Phil Spector dei nostri giorni, Mark Ronson – ed esempio di modernità linguistica grazie alla franchezza dei suoi testi.

Se per Frank – esordio discografico dall’impronta jazz datato 2003 – l’ispirazione era arrivata dall’insieme di precedenti relazioni finite male, Back to Black lo potremmo definire un concept album sull’amore. Quello travagliato, ossessivo, distruttivo e vertiginoso per Blake Fielder-Civil, compagno e futuro (ex) marito. Un disco sfacciatamente sincero ed esplicito nel quale la cantautrice parla della sua assuefazione da alcool e droghe ma, soprattutto, da quel giovane uomo. You Known I’m Not Good, Tears Dry On Their Own, Love Is A Losing Game e Back to Black. Terzo singolo estratto dall’omonimo album, il brano racconta – apparentemente – “solo” della rottura tra i due. Ma in molti hanno ipotizzato, inoltre, un riferimento alle rispettive dipendenze da cocaina ed eroina (in gergo chiamata black).

Diretto da Phil Griffin, il video, realizzato in un bianco e nero sospeso nel tempo, mostra la Winehouse – abito nero, una lunga linea di eyeliner e acconciatura oversize – prepararsi per una funzione funebre affiancata dai musicisti della sua band. In testa ad una piccola processione, la cantante raggiunge un cimitero dove viene sepolta un’urna sulla quale posa una rosa bianca. Solo alla fine del video viene mostrata la lapide con la scritta “R.I.P. Il cuore di Amy Winehouse”. Una scena che, per rispetto, verrà eliminata all’indomani della sua prematura morte. E sarà proprio Back to Black a risuonare, in un’intima versione a cappella, in una registrazione video inserita da Asif Kapadia in Amy, documentario Premio Oscar dedicato alla ragazza di North London.

Sfortunata come Billie Holiday, melodiosa come Sarah Vaughan, irriverente come Dinah Washington, cotonata come Ronnie Spector, drammatica come le Shangri-Las, Amy Winehouse ne ha incarnato e mescolato le peculiarità artistiche. Influenzata dal passato è stata però capace di trasformare quell’ispirazione in qualcosa di totalmente nuovo e originale spiccando in un ambiente discografico piatto e ripetitivo, al quale ha regalato – con soli due album – un’importante lascito musicale senza, però, lasciare eredi.

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