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Guardiani della Galassia Vol. 3 | Rocket, la grande famiglia e il canto del cigno di James Gunn

L’addio alla Marvel del regista? Un viaggio rutilante e godibile da non perdere. Ecco perché

Guardiani della Galassia Vol. 3
I ragazzi sono in giro: Guardiani della Galassia Vol. 3

MILANO – Guardiani della Galassia Vol. 3 è il canto del cigno di James Gunn, che congeda questa squadra di disadattati (almeno in questa versione) e saluta la Marvel e Kevin Feige con già un piede dentro la DC, per prendere le redini di un nuovo universo creativo. Ma il film è soprattutto un saluto ai fan (il regista ci tiene anche a ringraziarli nei titoli di coda), quelli che nonostante il percorso qualitativamente altalenante dei Marvel Studios post-Endgame ci sono ancora, testimoni con questa pellicola conclusiva dedicata ai Guardiani che un prodotto ben confezionato, ben scritto e commovente è ancora possibile da fare in casa Marvel. Il tema del film è chiaramente quello della famiglia – una narrazione ormai cara a Gunn – visto in questo terzo capitolo dagli occhi di Rocket, protagonista assoluto del Vol. 3 (nonostante passi il 70% del film privo di conoscenza).

Guardiani della Galassia Vol. 3
Chris Pratt e la banda dei Guardiani.

La famiglia intesa come rifugio in cui a chiunque è data la possibilità di diventare una persona migliore; possibilità che la squadra di Chris Pratt & C. ha inseguito per tre film, e nonostante abbiano ancora molto da imparare, cercano di “umanizzare” con i loro insegnamenti personaggi come Gamora e la new entry Adam Warlock (Will Poulter) – forse l’unica nota stonata del Vol. 3 che passa in sordina rispetto a tutto il resto (qualche purista potrebbe rimanerci male di fronte a come viene trattato il personaggio) – tramite altri personaggi come Drax e Mantis (riconfermandosi una grande coppia, come già visto nello Speciale di Natale andato in onda su Disney+) che ripropongono i valori imparati da Star Lord sull’amicizia e il volersi bene. C’è anche un grande (e non tanto metaforico) dito medio a questo stesso valore della famiglia, che assume un carattere meta avendo a che fare con quell’idea con cui Kevin Feige ha sempre proposto questi film al grande pubblico.

Chukwudi Iwuji, il villain dell’Alto Evoluzionario.

Guardiani della Galassia Vol. 3 è il primo film della Marvel a contenere parolacce (e tante!). I Guardiani si mandano a quel paese senza esclusioni di colpi e fanno battute a sfondo sessuale, in una caratterizzazione che non fa che renderli ancora più umani e meno posticci di tanti altri loro colleghi supereroi visti nell’ultimo anno tra piccolo e grande schermo. Una caratterizzazione che passa anche attraverso il brillante villain dell’Alto Evoluzionario, interpretato da Chukwudi Iwuji, sboccato e sopra le righe nel dare la caccia a Rocket e al fine ultimo della “perfezione” (sarebbe state bello vedere comportamenti simili anche nel Kang di Jonathan Majors in Ant-Man and the Wasp: Quantumania).

Guardiani della Galassia Vol. 3
Dave Bautista in sella davanti a Pom Klementieff

La perfezione non è invece l’obiettivo a cui aspira Gunn. Guardiani della Galassia Vol. 3 è tutt’altro che perfetto. Non osa mai totalmente (anche se ce lo fa credere) e non tratta benissimo tutti i suoi personaggi (come il già citato Warlock), ma è proprio in questa imperfezione che risiede il punto di forza di questa grande space opera (e di nuovo anche su questo Quantumania avrebbe solo da imparare). Ed è strano che proprio in un film che non punti alla perfezione vi sia una grande coesione, dalla CGI (la meno artefatta di casa Marvel dell’ultimo periodo), alla regia (Gunn si sbizzarrisce con dei movimenti di macchina che stanno diventando ormai la sua firma), fino alla sempre grande colonna sonora (Bruce Springsteen e Radiohead!) e alla scrittura.

Guardiani della Galassia Vol. 3
Un altro momento de Guardiani della Galassia Vol. 3.

James Gunn ci mette il cuore in questa storia, forse la prima a toccare realmente il cuore degli spettatori senza sotterfugi e camei, chiudendo la trilogia nei confini dello standalone, un’etichetta che non ha fatto altro che bene ai Guardiani della Galassia e che potrebbe essere un monito per le prossime produzioni Marvel. Gunn si riconferma (se qualcuno avesse ancora dei dubbi) l’unico autore – nel verso senso della parola – dei Marvel Studios capace di aver costruito una trilogia imprescindibile in questo universo cinematografico, grazie alla sua impronta ormai indistinguibile tra emozioni e caratterizzazioni degne di un cinecomics come mancavano un po’ alla Marvel. Lascerà sicuramente un vuoto, ma come canta Florence and the Machine alla fine del film: «The dog days are over».

  • OPINIONI | Guardiani della Galassia. Tra pop, stelle e Anni Ottanta
  • VIDEO | Qui il trailer di Guardiani della Galassia Vol. 3: 

 

 

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