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Fur | Nicole Kidman, i freaks e il mondo visto attraverso l’obiettivo di Diane Arbus

Il film di Steven Shainberg ripercorre, tra realtà e immaginazione, la vita e le opere della fotografa

Diane Arbus
Nicole Kidman è Diane Arbus nel film di Steven Shainberg

ROMA – Nella creazione del suo ritratto immaginario della grande fotografa americana Diane Arbus, il regista Steven Shainberg ha realizzato un film che, al pari dell’opera dell’artista che celebra, risulta tanto audace quanto misterioso. Sottraendosi ad una biografia convenzionale, Fur – un ritratto immaginario di Diane Arbus combina coraggiosamente realtà e fantasia per esplorare la nascita di un’artista dal talento straordinario. Attraverso l’obiettivo ci conduce in un mondo fantastico, fatto di straordinarie visioni ed un’umanità complessa. Ambientato nel 1958, l’anno in cui la vera Arbus intraprese realmente la sua carriera di fotografa indipendente, il film è una sbalorditiva combinazione tra fiaba, studio psicologico, ritratto epocale e storia d’amore con protagonisti Nicole Kidman e Robert Downey Jr.

Fur - un ritratto immaginario di Diane Arbus
Un’immagine di Fur – un ritratto immaginario di Diane Arbus

Fur – un ritratto immaginario di Diane Arbus riflette la visione personale di Shainberg e l’amore verso questa artista molto peculiare. Ben prima che la Arbus diventasse una leggenda, Steven Shainberg cresceva a New York City in una casa tappezzata dalle sue fotografie. La Arbus era una cara amica dello zio di Shainberg, lo scrittore Lawrence Shainberg, che di tanto in tanto acquistava le sue opere e riceveva altre foto in regalo dall’allora sconosciuta artista. All’epoca la Arbus stava lottando per vivere della sua arte, che in quel periodo era qualcosa di completamente nuovo, in particolare i suoi ritratti di persone deliberatamente ignorate o derise dalla società convenzionale. Eppure la Arbus ammirava ed era affascinata da questi freak, individui che presentavano anomalie fisiche e psicologiche, artisti di circo, travestiti…

Il Gigante Ebreo di Diane Arbus

Shainberg pensava che quelle insolite foto nella casa in cui era cresciuto fossero semplicemente scattate da un’amica dello zio: «Non incontrai mai Diane, anche se faceva parte integrante del mondo “di fuori” degli adulti; era molto misterioso ed interessante. Penso che le stesse immagini siano state parte fondamentale della mia maturazione visiva. Per esempio molti genitori leggono Dr. Seuss ai figli prima di dormire, io invece per andare in camera mia passavo davanti alla foto del gigante ebreo!», il celebre scatto della Arbus che ritrae Eddie Carmel il Gigante Ebreo ed i suoi genitori, un uomo di 224 chili e alto 2 metri e 43.

Un’immagine del film

Da adulto Shainberg ha raccolto le foto della Arbus nella sua vasta collezione di fotografia americana. Da tempo nutriva la speranza di realizzare un film su di lei. In questo non era solo. Nel 1984 è stato pubblicato Diane Arbus: una biografia di Patricia Bosworth, il primo e per ora unico libro sulla vita della fotografa. Bonnie Timmermann, agli inizi della sua carriera come direttore del casting, lesse il libro, da cui nacque un profondo interesse per la Arbus ed il suo lavoro. La Timmermann poi si informò sui diritti del libro della Bosworth, per scoprire che non erano disponibili. Negli anni la donna seguì i rinnovi delle varie opzioni finché i diritti tornarono finalmente disponibili nel 1997, a quel punto presentò il progetto al produttore Edward R. Pressman e insieme dedicarono i sei anni successivi allo sviluppo del film.

Nicole Kidman e Robert Downey Jr.

Più che un tradizionale approccio biografico, Shainberg e Wilson svilupparono uno stile narrativo che fondeva elementi della vita reale della Arbus con l’immaginaria storia della sua metamorfosi artistica. Shainberg e Wilson hanno creato un personaggio “Diane Arbus”, che inglobava la storia di fondo della fotografa: un’educazione privilegiata e iperprotetta nella famiglia proprietaria di Russek’s, l’esclusiva pellicceria e grande magazzino di New York; una vita adulta fatta di matrimonio, maternità e lavoro nelle vesti di assistente e allestitrice per il marito Allan, un fotografo di moda e pubblicità. Dalla biografia della Bosworth hanno adattato con cura dettagli ed eventi ben selezionati, significativi per la persona che la Arbus sarebbe diventata: la sua provocazione infantile di salire sul davanzale della camera, mettere alla prova il proprio coraggio in cima a Central Park; il suo precoce e vivace interesse per cose e persone che genitori e governanti le proibivano di guardare, come i senzatetto in una baraccopoli di Central Park al tempo della grande depressione.

diane arbus
La vera Diane Arbus

Tuttavia il film si allontana molto da questi eventi didascalici della vita reale della Arbus per concepire una storia e una relazione che non sono mai avvenute realmente. Nell’immaginare cosa avesse passato la Arbus dal punto di vista psicologico ed emotivo nei giorni e nelle settimane che la condussero alla creazione del suo primo ritratto fotografico Shainberg e Wilson sono giunti ad un nuovo approccio al cinema biografico. Mentre plasmavano il racconto del percorso interiore di Diane artista, hanno inserito dei riferimenti ad Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, una tematica che si riferiva tanto all’esperienza del loro personaggio quanto alla donna reale che l’aveva ispirato.

Un’immagine di Fur

Il catalizzatore della trasformazione di Diane è costituito dall’arrivo nel suo palazzo del nuovo vicino, Lionel una figura misteriosa che sembra provenire da un sogno. «La storia è una metafora di molte altre cose, parla di una donna che trova la sua creatività, della nostra attrazione per l’ignoto. E credo che si tratti di una splendida storia d’amore, una storia in cui Lionel scatena degli impulsi di Diane e l’aiuta ad aprirsi tanto che sarebbe stato impossibile se non lo avesse incontrato», ha sottolineato la Kidman, «È meraviglioso il fatto che lui viva al piano di sopra. Parte dell’originalità del film sta nella domanda che mano a mano si pone: ma lui esiste veramente?».

diane arbus
Nicole Kidman in un’immagine del film

Un incontro immaginario che ben esemplifica l’attrazione per il diverso della fotografa che diventerà una vera e propria fonte d’ispirazione per le nuove generazioni riuscendo ad ottenere un grande successo grazie ai suoi scatti. Ma la depressione di cui soffriva, acuita forse proprio dallo stress della popolarità e dell’interesse altrui da gestire, porterà Diane Arbus a togliersi la vita il 29 luglio del 1979 ingerendo una forte dose di barbiturici e tagliandosi i polsi nella vasca da bagno. L’anno seguente arrivò la consacrazione definitiva con l’esposizione delle sue foto alla Biennale di Venezia.

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