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All is lost | Robert Redford, l’Oceano Indiano e la storia vera dietro il film

Un’esperienza di pre-morte e un fatto di cronaca hanno ispirato la pellicola di J. C. Chandor

all is lost

MILANO – «Mi dispiace. So che adesso questo significa ben poco, ma mi dispiace. Ci ho provato. Sarete tutti d’accordo che ci ho provato. A essere vero, a essere forte, a essere gentile, ad amare, a essere giusto. Ma non lo sono stato. Tutto è perduto». Parte dalla fine All is Lost, il film di J. C. Chandor su un uomo – Robert Redford – disperso nell’Oceano Indiano dopo che la sua imbarcazione a vela, la Virginia Jean, ha urtato un container alla deriva creando una falla nello scafo e dando il via ad un serie di incidenti a catena. Un messaggio racchiuso in un vasetto e affidato alle onde del mare.

all is lost
Una scena del film

L’unica volta in cui – eccezione fatta per qualche imprecazione e comunicazione radio – sentiremo la voce del protagonista senza nome nei cento minuti che compongono il film. Una sceneggiatura di sole 31 pagine per una pellicola ispirata alla vera storia di un uomo rimasto alla deriva nell’Oceano dopo che la sua imbarcazione aveva subito un incidente. Parte da un trafiletto di cronaca All is lost per mostrarci la lotta di un uomo solo con se stesso che cade e scivola, si arrampica e si ferisce, ripara e si dimena. Unico spettatore l’Oceano che non si cura di lui e del suo strazio, della sua volontà ferrea di non arrendersi.

All is lost
J. C. Chandor e Robert Redford sul set di All is lost

«Quando avevo 19 anni ho avuto un’esperienza intensa di pre-morte a causa di un incidente stradale. Fino a quel momento ero stato protetto da pensieri profondi ed emotivi. Ma poi nei successivi 20 anni della mia vita, ho iniziato ad andare alla deriva. Entrambe le mie nonne sono morte negli anni precedenti la stesura della sceneggiatura. Ho finito per riesaminare ciò con cui, a un certo punto della mia vita, ero molto in contatto ma che avevo perso», ha confidato il regista a The Atlantic, «Avevo la sensazione ci fosse qualcosa di affascinante in un uomo verso la fine della sua vita, che presumibilmente ha vissuto un’esistenza abbastanza buona fino a quel momento… cosa farai per continuare a combattere per quei giorni? Com’è davvero quando piangi la tua stessa morte?».

Una scena del film

Una fatto di cronaca ed un’intensa esperienza personale sono il motore di un film che, come il suo protagonista, spinge gli spettatori al limite, tra angoscia e paura, sequenze epiche e silenzi. Un vero e proprio esperimento che probabilmente non avrebbe avuto la stessa resa senza la prova di un grande Robert Redford capace di esprimere tutta la gamma di emozioni vissute dal suo personaggio solo con l’espressioni del volto e l’evocativa colonna sonora – premiata con un Golden Globe – di Alex Ebert.

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