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INTERVISTE | Coyote vs. Acme: Dave Green, Will Forte e Lana Condor raccontano la sfida di portare Willy il Coyote al cinema

Il regista e gli interpreti del film spiegano le difficoltà di recitare accanto a un personaggio animato e il lavoro necessario per rendere credibile Willy il Coyote sul grande schermo.

ROMA – Dopo decenni trascorsi a inseguire Beep Beep e a rimanere vittima delle sue stesse trappole, Willy il Coyote è finalmente pronto a prendersela con la Acme. In Coyote vs. Acme, diretto da Dave Green, l’iconico personaggio dei Looney Tunes esce dai tradizionali cortometraggi animati per diventare il protagonista di un’avventura che combina live action e animazione. Al centro della storia ci sono Will Forte e John Cena, rispettivamente nei panni dell’avvocato che decide di aiutare Willy e del legale della Acme, con Lana Condor al loro fianco.

In occasione dell’uscita di Coyote vs. Acme, abbiamo partecipato a una conversazione con il regista Dave Green e gli interpreti Will Forte e Lana Condor, che hanno raccontato alcuni dei momenti più particolari della lavorazione. Dalle difficoltà di recitare accanto a un personaggio animato fino al delicato equilibrio tra live action e animazione, l’incontro ha permesso di scoprire diversi retroscena del film e del lavoro necessario per portare Willy il Coyote nel mondo reale.

 Una delle sfide più singolari affrontate dal cast è stata proprio l’assenza fisica di Willy il Coyote durante le riprese. Il personaggio sarebbe stato inserito successivamente attraverso l’animazione, costringendo gli interpreti a costruire le proprie performance facendo affidamento su riferimenti e movimenti prestabiliti. Will Forte ha raccontato quanto questo aspetto fosse complesso, ma anche sorprendentemente divertente: «La sfida più grande è stata anche la parte più divertente del progetto: il protagonista, in realtà, non esisteva sul set». Anche Lana Condor ha ricordato con entusiasmo l’esperienza sul set, sottolineando quanto il particolare metodo di lavorazione abbia contribuito a creare un’atmosfera diversa dal solito. Per gli interpreti, infatti, confrontarsi con un personaggio che sarebbe stato aggiunto soltanto in post-produzione ha richiesto una maggiore attenzione ai dettagli, ma ha anche rappresentato un’occasione per sperimentare un modo di recitare insolito e stimolante.

Per aiutare gli attori a capire dove si trovasse Willy all’interno delle scene, durante le riprese veniva utilizzato un pupazzo manovrato da Dave Barclay. Un espediente particolarmente importante per Forte, che doveva memorizzare con precisione posizioni, movimenti e tempi delle interazioni. «Per me era complicato ricordare continuamente dove si trovasse Willy. In una scena, verso la fine del film, lui si muoveva in tutta la stanza e io dovevo sapere esattamente dove guardare, quando reagire», ha spiegato l’attore.

 A differenza di una normale scena, Forte non poteva contare sulla presenza di un altro interprete davanti a sé per ricevere battute e reazioni. «Normalmente hai un altro attore che ti dà le battute. Qui invece dovevi ricordare tutto da solo. Dave Barclay ci aiutava a imparare i movimenti del pupazzo e, alla fine delle riprese, ci eravamo ormai abituati», ha raccontato. Un processo che, una volta completato il lavoro di animazione, ha permesso all’attore di vedere finalmente il risultato di tutti quegli esercizi: «Quando poi vedi il risultato finale, capisci che tutto quel lavoro è servito davvero a rendere Willy vivo».

Anche per Dave Green, assistere alle performance degli attori in assenza di Willy è stata un’esperienza insolita. Il regista ha raccontato di aver visto Forte continuare a interpretare le scene anche dopo che il pupazzo aveva lasciato il set, affidandosi esclusivamente a ciò che aveva memorizzato. «Guardare Will recitare contro il nulla era incredibile. Dopo alcune prove con il pupazzo, Dave Barclay usciva dalla scena e Will continuava a interpretare tutto solo grazie alla memoria», ha spiegato Green, paragonando il risultato alla sensazione di vedere qualcuno giocare a tennis senza un avversario.

La difficoltà tecnica si è accompagnata alla responsabilità di lavorare con un personaggio che fa parte dell’immaginario collettivo da generazioni. L’obiettivo della produzione era infatti riuscire a mantenere intatta l’essenza di Willy il Coyote, inserendolo però in un contesto completamente nuovo. Il risultato nasce così dalla collaborazione tra interpreti, troupe, animatori ed effetti visivi, in un continuo dialogo tra il mondo reale e quello dell’animazione.

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