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C’era una volta in Jugoslavia | Ma perché Underground è ancora un capolavoro?

Dai Balcani al mondo: l’illuminata profezia di Emir Kusturica? Non conosce tempo o epoca. Ecco perché

Emir Kusturica sul set di Underground. Era il 1994.

MILANO – Amicizia, amore, tradimento, guerra civile. Ancora oggi, forse ancor più oggi, Underground rimane un’opera travolgente e – a distanza di ventisei anni – appare sempre più chiaro perché sia uno degli ultimi film del Novecento a possedere un respiro epico. Quel respiro per cui amiamo il cinema e le sue storie. Con tutti gli accorgimenti del caso, il quinto film di Emir Kusturica è praticamente il suo C’era una volta in Jugoslavia: perché, come nel capolavoro di Sergio Leone, in Underground adottiamo i protagonisti come specchi del nostro vivere, e seguiamo il loro percorso narrativo con lo stesso trasporto con cui ci facciamo coinvolgere dai romanzi memorabili della nostra crescita.

Emir Kusturica a Cannes con la Palma d’oro a fianco di Sharon Stone. Era il 28 maggio 1995.

Il regista, bosniaco di nascita ma serbo per scelta – distinzione fondamentale per capire anche il sentimento politico di Kusturica – realizza uno degli esempi più riusciti di fusione tra particolare e universale, tra privato e pubblico. Perché nel racconto geniale, eccessivo e pirotecnico delle vicissitudini degli amici-nemici Blacky e Marko e della bella attrice Nataljia, di cui entrambi sono innamorati, si attraversano decenni di vicende di un Paese dapprima occupato dall’esercito nazista, e poi dilaniato da una guerra interna che rappresenta l’espressione della ferocia autodistruttiva dell’animo umano, costantemente vittima dei suoi istinti.

Emir Kusturica sul set di Underground.

Un’ubriacante giostra che alterna vitalità, gioia e amore alle bassezze insite negli uomini: Kusturica incide un autentico inno visivo e musicale (trascinante e fondamentale da questo punto di vista la colonna sonora di Goran Bregović, ormai diventata un classico del genere gypsy) alle infinite bellezze della vita, ma nello stesso tempo è un sognatore visionario che con i suoi personaggi esce sconfitto dal corso della Storia. Proprio come l’illusione di una Jugoslavia unita e riappacificata.

Foto di gruppo sul set di Underground

Il film fu presentato a Cannes nel 1995 e trionfò (meritatamente) in un’edizione di altissima qualità: era l’anno di Dead Man di Jim Jarmusch, de L’odio di Mathieu Kassovitz, de I soliti sospetti di Bryan Singer e di Terra e libertà di Ken Loach. Tuttavia, non mancarono polemiche per l’assegnazione della Palma d’oro a Kusturica, accusato di essere un nostalgico comunista e un propagandista. La risposta? Sempre la stessa: «Sono stato attaccato esattamente per ciò contro cui combattevo, ossia la totale e definitiva follia che esiste ancora nella ex Jugoslavia». Quel che è certo è che Emir ha un grande nemico: il nazismo. Questo non lo nasconde: in uno dei passaggi più intensi di Underground, non dimentica di omaggiare la sua adorata Belgrado, città simbolo della Resistenza. Un film che oggi è più attuale di ieri.

  • SOUNDTRACK | Qui un brano dello score di Goran Bregović.

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