ROMA – Tra le proposte più interessanti della serata di oggi, giovedì 9 aprile 2026, Rai 1 lancia una nuova fiction italiana: Uno sbirro in Appennino, con protagonista Claudio Bisio, in onda in prima serata. Un debutto atteso, che segna il ritorno dell’attore alla serialità televisiva con un progetto che unisce crime, racconto umano e ambientazione fortemente identitaria.
Al centro della storia c’è Vasco Benassi, commissario brillante ma segnato da un errore che cambia tutto. Dopo anni a Bologna, viene trasferito in un piccolo paese dell’Appennino, Muntagò, lo stesso luogo da cui era fuggito tempo prima dopo un trauma personale. Quello che sembra un ridimensionamento professionale si trasforma in un percorso più complesso: tra nuovi casi da risolvere e un contesto completamente diverso, Benassi è costretto a fare i conti con il proprio passato, riaprendo ferite e relazioni mai davvero chiuse. Un’indagine, quindi, non solo sui crimini, ma su sé stesso.
Uno sbirro in Appennino si inserisce nel filone del poliziesco, ma con una precisa variazione di tono. Non è solo una serie di indagini: è un racconto di trasformazione. Il trasferimento del protagonista diventa l’occasione per costruire legami nuovi, come quello con Amaranta, giovane agente che Benassi prende sotto la sua ala, in una relazione che sfuma tra il professionale e il personale. Allo stesso tempo, emergono figure del passato e nuove presenze, in un contesto dove la provincia non è solo sfondo, ma parte attiva della narrazione.
Per Claudio Bisio, il ruolo di Vasco Benassi rappresenta una variazione significativa rispetto ai registri più noti della sua carriera. Qui l’ironia resta, ma è più sottile, inserita in un personaggio complesso, segnato e spesso solitario. Un commissario che non è un eroe classico, ma un uomo in cerca di equilibrio, tra errori e possibilità di riscatto. Accanto a lui, un cast che include Chiara Celotto, Valentina Lodovini, Michele Savoia ed Elisa Di Eusanio, a costruire un universo narrativo corale. Girata tra Emilia-Romagna e Lazio, la fiction utilizza il paesaggio dell’Appennino non solo come scenario, ma come elemento narrativo: un luogo sospeso, fatto di comunità ristrette, silenzi e relazioni profonde.
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