ROMA – Quarantacinque anni dopo la sua uscita, Ricomincio da tre continua a essere uno dei titoli più rappresentativi del cinema italiano. Il motivo non è soltanto il successo ottenuto al botteghino o il peso dei premi conquistati, ma la capacità del film di raccontare una generazione e un modo diverso di guardare ai sentimenti, alle relazioni e al bisogno di cambiare. Uscito nel 1981, il film segna il debutto di Massimo Troisi come regista cinematografico, oltre che come protagonista. Dopo l’esperienza teatrale con La Smorfia, l’artista napoletano porta sul grande schermo un linguaggio già riconoscibile: una comicità lontana dalla battuta facile, costruita sulle incertezze, sui dubbi e su personaggi che sembrano inciampare nella vita proprio mentre cercano di darle una direzione. Al centro della storia c’è Gaetano, un giovane napoletano che decide di lasciare il proprio paese per trasferirsi a Firenze e confrontarsi con una realtà diversa, lontana dalle abitudini e dalle aspettative dell’ambiente in cui è cresciuto. Nel suo nuovo percorso incontrerà persone destinate a lasciare un segno nella sua vita e, soprattutto, Marta, con la quale instaurerà una relazione che lo porterà a mettere in discussione il suo modo di vivere i sentimenti e di rapportarsi con gli altri.
La forza del film sta soprattutto nello sguardo di Troisi sul protagonista: Gaetano non è il classico personaggio della commedia italiana, sicuro di sé e pronto ad affrontare ogni ostacolo con determinazione. È un uomo pieno di incertezze che, proprio attraverso le proprie fragilità, riesce a diventare vicino allo spettatore.
Girato in gran parte in lingua napoletana, Ricomincio da tre rompe anche alcuni schemi del cinema dell’epoca, portando sullo schermo un’identità locale capace di parlare a un pubblico nazionale. Il dialetto non è un semplice elemento caratteristico, ma uno strumento narrativo che restituisce autenticità ai dialoghi e ai personaggi. Il risultato fu un caso cinematografico: il film ottenne un enorme consenso di pubblico e critica, conquistando due David di Donatello – tra cui quello per il miglior film e quello per il miglior attore protagonista a Troisi – oltre a quattro Nastri d’argento e numerosi altri riconoscimenti.
Rivederlo oggi significa ritrovare un film capace di parlare con semplicità di cambiamenti, paure e desideri, senza mai perdere il tono leggero della commedia. Ricomincio da tre resta il punto di partenza di una delle voci più originali del nostro cinema: un film in cui Massimo Troisi non si limita a interpretare un personaggio ma definisce un nuovo modo di stare davanti alla macchina da presa.





Lascia un Commento