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Speravo de Morì Prima | La serie su Totti è l’epifania di un eroe popolare

Un grande cast (Castellitto, Scarano, Tognazzi) e una grande messa in scena per lo show di Sky

Speravo de Morì Prima
C'è solo un Capitano

ROMA – In linea di massima, chi sta scrivendo, vede raramente i trailer. Raccontano fin troppo, lo spoiler c’è (ma non si vede) e rovinano il gusto della visione totale di una serie o di un film. Ma con lo show sul Capitano no, impossibile resistere. Ed ecco il click al primo trailer, con una domanda: ci saranno riusciti? Appena guardate quelle immagini, il dubbio: forse si è osato troppo; troppo forte nell’immaginario la faccia venuta da Porta Metronia, troppo forte il timore dello sbaglio. Come quando all’ultimo minuto provi il colpo ad effetto invece di giocare facile come vorrebbe il mister. Poi, però, abbiamo visto in anteprima la serie. E sì, ora possiamo finalmente scriverlo: Speravo de Morì Prima di Luca Ribuoli è l’epifania immaginìfica di un eroe popolare.

Pietro Castellitto è Francesco Totti in Speravo de Morì Prima
Pietro Castellitto è Francesco Totti in Speravo de Morì Prima

Divertenti, emozionanti, gagliarde, pop, a tratti addirittura oniriche: sei puntate (dal 19 marzo su Sky Atlantic, in on-demand e su NOW) in cui la sceneggiatura di Stefano Bises, Michele Astori e Maurizio Careddu mischia vita, gol e miracoli del figlio di Roma. Quel Totti che, oltre essere capitano della squadra che amava fin da bambino, è diventato metafora di gloria e di amore. Un amore genuino, forse infantile, ma puro. Che sia su uno striscione o su un muro del Rione Monti, è indissolubile il legame che si è creato e proprio questo fa da cornice alla serie, dove spicca un grande cast che, tra smorfie e inflessioni, ha cercato di evocare – più che imitare, importante ricordarlo – i personaggi: Pietro Castellitto mette in scena il sogno che aveva da bambino, Greta Scarano diventa una Ilary Blasi perfetta, e Gianmarco Tognazzi sfuma e approfondisce il “villain” Luciano Spalletti. Ma la menzione speciale va a Monica Guerritore e Giorgio Colangeli, nei ruoli non facili di mamma Fiorella e di papà Enzo.

Speravo de Morì Prima
Castellitto e Greta Scarano

Ed è inutile girarci attorno, gran parte della serie – tratta da Un Capitano, il libro di Totti e Paolo Condò – ruota attorno al conflitto (sportivo, umano e ideologico) che ha impegnato per giorni inchiostro e parole. Titoli, conferenze stampa, interviste, frecciate e l’opinione romana che ci mise un attimo a scegliere, schierandosi naturalmente dalla parte di un capitano diventato imperatore. Un conflitto che di fatto ha scavato gli ultimi giorni del Totti calciatore, culminati il 28 maggio 2017. Quella sera i sessantacinque mila dello Stadio Olimpico vennero completamente travolti da un dolore lancinante. Quel dolore, che si rispecchiava negli occhi di una divinità ormai umana, era il dolore di tutti. Coloro che l’hanno odiato, coloro che l’hanno invidiato e coloro che l’hanno adorato.

Castellitto sullo sfondo, davanti Gian Marco Tognazzi nei panni di Spalletti
Castellitto sullo sfondo, davanti Gian Marco Tognazzi nei panni di Spalletti

Non era facile tradurre per immagini Francesco Totti senza renderlo una maschera poco credibile. Eppure il senso della serie va addirittura oltre il mito e la religione calcistica, trattando con sincerità un tema nevralgico: la fine. E Totti ne è l’emblema: non è facile accettare l’uscita di scena dopo aver sfidato il tempo, quello che corre più veloce di tutti. Un fermo immagine, un gol da replay, la passione di Roma urlata in faccia, aggrappata ad una leggenda costretta a scendere da una giostra che ha girato per quasi trent’anni. Più del gioco del calcio, più di una maglia giallorossa le sei puntate spiegano quanto Totti sia un archetipo e un concetto universale. Ecco perché Speravo de Morì Prima parla di Totti, di Roma ma – in particolar modo – parla di tutti noi…

Qui il trailer della serie:

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