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Lovecraft Country, fantascienza pulp e la storia del razzismo in America

Tra mostri tentacolari e suprematisti bianchi, la serie ideata da Misha Green debutta su Sky

lovecraft country

ROMA – Quando, nel 2016, Matt Ruff diede alle stampe Lovecraft Country, Barack Obama era ancora (per poco) il Presidente degli Stati Uniti d’America. Il 20 gennaio 2017 il primo inquilino afroamericano delle Casa Bianca lasciò infatti il posto a Donald Trump, il tycoon che in questi giorni si contende la presidenza con Joe Biden. Solo quattro giorni dopo Jordan Peele presentò Get Out al Sundance. Primo tassello di una rivoluzione narrativa che raccontava l’esperienza dei neri in America attraverso l’horror. Oggi Peele è il produttore esecutivo, insieme a J.J. Abrams, di Lovecraft Country, la serie HBO – disponibile su Sky dal 31 ottobre – ispirata al romanzo di Ruff e ideata da Misha Green.

  • Leggi anche: Jordan Peele, e l’America razzista di Lovecraft Country
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Una scena di Lovecraft Country

La storia del razzismo in America sotto forma di serie tv horror sci-fi che prende le mosse dai racconti di uno dei più grandi scrittori di letteratura horror considerato il precursore della moderna narrativa di fantascienza, H.P. Lovecraft. Il padre della weird fiction che, oltre a essere uno degli scrittori più di successo di inizio XX secolo, era anche un omofobo razzista. Ruff, e di conseguenza la Green, ambientano Lovecraft Country nella città in cui lo scrittore ha basato molte delle sue storie dell’orrore. Lo fanno grazie a Atticus Freeman (Jonathan Majors), veterano della Guerra di Corea che, nell’America segregazionista degli anni Cinquanta, parte insieme allo zio George (Courtney B. Vance) e all’amica d’infanzia Leti (Jurnee Smollett) alla ricerca del padre Montrose (Michael Kenneth Williams), scomparso in circostanze misteriose.

Una scena di Lovecraft Country

Una serie che intreccia l’intrattenimento pulp, fatto di mostri e creature terrificanti, con il racconto di un altro tipo di orrore, quello vissuto dalla comunità afroamericana vittima del pregiudizio, delle angherie e della violenza dei bianchi, mostri ancor più spaventosi di quelli in cui s’imbattono i tre protagonisti fin dal primo, spielberghiano, episodio. Visivamente affascinante per la ricostruzione dell’America degli anni Cinquanta, tra colori vividi e scenografie curate nei minimi dettagli, Lovecraft Country omaggia le fotografie di Gordon Parks e cita James Baldwin mentre lancia messaggi amaramente ironici affidati a cartelloni pubblicitari (There’s no way like the American way).

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Uno degli omaggi di Lovecraft Country a George Parks

Tutto, dagli autobus divisi tra white e colored people a poliziotti violenti, rimanda al problema del razzismo in America. Un problema che persiste ancora oggi e che Lovecraft Country racconta attraverso una metafora intrecciando la Storia alla fantascienza. Il risultato è altalenante, con episodi più incisivi di altri, ma lo sforzo di creare un racconto ibrido capace di abbracciare denuncia e intrattenimento è senza dubbio notevole grazie anche alle ottime prove dei suoi protagonisti. Similmente a Watchmen che, partendo dai fumetti di Alan Moore, ha intessuto un racconto sull’esperienza di più generazioni di neri in America, Lovecraft Country parte da una base letteraria sci-fi.

Una scena della serie

Il risultato però è sbilanciato a favore della serie di Damon Lindelof che realizza un’opera impeccabile grazie anche all’approfondimento sui personaggi e le motivazioni che li muovono. In Lovecraft Country, invece, tutto sembra rimanere in superficie quando si tratta di Atticus, Leti e George. Eppure sono loro i protagonisti di questa storia verso i quali dovremmo provare un coinvolgimento tale che va oltre la loro lotta con mostri o suprematisti bianchi. Vederli maggiormente immersi in una quotidianità fatta dei problemi reali con cui la loro comunità aveva e ha a che fare avrebbe sorretto più saldamente la critica sociale e razziale alla base Lovecraft Country.

Qui potete vedere il trailer di Lovecraft Country:

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