ROMA – Ospite della nostra casa Hot Corn alla XX edizione della Festa del Cinema di Roma, il regista Gianluca Manzetti ha raccontato la genesi e lo sviluppo, anche registico, di Dedalus, il suo ultimo film. In un’intervista condotta da Dario Cangemi, Manzetti ha approfondito non solo la lavorazione dell’opera, ma anche una riflessione più ampia su quanto, oggi, siamo condizionati dai social network.
La genesi di un film “glocal”
Dedalus nasce dal desiderio di indagare il potere che i social esercitano sulle nostre vite. Manzetti ha spiegato come l’idea sia venuta dall’osservazione di un mondo sempre più competitivo, dove il bisogno di visibilità e consenso è diventato una forma di sopravvivenza. Il regista ha definito il suo film “uno Squid Game all’italiana”, un racconto teso e claustrofobico che unisce tensione, critica sociale e identità nazionale.
Trama e significato
La storia ruota attorno a sei content creator selezionati per partecipare a un misterioso contest chiamato “Dedalus”. Il gioco promette fama e ricchezza, ma ben presto si trasforma in un incubo: le sfide diventano sempre più estreme, e i partecipanti si trovano intrappolati in un meccanismo di potere e manipolazione. Dedalus, però, non è un film sui social, bensì un film sul potere dei social. Il vero cuore del racconto è la nostra dipendenza dal giudizio, dall’attenzione e dal bisogno di apparire. I protagonisti, pur diversi tra loro, rappresentano le sfaccettature di una generazione che vive tra il desiderio di autenticità e la prigione della performance continua.
Qui la nostra video intervista:





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