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VENEZIA 82 | Father Mother Sister Brother: Jim Jarmusch racconta la famiglia in tre atti

Il nuovo film rappresenta un ritorno a una dimensione più intima e riflessiva, in linea con opere come Paterson e Solo gli amanti sopravvivono.

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VENEZIA – Cinque anni dopo il suo film sugli zombie I morti non muoiono, Jim Jarmusch torna con Father Mother Sister Brother, un film intimo e misurato che debutterà in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025. È la prima volta che il regista statunitense partecipa alla competizione veneziana (nel 2003 aveva presentato fuori concorso Coffee and Cigarettes), nonostante una lunga carriera segnata da presenze regolari nei principali festival internazionali. Distribuito da MUBI, il film riunisce alcuni dei suoi collaboratori più fidati, sia davanti che dietro la macchina da presa, per quello che lui stesso definisce un “film anti-azione”, costruito su silenzi, dettagli e sfumature emotive. Il cast è composto da Tom Waits, Adam Driver, Mayim Bialik, Charlotte Rampling, Cate Blanchett, Vicky Krieps, Sarah Greene, Indya Moore, Luka Sabbat e Françoise Lebrun. 

Con dei personaggi sospesi tra diversi continenti e tensioni familiari irrisolte, il film si articola in tre episodi (Father, Mother e Sister Brother) che esplorano le dinamiche tra figli adulti e genitori distanti o invecchiati, e i legami silenziosi ma profondi tra fratelli e sorelle. Ogni parte è ambientata in un luogo diverso: il New Jersey rurale, Dublino e Parigi. In Father, i fratelli Jeff ed Emily (Driver e Bialik) fanno visita al padre eremita (Waits) tra i boschi del Nord-Est americano. In Mother, Lilith e Timothea (Krieps e Blanchett) si confrontano con la madre scrittrice e schiva (Rampling) in Irlanda. Infine, Sister Brother segue i gemelli Skye e Billy (Moore e Sabbat) che tornano nel loro appartamento parigino per affrontare una tragedia familiare. 

Ogni parte è minimale, profondamente osservata, divertente, ma anche malinconica”, ha dichiarato Jarmusch. Il tono si riflette anche nel linguaggio visivo, affidato a due direttori della fotografia d’eccezione: Frederick Elmes e Yorick Le Saux. La scenografia, curata da Mark Friedberg e Marco Bittner-Rosser, definisce con precisione l’atmosfera di ogni episodio. Il montaggio di Affonso Gonçalves lascia spazio ai silenzi, permettendo alle emozioni di emergere. Le musiche, firmate dallo stesso Jarmusch con Anika, sono usate con grande parsimonia. “È un film molto sottile, molto silenzioso”, ha spiegato il regista. “Non voglio che la musica lo spinga troppo in una direzione. È un film divertente e triste, non ha bisogno di altro.” 

Da sempre geloso della propria autonomia creativa, Jarmusch ha sottolineato di volere pieno controllo sul montaggio e sulla scelta dei collaboratori. “Gli attori sono come animali selvatici da radunare”, ha dichiarato. “E alla fine, tutto deve essere fatto a modo mio”. 

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