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Lulu Wang: «Io, The Farewell e il cinema come appartenenza»

Tra bugie, Awkawafina e identità: la regista del film rivelazione dell’anno si racconta

Lulu Wang. Foto di Ernesto S. Ruscio/Getty Images for RFF

ROMA – Il suo era uno dei titoli più attesi tra quelli annunciati nella selezione ufficiale della Festa del Cinema. Lulu Wang, dopo il fortunato passaggio al Sundance e il successo ottenuto al botteghino d’oltreoceano, ha presentato a Roma The Farewell – Una buona bugia. Un film nato dall’esperienza diretta della regista: la diagnosi di un tumore maligno alla sua Nai Nai, la nonna paterna. Una verità che l’intera famiglia decide di tenere nascosta nonostante i dubbi della Wang. Una pellicola capace di dosare alla perfezione dramma e commedia parlando di identità, famiglia, lutto e del peso che dobbiamo portare per rendere più leggero il cuore di chi amiamo.

Lulu Wang al photocall di RFF14. Foto di Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for RFF

LA STRUTTURA «Nell’approcciarmi alla sceneggiatura volevo discostarmi dalla struttura tipica di una dramedy e approfondire la lotta tra il desiderio di Billie di rilevare il segreto a sua nonna e rispettare la volontà della famiglia. E ho pensato che se il climax non era la rilevazione, la bugia sarebbe diventata una distrazione. Per me c’era un carico emotivo più grande scegliendo questo approccio. Inoltre volevo rimanere fedele a quello che è realmente accaduto. Questa bugia mi disturbava e ho seguito la realtà dei fatti aggiungendo solo qualche dettaglio. Quel viaggio emotivo e la sensazione di dover dire addio ad una persona amata, però, sono autentici».

Lulu Wang e Awkwafina sul set del film

LE TRADIZIONI «Volevo esplorare i sentimenti di qualcuno che ritorna e cerca la proprie radici e mostrare che, in realtà, è un pesce fuori d’acqua. Molte persone che tornano nel proprio Paese d’origine si rendono conto che non appartengono più a quel luogo. Quando cerchi la tua infanzia, ti rendi conto che non c’è più. Tutti sono cambiati e lo sei anche tu. Billie va in Cina convinta di dover dire addio a sua nonna ma, in realtà, sta anche dicendo addio a se stessa. Trovo molto interessante che le tradizioni cinesi, e più in generale ogni tipo di tradizione, siano molto più seguite e sentite da chi da quel Paese è emigrato rispetto a chi ci vive. Oggi molti cinesi si sposano in chiesa con l’abito bianco anche se non sono cattolici, chi è emigrato invece sceglie gli abiti e i riti tradizionali. In ogni città ci sono delle Chinatown ricreate dalle persone che hanno nostalgia della loro casa».

Una scena di The Farewell

L’APPARTENENZA «A sei anni mi sono trasferita con i mei genitori dalla Cina all’America. Non sentivo mai un’appartenenza, mi trovavo sempre a disagio. Poi ho capito che potevo appartenere ad ogni luogo e ispirarmi a tutti quei cineasti che si muovono tra mondi diversi. Ad esempio tra i registi o i film che mi hanno influenzata per The Farewell ci sono Roy Andersson, Mike Leigh, Forza Maggiore, Federico Fellini e Kore-Eda. Ma sono anche cresciuta con Woody Allen e Alexander Payne: sono parte della mia voce, qualcosa a cui non posso sfuggire».

Una scena del film

NAI NAI «Nai Nai? Si basa su mia nonna. Conoscevo le sue dinamiche, non ho avuto bisogno di sforzarmi per creare il personaggio. L’attrice che la interpreta, Zhao Shuzhen, è il suo contrario. Sul set del suo ultimo film la chiamavano “micina” per il suo temperamento dolce e all’inizio si è trovata a disagio a doverla interpretare. A fine riprese, invece, mi ha detto: “Sono così triste all’idea di doverla lasciare, mi ha dato così tanta forza”».

La vera Nai Nai di Lulu Wang

LE RIPRESE «È stata un’esperienza intensa quella di girare in Cina, con tutta la mia famiglia e addirittura sulla vera tomba di mio nonno. Ma, al tempo stesso, è stato anche molto spirituale. È stato il mio modo di rendere omaggio alla mia famiglia. Mio nonno voleva diventare uno scrittore ma non ci è riuscito. Molti suoi amici m hanno detto che sto realizzando il suo desiderio».

Lulu Wang e il direttore della fotografia Anna Franquesa Solano

AWKWAFINA «Anche lei non tornava in Cina da molti anni. È crescita senza genitori: sua madre è morta quando era piccola e suo padre non è mai stato molto presente. La sua guida era la nonna paterna. Parlando degli attori che interpretavano sua madre e suo padre: “Questi sono i genitori che non ho mai avuto”. È stato un percorso molto emotivo ed è riuscita ad esprimere tutto il disagio, il dolore e l’isolamento di Billi».

Una foto dalla pagina Instagram di Awkwafina

LA FAMIGLIA «La reazione dei miei genitori? Sono molto sorpresi dal successo del film. Una volta finita gli ho fatto leggere la sceneggiatura e gli ho chiesto un parere. Mio padre mi ha detto: “È tutto molto autentico ma perché mai dovrebbe interessare a qualcuno?”. Tutti nella mia famiglia pensavano sarebbe stato un filmetto e non s’immaginavano che avrebbe avuto una tale risposta universale. Per loro è strano vedere tutta questa commozione per una reale emozione della nostra famiglia».

  • Una famiglia, la scrittura di Lulu Wang e la struggente bellezza di The Farewell

Qui potete vedere il trailer di The Farewell:

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