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L’Opinione | Perché Suspiria è molto più di un semplice remake

Guadagnino parte dal cult di Argento e realizza un film ambizioso e personale. Disponibile su CHILI

Una scena di Suspiria di Luca Guadagnino.

Una folgorazione. Una visione del cult di Dario Argento da parte di un Luca Guadagnino tredicenne e una promessa fatta a se stesso: «Un giorno realizzerò il mio Suspiria». Trent’anni dopo il regista palermitano ha tenuto fede a quel patto realizzando un film ambizioso, coraggioso, personale. Perché il Suspiria di Guadagnino – lo trovate su CHILI -, con buona pace di chi si aspettava una copia carbone dell’originale, parte sì da una fitta pioggia, come quella dell’incipit argentiniano, ma prosegue in tutt’altra direzione. Ambientato nella Berlino Ovest del 1977, il film, suddiviso in sei atti e un epilogo, guarda alla situazione politica e sociale dell’autunno tedesco come elemento fondamentale della narrazione.

Dakota Johnson in Suspiria di Luca Guadagnino.
Dakota Johnson è Susie Bannion in Suspiria.

La giovane Susie Bannion di Dakota Johnson, dopo essersi lasciata alle spalle l’Ohio e i precetti Amish della sua famiglia, entra a far parte dell’illustre scuola di danza Markos Tanz Company diretta da Madame Blanc (Tilda Swinton). Un edificio posto davanti una porzione di muro, in una Berlino divisa e in conflitto, agitata dalle azioni terroristiche della RAF. Una sottotrama sviluppata sullo sfondo, attraverso radio, tv e giornali, ma esplicito parallelo dei dissidi interni alla compagnia. Ad unire queste due realtà la figura di un’anziano psicoterapeuta, Josef Klemperer, collante tra la storia tedesca – sua moglie Anke, interpretata da Jessica Harper, svanì nel nulla durante la Seconda Guerra Mondiale – e quella che si consuma tra le stanze della compagnia da cui una sua paziente è sparita.

Mia Goth, Dakota Johnson e, sullo sfondo, il muro di Berlino.

È grazie a lui che il film assume (anche) i contorni di una riflessione sul senso di colpa e la vergogna con cui, proprio in quegli anni, la Germania post Nazismo stava facendo i conti. «Una madre può sostituire tante persone, ma non può essere sostituita» recita un quadro all’uncinetto affisso nella casa natale di Susie all’inizio del film. Perché Suspiria parla sì di femminile e maternità ma anche di Madre Patria e di ciò che, nel bene e nel male, si è disposti a compire ciecamente e (in)consapevolmente in suo nome. Merito della stratificata sceneggiatura di David Kajganich, già autore di una delle migliori serie dell’anno, The Terror.

Il quadro ricamato all’uncinetto appeso nella casa natale di Susie.

Se, quindi, l’ambientazione temporale e la danza nel film di Dario Argento erano elementi marginali, ecco allora che il regista di Chiamami col tuo nome li eleva, caricandoli di significato. Le coreografie di Damien Jalet, protagoniste di due dei momenti più orrorifici di un horror atipico, sono la chiave per decifrare la protagonista, molto diversa dalla ballerina interpretata dalla Harper. La fotografia brillante di Luciano Tovoli, poi, lascia spazio a quella sabbiosa e velata di Sayombhu Mukdeeprom che sottolinea l’angoscia psicologica e storica in cui Suspiria prende vita.

Uno dei frammenti onirici presenti in Suspiria.

Sorretta da un una regia raffinata e dettagliata parte della riuscita della pellicola è data dal montaggio di Walter Fasano, abilissimo nel dare ritmo alla coreografia filmica immaginata da Guadagnino, tra college visivi, omaggi alla fotografia di Francesca Woodman e parentesi splatter. Un film in cui il sonoro, fatto di respiri, aria squarciata da corpi in movimento e carni lacerate, è intervallato dalla score di Thom Yorke capace di riunire musicalmente tutte le anime di un’opera caleidoscopica che parla di streghe, madri, Olocausto, femminismo, potere, arte e colpe. Ma, sopratutto, amore. Come quello di due iniziali incise su un muro che sopravvivono alla Storia.

Volete (ri)vedere Suspiria? Lo trovate su CHILI

  • Dakota Johnson:«Suspiria un trauma? No, è stato una gioia assoluta»
  • Luca Guadagnino: «Le mie visioni di Suspiria, tra Argento e Fassbinder»
  • Thom Yorke:«La score di Suspiria? Credevo Guadagnino fosse pazzo» 
  • La Sorpresa | Perché The Terror è una delle serie dell’anno

Qui potete vedere il trailer di Suspiria:

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