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TOP CORN | Sorry We Missed You, Ken Loach e quel film di cui avevamo bisogno

Una famiglia come tante e un lavoro precario. Loach torna alla grande con una storia attualissima

Sorry We Missed You di Ken Loach
Materiale resistente: la famiglia di Sorry We Missed You di Ken Loach

ROMA – La nostra storia inizia nel 1993. Il protagonista di Piovono Pietre, Bob, possiede un furgone dal quale dipende tutta la sua vita. Quando il mezzo gli viene rubato, l’uomo si dispera. Senza soldi non può comprare l’abito per la prima comunione della figlia. Prova a chiedere aiuto ad un usuraio, allora, ma non è la soluzione giusta. Quella arriva solo alla fine, a un passo dal baratro, con il trionfo della giustizia quasi fiabesco. Ventisei anni dopo, il nuovo eroe di Ken Loach in Sorry We Missed You si chiama Ricky: compra un furgone per diventare un corriere e mettersi a disposizione di un’azienda di consegne. Ma i tempi sono diversi, non c’è alcuna giustizia e se è ancora vero che sulla classe operaia piovono pietre sette giorni su sette, adesso tutto sembra più complicato.

Sorry We Missed You
Il temibile capo di Ricky

Il precariato non colpisce solo i ragazzi che non sanno cosa fare “da grandi”, ma anche i loro padri e le loro madri. E se quando ti dicono «Lavori con noi e non per noi. Ti sta bene?» il buon senso ti inviterebbe a pensarci sopra più di una volta, non ti sogneresti mai di rifiutare. Ricky e la moglie Abby sono una coppia innamorata e amorevole coi propri figli, ma i turni massacranti, quelli che proprio non si possono rifiutare perché altrimenti chi mai potrebbe farli al posto tuo, finiscono per allontanarli e per minare la solidità di una famiglia in cui la crisi dei singoli mette a repentaglio un equilibrio di per sé molto complesso.

Sorry We Missed You
Un altro momento di Sorry We Missed You

Sorry We Missed You è un dramma emozionante come pochi altri in cui Loach dimostra la sua grandezza di narratore facendo risuonare le parole di Paul Laverty in immagini minimali, ma fortissime. La goffaggine di Ricky nei primi giorni di lavoro, la dolcezza di Abby che si prende cura a domicilio dei «suoi vecchietti», gestendo gli incastri familiari dal cellulare, il sorriso di Seb, primogenito problematico ma buono, la solitudine della piccola Liza, che a volte sembra portare sulle sue spalle il peso di quella vita. Non c’è momento del film in cui non crediamo a quello che vediamo. Ogni sequenza, ogni battuta. Sembra di aver già vissuto tutto in prima persona. Magari quando si era alla ricerca di un nuovo impiego, dopo averne perso malamente un altro.

Sorry We Missed You
La famiglia di Sorry We Missed You

Sorry We Missed You (“Scusa, non ti abbiamo trovato”, ma anche “Scusa, ci sei mancato”) è la frase del cartello che Ricky lascia ai clienti che non si fanno trovare, ma è anche la nostalgia per una situazione familiare più rassicurante. Una frase, ci sei mancato, che pur senza essere mai pronunciata dalla moglie e dai figli di Ricky torna come un grido di disperazione. Loach dunque mostra in maniera encomiabile come il precariato si insinui nella vita delle persone, minando le certezze basilari e danneggiando il senso di gruppo. Oggi ogni lavoratore è un mondo a sé, ci si guarda in cagnesco, non esiste un “tutti”. Qual è allora il pericolo per Ken? Il fatto che si possa credere, anche solo per un secondo, che quella schiavitù sia una forma di libertà. Di libero, ci dice il regista, ci sono solo i rischi che un lavoratore come Ricky prende ogni giorno. Chi può garantire sicurezza allora? Solo il ritorno ad una collettività condivisa.

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  • Qui potete vedere il trailer di Sorry We Missed You

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