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Savage State | David Perrault, i coloni e quel western francese tutto al femminile

David Perrault e un viaggio tra etica e terre selvagge da riscoprire in streaming. Dove? Su Prime Video

Savage State
Savage State e la famiglia protagonista del film di David Perrault.

MILANO – Per il nostro lungo viaggio nel West della nostra rubrica West Corn (qui trovate tutte le puntate), questa volta ritorniamo nel 1861, ovvero quando in Europa Napoleone III riporta la Francia al rango di potenza imperiale e il Piemonte di Cavour si appresta a unire l’Italia sotto la corona di Vittorio Emanuele II. Ecco, in quel periodo storico, gli Stati Uniti iniziavano a vivere il dramma della guerra civile: il sogno dell’indipendenza e il mito dell’unicità americana erano in pericolo, così come lo erano le persone che vivevano quel tempo, costrette a schierarsi e a farsi carico delle conseguenze della guerra (allora) più sanguinosa di sempre. In questo scenario, nello Stato del Missouri – già francese, ma venduto con la Louisiana da Bonaparte all’inizio del secolo – si colloca Savage State, un western francese del 2020 tutto al femminile che riesce ad essere allo stesso tempo intimista e avventuroso. Possibile? Sì.

Le protagoniste di Savage State
Le protagoniste di Savage State, la famiglia francese nel West.

Girato e scritto da David Perrault e passato inosservato in Italia, ora è finalmente su Prime Video in flat e segue le disavventure di una famiglia altolocata francese composta da padre, madre e tre figlie. Sono dei coloni aristocratici, dei privilegiati con tanto di servitù afroamericana a carico che provano a riproporre negli Stati Uniti i modelli di vita parigini, tra danze, arredamenti e drappi che sembrano ispirati ai quadri di Degas e Manet. Tutto va bene, ma ad un certo punto, senza preavviso, il mondo viola quegli ambienti protetti (bellissima la scena del soldato al ballo, che richiama quella ancor più conturbante di The Square di Ostlund) e la famiglia, impaurita e delusa, sceglie di tornare in Francia, dove potrà provare a ricostruirsi una vita senza l’incombenza di un conflitto e di una violenza a cui i più elitari precettori non hanno preparato le loro figlie.

Da Parigi al West: madre e figlia sulla diligenza

Il problema è che la situazione è già compromessa nel Paese, e la sua pericolosità fa sì che si debba pagare un mercenario armato per far da guardia del corpo (Kevin Janssens) e che la comoda carrozza si trasformi in una ingombrante diligenza stracolma di bagagli. Ecco dunque in un attimo, il viaggio verso l’Europa che diventa l’attraversamento – a ritroso – di un mondo regredito allo stato selvaggio (da cui il titolo), ostile e imprevedibile, in cui tutto viene rimesso in discussione e attraverso cui le ragazze matureranno e scopriranno tante cose sulla vita reale, liberandosi dalla bolla patriarcale che le ha cresciute, per ripartire da zero e consapevolmente.

Una scena di Savage State
Un’altra scena di Savage State

No, non è il primo western femminile e femminista. Ma se, ad esempio, con The Homesman, Tommy Lee Jones aveva scelto di mostrarci la condizione della donna del West (tra realismo e indignazione), Perrault preferisce lanciarci una provocazione, seppur irrealistica: ribalta la storia dei rapporti sociali e ci mostra una fittizia presa del potere delle donne, e per di più lo fa utilizzando uno scenario che è – per antonomasia, si sa – il luogo privilegiato del maschile: il film western. Con Savage State sono le donne a sparare, a comandare bande armate, a contendersi un ragazzo-trofeo, a sopravvivere al caos e, soprattutto, a guidare per mano lo spettatore attraverso la lettura più importante che il film vuole darci rispetto al suo soggetto: la colpevolezza degli uomini (questa volta da intendersi come ‘individui maschili’, non come specie).

Alice Isaaz e Kevin Janssens
Alice Isaaz e Kevin Janssens

La tesi-denuncia è lineare: la guerra civile americana e il mito fondativo del West che in parte ne è conseguito nella narrazione classica, non sarebbero altro che le premesse del grande errore storico di fondare la società umana unicamente sui valori maschili. La forza fisica, l’avida vigliaccheria e una gretta ignoranza (questo sono gli uomini nel film) sarebbero di fatto prevalsi approfittando del disordine e avrebbero stabilito i canoni valoriali su cui il nostro mondo è stato costruito. Un mondo che inevitabilmente rispecchia le fondamenta su cui poggia, le quali sono basate su istinti animali, irrazionali e violenti, a cui il film prova a contrapporre una diversa concezione del potere e delle relazione, fondandola sulla libertà, sull’aperto confronto e sul riconoscimento dell’altro anche dal punto di vista della comprensione emotiva.

Savage State: un western al femminile
Savage State: un western al femminile

E così si capisce anche la particolare estetica del western che si trova in questo film: una sorta di Medioevo oscuro, a metà tra quello reale dei re taumaturghi che precedette la formazione degli Stati Nazionali, e la nebbiosa Emilia esoterica degli horror del Pupi Avati Anni ’70. Non è una novità il fatto che il western europeo provi il parallelismo tra la sua età pre-moderna e il West, ma questa volta non sembra essere (solo) una questione di superiorità del Vecchio Continente rispetto al Nuovo, perché diviene ulteriore metafora dell’altezza delle doti del femminile confrontate al maschile, per cui gli Stati Uniti e il loro Medioevo West rappresentano l’uomo e la stoltezza dei suoi orizzonti, mentre la modernità europea e Parigi rispecchiano l’etica della donna e un nuovo mondo possibile, reso possibile anche dal simbolico e ri-fondativo voodoo sul finale di cui non vi diciamo troppo. Recuperatelo.

  • Appassionati di West? Qui la nostra rubrica WestCorn
  • VIDEO | Qui il trailer di Savage State:

 

 

 

 

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