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Io & il cinema | Massimo Boldi: «Totò, Jerry Lewis, Marilyn Monroe e le mie passioni»

I primi film, l’attore, i cult. L’attore racconta il suo cinema e rivela il prossimo film con Pupi Avati

Da Totò a Marilyn: Massimo Boldi racconta attori e film preferiti.

BENEVENTO – «Il mio prossimo film? Non sarà un cinepanettone e nemmeno una commedia. Interpreterò un ruolo drammatico». Lo dice senza troppi giri di parole, cominciando subito a raccontare una nuova sfida che arriva dopo il ritorno in coppia con Christian De Sica in Amici come prima, primo incasso italiano dell’anno della stagione appena conclusa. «Questa volta cambio tutto e ritorno a lavorare con Pupi Avati, con cui già avevo fatto Festival nel 1996. Il film si chiamerà Il tepore del ballo, la sceneggiatura è già stata scritta e ruota attorno alla vita di Giuseppe Sgarbi, il padre di Vittorio». Settantatré anni e una carriera lunga quasi quarantacinque anni – il primo film è del 1975, Due cuori una cappella a fianco di Renato Pozzetto (lo trovate in streaming su CHILI) – Massimo Boldi però non è solo un attore, ma anche un grande esperto e fine conoscitore di cinema. «Perché il cinema è la mia vita. Non è una frase ad effetto, è proprio così: ho fatto tanta televisione, inventato slogan, ma durante la mia carriera la mia meta è sempre stata il cinema. E l’emozione in sala è sempre uguale». E allora questa volta abbiamo deciso di chiedere a Boldi passioni, amori e film del cuore, dalla prima folgorazione fino ai film più recenti.

1975: il debutto al cinema a fianco di Renato Pozzetto in Due cuori, una cappella.

«Il mio primo consiglio? Andate a recuperarvi Louis de Funès, titoli come I gendarmi di Saint-Tropez o Tre uomini in fuga. In Italia viene ricordato poco, ma è stato un genio assoluto della comicità». Il cinema prima del cinema quindi, perché per Boldi l’amore per i film c’era prima di girare su un set: «E aveva un nome ben preciso: Ercole Angiolini, che altri non era che il proiezionista del Cinema Centrale. Io avevo sei anni, ma ero già talmente appassionato di cinema che volevo seguirlo per capire come funzionasse la macchina che creava quella magia».

Louis de Funès nel 1964 in un film della serie I gendarmi di Saint-Tropez

Siamo a Luino, sul lago Maggiore, e durante un’estate il signor Ercole porta nel cortile di casa Boldi un proiettore per la gioia di grandi e piccoli: «Erano gli anni Cinquanta, vidi così i primi film al cinema, con un sistema di amplificazione assurdo, in cortile. Difficile dire quale fosse stato il primo film visto, forse Topolino nel paese dei giganti, un cortometraggio animato che vidi grazie a mio nonno che mi aveva regalato un proiettore da 8mm. Tutto è cominciato così».

Da Topolino a Cipollino: da quel momento possiamo dire che la passione per il cinema non si è mai spenta…

«No, anzi, è aumentata, è diventata un’ossessione, tanto che poi al Derby negli anni Settanta facevo anche spettacoli notturni a fine serata, andavo a noleggiare i film alla San Paolo e poi ce li vedevamo con gli altri del locale. I primi film? Li vidi con i miei genitori, ricordo una passione infinita per Totò. Conoscevo le battute a memoria dei suoi film, bastava ci fosse qualcosa con lui e per me andava bene».

Dovesse dire qual è il suo film preferito?

«Difficile risposta, quasi impossibile perché ce ne sono tanti, troppi. Se proprio devo, dico qualcosa con Jerry Lewis, perché credo lui sia stato un anticipatore, un apripista assoluto. Quello che i Beatles fecero alla musica, Lewis lo fece al cinema, nessun dubbio. Cambiò le carte in tavola e niente fu come prima, solo che la critica glielo riconobbe molto tempo dopo. Succede sempre così. Chi fa cinema comico è criticato a prescindere».

Quanto è cambiato il cinema comico da allora?

«Molto. L’altro giorno parlavo con un produttore e gli ho chiesto se secondo lui oggi sarebbe possibile girare un film come Hollywood Party con il grande Peter Sellers. “Probabilmente no”, mi ha risposto. Il problema è che oggi ci sono molti film comici che non fanno ridere».

Qual è il suo film a cui è più legato?

«Ciascuno a modo suo è importante, non mi piace scegliere, ma senza dubbio Yuppies occupa un posto importante nel mio cuore perché è stato il primo vero film che ho girato da protagonista. Da un certo punto di vista ha anche lanciato la coppia comica con Christian (De Sica, nda). In fondo io e lui abbiamo inventato un genere senza nemmeno rendercene conto».

Boldi con Ezio Greggio, Jerry Calà e Christian De Sica e Massimo Boldi in Yuppies. In Italia il film uscì il 23 dicembre del 1986.

La scena che la commuove sempre?

«Molti passaggi di Ghost con Demi Moore e Patrick Swayze. Finisco sempre per piangere».

Colonna sonora preferita?

«Qui scelgo una canzone, più che una colonna sonora: Diamonds are a Girl’s Best Friend, cantata da Marilyn Monroe ne Gli uomini preferiscono le bionde del 1953. Ho sempre amato Marilyn, sono anche stato sulla sua tomba a Los Angeles qualche anno fa. I miei preferiti sono i suoi film più divertenti, come A qualcuno piace caldo o Come sposare un milionario, mentre Gli spostati, per esempio, mi è sempre piaciuto poco».

Il regista con cui vorrebbe lavorare?

«In realtà in carriera di registi ne ho avuti pochi: Carlo Vanzina, Neri Parenti, Enrico Oldoini che si sono alternati spesso. Mi piacerebbe lavorare con un regista adatto al mio tipo di comicità, potrei dire Matteo Garrone. Perché? Perché è folle. Se invece devo fare un nome impossibile allora dico James Cameron».

Deve organizzare una cena e può invitare chi vuole, personaggi di ieri e di oggi. Chi invita?

«Vediamo. Allora sicuramente chiamerei Totò, poi Jerry Lewis, quindi Stanlio e Ollio e, ovviamente, un posto lo terrei per Marilyn Monroe…».

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