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Due adolescenti e un aborto: perché dovreste vedere Mai raramente a volte sempre

Il film di Eliza Hittman è la cronaca di una decisione, il ritratto di un femminile schietto ed intimo

mai raramente a volte sempre

MILANO – Never Rarely Sometimes Always. Ovvero Mai Raramente A volte Sempre. Le quattro caselle del questionario a cui ogni ragazza o donna, prima o poi, si è ritrovata a dover rispondere. Anche Autumn (Sidney Flanigan), la protagonista del film di Eliza Hittman – in sala dal 13 agosto grazie a Universal Pictures-, adolescente di una cittadina della Pennsylvania rimasta incinta. Ma lei quel bambino non lo vuole e con la cugina Skyler (Talia Ryder), con cui dopo la scuola lavora come cassiera in un supermercato, decide di andare a New York in autobus per abortire, dato che nel suo Stato l’interruzione di gravidanza è vietata per i minori non accompagnati.

Una scena del film

Mai raramente a volte sempre, presentato al Sundance e vincitore dell’Orso d’Argento, gran premio della giuria alla Berlinale, ha una potenza narrativa e simbolica straordinaria. Mentre in Italia la pillola RU486 torna ad essere disponibile in day hospital in tutto il Paese (dopo che la governatrice dell’Umbria, Donatella Tesei, aveva annunciato di voler istituire un ricovero di almeno tre giorni) tutelando i principi alla base della legge 194, in America l’emergenza Coronavirus ha fatto declassare l’aborto a procedura non essenziale, facendo così ritardare tutte le interruzioni di gravidanza già pianificate. Un dramma per moltissime donne che, dati alla mano, in Italia come nel testo del mondo spesso faticano ad abortire – atto di per sé già drammatico – a causa dell’ostracismo incontrato nell’iter medico.

 Mai raramente a volte sempre
Una scena di Mai raramente a volte sempre

Il terzo lungometraggio della Hittman – dopo I Felt Like Love e Beach Rats – è un viaggio nel girone infernale della burocrazia dell’aborto. Autumn ha preso la sua scelta, per se stessa, per il suo corpo, per il suo futuro. Eppure compierla sarà una piccola odissea umana, tra la fatica per racimolare i soldi necessari per il viaggio e gli incontri sostenuti durante quei giorni, tra anti-abortisti e questionari che celano l’ombra di una violenza. Mai raramente a volte sempre è un film politico che parla di temi morali e di un Paese spaccato in due mentre racconta la storia di una ragazza come tante. Una ragazza che avremmo potuto essere noi spettatrici e che cerca di rivendicare il suo io in un mondo che sembra volerla schiacciare.

 Mai raramente a volte sempre
Un’immagine del film

La Hittman segue le sue protagoniste da vicino, con la macchina da presa che indugia su silenzi, riflessi, dettagli realizzando un ritratto del femminile schietto ed intimo, diviso tra molestie (a scuola, in metropolitana, a lavoro…) e la voglia di vivere la propria individualità in modo libero. Mai raramente a volte sempre è la cronaca di una decisione con cui la regista segna un passo importante nella rappresentazione delle gravidanze adolescenziali e dell’aborto sul grande schermo con un realismo che si avvicina al documentario. Se Juno mostrava con uno sguardo hollywoodiano la gravidanza di un’adolescente, Mai raramente a volte sempre mostra cosa significhi essere oggi una giovane donna, incinta o meno.

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Qui potete vedere il trailer del film :

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