in

Un documentario rivelazione e quella poetica vista da due cani randagi: Los Reyes

Diretto da Iván Osnovikoff e Bettina Perut, il documentario è stato premiato anche all’ultimo IDFA

los-reyes-documentary

ROMA – Inside Out aveva provato a dare una voce alle emozioni. Con tutt’altra natura, impostazione e linguaggio, i registi cileni Iván Osnovikoff e Bettina Perut, racchiudono quelle emozioni in una coppia di cani randagi, Fútbol e Chola. Magnifiche anime complementari che abitano a Los Reyes, storico skatepark di Santiago. L’opera, chiamata proprio Los Reyes – passata per l’ International Documentary Festival Amsterdam, dove ha vinto il premio speciale della giuria, e selezionata dal Film Society of Lincoln Center per il 19° Film Comment – è un po’ cinema, un po’ fotografia, un po’ documentario.

Fútbol e Chola.

È la sorniona e malinconica diapositiva del tempo che scorre. Silenzioso e svogliato, intemperante e divertente. Irrequieto e placido. Come i due piccoli, grandi protagonisti di Los Reyes. Incredibilmente perfetti nei tempi comici e sì, pure in quelli drammatici. Con la differenza che qui non c’è scrittura stabilita. Lo sanno Osnovikoff e Perut che, nei due anni di riprese, hanno volutamente spostato il focus del loro docu-film, dallo skate, esclusivamente su Fútbol e Chola.

Il Los Reyes di Santiago, Cile.

Si sentono discorsi e voci dei ragazzi in sottofondo, c’è lo scrocchio degli skateboard che sfrecciano sul cemento graffiato. Un po’ più in là, fuori dai confini di un regno fatto di un bellissimo nulla, il rumore delle macchine che passano. Non c’è mai musica. La macchina da presa fotografa e memorizza i dettagli di Fútbol e Chola: le zampe, i denti consumati, gli occhi lucidi, vispi, infiniti. Figure libere di provare quelle incondizionate emozioni. E, soprattutto, viverle, ci fanno capire i registi, nel loro più profondo significato. La rabbia di Chola, quando non può raggiungere quella palla da tennis logora, è purissima rabbia. La gioia quando giocano con i ragazzi del parco è gioia vera. Il disgusto del nobile Fútbol per gli altri cani è reale. La tristezza di Chola, è tristezza atroce.

Fútbol, Chola e l’inseparabile palla da tennis.

Così, dietro al lavoro tecnico e minuzioso dei due registi – la fotografia Pablo Valdés merita una citazione, così come tutto il comparto sonoro – Los Reys ci fa quasi toccare con mani e cuore quei due vagabondi. L’uno, l’estensione dell’altro. Un’inconsapevole coppia da cinema che, una volta scrutata in un’ora e venti di film, ci insegna che basterebbe così poco, in fondo. Che non avere nulla è, invece, avere tutto. Ed è poi naturale e tangibile l’empatia con cui Iván Osnovikoff e Bettina Perut – alla loro ottava collaborazione – approcciano ai due cani, facendoci di riflesso provare le stesse identiche sensazioni. Silenzi, attese, giorni e notti che non finiscono mai. Una bottiglia di plastica da tenere in bocca come fosse un l’oggetto più prezioso della Terra, un’irresistibile pozzanghera dove immaginare di poter nuotare. Una carezza sconosciuta come se fosse il bacio di un madre.

Fútbol.

Perché, nella semplicità animale, c’è uno stile poetico che la coppia di cineasti trasformano in narrativa in cui il centro sono Fútbol e Chola. Tra immagini sfavillanti, campi lunghissimi e primi piani in alta definizione, Los Reyes va a trasmettere uno spazio esistenziale avulso dalla figura umana. Ciononostante, c’è il senso della condivisione, dell’amicizia, della dipendenza e dell’accettazione. Racchiusa in un’opera senza etichetta ma dall’accecante bellezza. E allora la risposta a tutto, è impressa tutta in quelle quattro chiacchiere qualunque, in una palla che rotola, nell’abbaiare di Fútbol e Chola. E nell’essenziale vita che non finisce mai di scorrere.

  • Volete scoprire gli altri titoli della nostra rubrica? Li trovate qui: DocCorn

Qui potete vedere il trailer di Los Reyes:

Lascia un Commento

Il Grande Lebowski: Jeff Bridges, un White Russian e la genesi di un cult

Quasi Famosi, l’America di Cameron Crowe e quel sogno da sentire a tutto volume