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«La mia vita con Sacha Baron Cohen»: Emanuela Postacchini e il viaggio di Who is America?

Dalle Marche fino a Hollywood: dopo The Alienist, l’ascesa dell’attrice italiana continua

Emanuela Postacchini con Sacha Baron Cohen in una scena di Who Is America?

LOS ANGELES – «Fin da quando ero bambina ho avuto il desiderio di esibirmi davanti ad un pubblico», ci confessa Emanuela Postacchini, 26 anni, star nascente di Hollywood, originaria di Sant’Elpidio a Mare, nelle Marche. Ha studiato recitazione a Milano e Parigi («mia nonna è francese e lì trascorrevo lunghi periodi d’estate») prima di essere stata scoperta grazie a uno spot pubblicitario a fianco di Raul Bova. Vista di recente nel ruolo della cortigiana Flora nella serie Netflix The Alienist («potrebbe tornare nella seconda stagione ma è troppo presto per dirlo»), l’attrice italiana ora fa da spalla a Sacha Baron Cohen in quattro episodi del nuovo, provocatorio, show Who Is America? – in onda su Sky Atlantic -, dove la vediamo prendersi gioco di OJ Simpson e altre celebrità a telecamere nascoste a fianco del geniale comico inglese. E l’attrice – che incontriamo a casa sua qui a Los Angeles, in zona Larchmont, al momento è impegnata con una nuova pellicola a Hollywood, dove vive. «Per ora posso solo dire che si tratta di una grande produzione con attori americani e che il regista si è fatto molto notare per i film d’azione».

La Postacchini in una scena di The Alienist.

LOS ANGELES «Ero venuta per una vacanza e migliorare la lingua ma ho subito avvertito una grande energia e un senso di liberà che non sentivo in Italia grazie agli spazi sterminati e i cieli immensi. Ho capito che qui sarei stata a mio agio e ispirata. Poi ho conosciuto Jameson (il fidanzato, musicista californiano Jameson Burt, NdR) e restare è stato naturale».

La strana coppia: Postacchini & Cohen. Dal profilo Instagram dell’attrice.

IO E SACHA «Sono una grande fan di Sacha Baron Cohen, un artista davvero unico nel suo genere. Nello show fa la parte di Gio Monaldo, il classico milionario italiano con mille ragazze intorno mentre io sarei la sua fidanzata ufficiale, Cristina, e tutti gli sketch vertono intorno a situazioni assurde. La cosa fantastica è che Sacha non parla italiano, dunque sul set, improvvisando in diretta e a telecamere nascoste, dovevo far finta di capire quello che diceva e reagire con un dialogo che  apparisse sensato. Sacha è un professionista molto serio, mi ha lasciato una grande libertà e ha anche voluto che doppiassi quei ridicoli voiceover a inizio episodio. È stato difficile non scoppiare a ridere anche se una volta sono crollata: un cameraman mi ha scattato una foto mentre con le lacrime agli occhi nascondevo il volto dietro una rivista».

Sacha Baron Cohen in una scena di Who is America?

WHO IS AMERICA? «L’esperienza davvero unica di Who is America? è stata un grande test che mi ha insegnato una lezione: a volte hai solo una chance come attrice e non puoi fallire. La pressione era enorme anche perché è impossibile prevedere la tua reazione di fronte a certe situazioni. Io poi sono un’appassionata di storie criminali, ho visto ogni possibile documentario su OJ Simpson e dal momento che nello sketch dovevo far finta di non averlo visto, temevo il mio volto potesse tradirmi. Avessi fallito, avrei fatto fallire l’intero episodio e tutti quelli coinvolti: semplicemente non era un’opzione. Grazie a questa esperienza, oggi affronto le audizioni con più fiducia in me stessa».

L’attrice al Los Angeles Italian Film Festival. Photo: Shutterstock

NON MOLLARE MAI «Nonostante la competizione pazzesca che esiste nel mio settore qui a Los Angeles, non mi sono mai scoraggiata, sono sempre stata determinata e indipendente. Sembra banale, lo so, ma è la verità: la voglia di emergere ti spinge a non fermarti. Gli artisti sono sempre alla ricerca di approvazione e ho sempre ritenuto importante anche la benedizione dei miei genitori: se devo vivere così lontana da casa, voglio che almeno vedano la mia carriera progredire e siano contenti no?».

LA LINGUA «No, non è vero che l’accento italiano sia uno svantaggio. Ho imparato ad andare ai provini comunque, anche quelli in non è richiesto un accento perché se ti reputano la persona giusta per il ruolo, sono disposti ad adattare il personaggio. Mi è successo con Flora in The Alienist, e dal momento che la serie ambientata nella New York del fine ‘800, ci siamo accordati con gli sceneggiatori che il mio personaggio avrebbe avuto origini francesi, anche se utilizzo un accento straniero abbastanza neutro. Mentre in The Last Ship interpreto una donna greca (ovvero “Cali” apparsa nella quarta stagione, e presto  anche nella quinta, NdR)».

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