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Jasmine Trinca: «Io, Tavolara e il cinema di emozioni di Ozpetek»

Il Festival di Tavolara, La Dea Fortuna e un femminile senza cliché: l’attrice si racconta a Hot Corn

MILANO – «È una cosa enorme! È enorme!». Era visibilmente stupita Jasmine Trinca quando, lo scorso maggio, ha vinto il David di Donatello come Miglior Attrice Protagonista ne La Dea Fortuna di Ferzan Ozpetek. Una vittoria bissata solo qualche giorno fa con un Nastro d’Argento. Merito di un personaggio, quello di Annamaria, con il quale ha condiviso la scena con «i fratelli» Stefano Accorsi ed Edoardo Leo. Un film che parla di amore, maternità, dolore e vita e che l’attrice presenterà il prossimo 17 luglio a Porto San Paolo, in Piazzetta Gramsci, durante il Festival del Cinema di Tavolara che quest’anno festeggia la sua trentesima edizione. Un festival del quale l’attrice rappresenta uno dei volti simbolo e che abbiamo raggiunto telefonicamente per parlare dei ricordi legati a Tavolara e dell’esperienza sul set diretto da Ozpetek.

I RICORDI DI TAVOLARA «Il primo anno in cui sono stata a Tavolara? Era il 2001. Una data che ricordo molto bene perché c’erano i fatti del G8 di Genova quando mi trovavo lì. Ho un ricordo molto nitido di questo viaggio dalla terra ferma all’isola con il sapore doloroso di quel giorno. Vent’anni che sono come un percorso di crescita comune. Mi ricordo quando Tavolara era ancora un festival piccolo che ha preso sempre più piede proprio per il suo essere speciale. Queste proiezioni sotto la montagna, tra il mare e le stelle, che hanno portato buona parte del cinema italiano a prenderne parte. È un festival molto partecipato ma che, in qualche modo, vive e risente di quello che è la natura circostante. Mi piace molto il fatto di essere tutti sottoposti ad una decisione più alta. Per me Tavolara è uno dei posti del cuore. Mi fa molto piacere tornare, anche in quest’anno un po’ più difficile, per poterlo celebrare».

jasmine trinca
Jasmine Trinca a Tavolara

RITROVARSI «Quella del Festival di Tavolara è davvero una delle primissime occasioni per ritrovarsi veramente insieme dopo gli ultimi mesi. Qualche giorno fa ci sono stati i Nastri d’Argento ed è stato particolare perché tutti noi siamo abituati ad avere un contatto virtuale ed è stato strano ritrovarsi e ritrovare anche quello che facciamo, tra cinema e relazioni. E anche quella di vedere dopo molto tempo un film proiettato è una forma di emozione. Il film di Ferzan è una storia molto bella che, rispetto a tutto quello che ci è stato quest’anno, mi ha portato fortuna. Ferzan, tra l’altro, è uno dei primi registi che ho incontrato a Tavolara. Ancora prima che a Roma dove siamo vicini di casa!».

Jasmine Trinca
L’attrice sull’isola di Tavolara

OZPETEK «Ferzan rispetto agli attori ha un modo di lavorare unico e questo lo si capisce dal suo cinema che è di emozioni e di attori. Tutti gli interpreti che incontrano la sua strada trovano sempre o una chiave inedita rispetto a loro e al loro percorso o un contatto particolare con la sfera emotiva. Per me scoprire Annamaria è un lavoro che abbiamo fatto anche un po’ strada facendo. Un regista che nonostante abbia una storia molto strutturata e robusta ogni volta si dedica a scoprire qualcosa di nuovo nel giorno in cui la mette in scena. Questa cosa mi ha molto colpito perché è un regista dalla grande sicurezza che però è anche capace di sorprendersi ogni giorno e dire: “Oggi l’energia che si respira sul set è questa: seguiamola”. La sua è una forma di gioco e di scoperta condotta sempre dal flusso emotivo».

jasmine trinca
Ferzan Ozpetek e Jasmine Trinca sul set de La Dea Fortuna

ANNAMARIA «Quello che mi ha colpito moltissimo – ed è quello che cerco sempre nei ruoli – è stato un racconto di un femminile e, in questo caso specifico, di un materno che non era il classico cliché. Ho trovato straziante il modo in cui una donna che non si sente perfetta, ma al contrario fallibile, abbia un’energia che proviene dal cuore, dal sentimento più profondo e puro per i propri figli. Magari non è quella che definiresti una mamma modello, eppure è una madre più materna di tutte quelle che ci vengono propinate proprio perché non corrisponde a quel ruolo lì ma riesce ad incarnare il materno profondamente attraverso il suo cuore e il suo istinto».

jasmine trinca
Un momento del film

LO SGUARDO «Nello sguardo di Annamaria quello che ho cercato di fare – una cosa che anche nella vita mi colpisce molto – è tenere celato il dolore. Lei è una di quelle figure esuberanti, molto vitali, ma se guardi dietro quel sorriso, beh gli occhi non tradiscono mai. Mentre tutto il resto può essere molto effervescente, nei suoi occhi c’è quel dolore lì e ho trovato molto commovente che il racconto passasse attraverso gli sguardi e le intese dei personaggi».

Jasmine Trinca in una scena de la Dea Fortuna

LA DEA FORTUNA & I BAMBINI «I due giovani protagonisti sono il filo conduttore di tutto il racconto. Sono davvero il posto del cuore, attraverso di loro raccontiamo tutti i personaggi. La cosa bella che fa Ferzan è raccontare come due persone, Arturo e Alessandro, che non hanno mai avuto l’influenza di qualcos’altro che non fosse la loro volontà o le loro dinamiche, attraverso l’arrivo momentaneo di questi due bambini si vedano stravolgere la vita. Non in senso classico ,con i bambini che ti cambiano i ritmi della vita, ma proprio il loro sguardo sulle cose. Il racconto autentico ed emotivo di quello che può essere l’incontro con lo sguardo di un bambino su di te. Sia come possa far sentire le persone più strutturate o, al contrario, le possa far vacillare perché riporta ad una sincerità profonda con noi stessi».

Jasmine Trinca in una scena del film

IL DAVID A DISTANZA «È stato completamente inaspettato. Ero in collegamento da casa e il segnale mi arriva prima rispetto alla televisione. Chi era lì con me non capiva perché stavo facendo degli strani gesti sconvolti e scomposti. Emozione a parte, la cosa importantissima di vincere il David di Donatello– che non è certo un premio da poco – rispetto anche a tante grandi e bravi attrici che erano lì con me, l’ho sentito – oltre chiaramente ad essere legato al film, al personaggio e al lavoro con Ferzan – anche come un movimento di grande affetto nei miei confronti. Mi ha sorpreso e resa felice!».

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