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Iron Man 3 | Robert Downey Jr., Shane Black e il film di Natale di casa Marvel

A dieci anni dall’uscita, riscopriamo il terzo capitolo della saga. E se fosse il migliore?

Robert Downey Jr. e Gwyneth Paltrow in Iron Man 3

ROMA – All’indomani degli eventi di The Avengers e della battaglia di New York, Tony Stark vide il suo mondo capovolgersi. Da uomo-di-ferro alla stregua di un semi-dio tra gli uomini grazie alla tecnologia e alla sua armatura, si trovò di fronte a divinità asgardiane pressoché invincibili come Thor e Loki. «E ad una leggenda vivente che vive nella leggenda»: Captain America. Non solo, ecco anche «un uomo con grossi problemi nel gestire la rabbia», Hulk, e un’intera armata di guerrieri alieni (i Chitauri) pronti a scendere su New York da un portale squarciato nel cielo. Il risultato? Da uomo-di-ferro a uomo-di-latta. Parte esattamente da questo conflitto interiore il viaggio di Iron Man 3, diretto da Shane Black nel 2013. Nello specifico, il film parte da quella frase al centro dell’incipit: «Un uomo famoso una volta disse: noi creiamo i nostri demoni».

Shane Black sul set di Iron Man 3 con Robert Downey Jr.

Cosa succede se un uomo che crede di essere tutto e che ha tutto, scopre in realtà di non avere (e di non essere) niente? «Armeggio…», direbbe Stark, creando un’intera flotta di armature – le stesse che finiranno con il rendere il climax di Iron Man 3 (lo trovate su Disney+) pirotecnico e adrenalinico tra suggestioni e citazioni fumettistiche – e che per Stark inizialmente non sono null’altro che macchine. «Una parte di me. Una distrazione». Perché tra tutti i film della trilogia che del MCU – Marvel Cinematic Universe ha rappresentato il cuore pulsante tra la Fase 1 e l’inizio della Fase 2, Iron Man 3 è quello in cui il dualismo perfetto Tony Stark/Iron Man da sempre ibridato in quel Reattore Arc toracico da uomo-macchina, viene infine scisso, dissociato nell’uomo Stark indebolito, insonne, affetto da PTSD e nella macchina Iron Man dall’armatura Mark 42/Figliol Prodigo difettosa, capricciosa e prototipale.

L'armata delle armature di Tony Stark nel climax di Iron Man 3
L’armata delle armature di Tony Stark nel climax di Iron Man 3

Del resto ce lo dice lo stesso Stark nel monologo finale di Iron Man 3 che è rivelazione e accettazione di sé al termine del viaggio: «Naturalmente ci sono persone che ritengono il progresso pericoloso, ma nessuno di quegli idioti ha mai vissuto con un torace pieno di schegge e ora anch’io vivrò senza. La mia armatura non è mai stata una distrazione, né un hobby. È un bozzolo, e ora io sono un uomo cambiato». Un viaggio del (super)eroe reso un’odissea nel cuore dell’America tra il Tennessee e Miami dove, attorno a twist spiazzanti, contaminazioni buddy e tre macro-sequenze action orchestrate da veterano qual è (Assalto a Villa Stark, Attacco all’Air Force One, Resa dei conti al molo), Black costruisce una riedificazione da zero dell’uomo-e-icona Stark spogliandolo del tutto dei suoi demoni per donargli di meglio: la comprensione dell’essere davvero Iron Man.

Robert Downey Jr. è Tony Stark/Iron Man in una scena di Iron Man 3
Robert Downey Jr. è Tony Stark/Iron Man

«Un thriller tecnologico ambientato in un mondo più reale persino di The Avengers in cui Stark è spogliato di tutto. Non può chiamare Cap, né Thor, né Nick Fury, né cercare l’Helicarrier in cielo. È con le spalle al muro e deve usare la sua intelligenza per uscirne». A conferma di un Iron Man 3 maturo, scoppiettante e innovativo nel raccontarci del dolore interiore di un eroe apparentemente indistruttibile la cui narrazione è stata concepita da Black e dallo sceneggiatore Drew Pearce in modo diverso: «Non quindi come due uomini in armatura che combattono tra loro, ma più come un thriller alla Tom Clancy che vede Iron Man combattere contro i cattivi del mondo reale». Ovvero le minacce terroristiche globali della cosiddetta Guerra al Terrore in Medio Oriente. Un taglio critico di peso che nel mescolarsi con il riadattamento della saga fumettistica Extremis tuttavia non ha trovato particolare riscontro di pubblico.

Guy Pearce è Aldrich Killian/Il Mandarino in una scena di Iron Man 3
Guy Pearce è Aldrich Killian/Il Mandarino

E questo nonostante gli incassi di Iron Man 3 – che fu presentato a Parigi il 14 aprile 2013 – recitino un miliardo e duecento milioni di dollari a fronte di un budget da 200 milioni. Il motivo? Il ritratto caratteriale-narrativo del Mandarino che da nemesi storica (e magica) dell’originale controparte a fumetti ha visto agli ordini di Black e Pearce una totale ridefinizione in chiave thriller che per quanto efficace e suggestiva in termini cinematografici nella scissione Trevor Slattery (Ben Kingsley)/Aldrich Killian (Guy Pearce), in termini fumettistico-storici è un autentico buco nell’acqua che popola del tutto il (quasi) retaggio decennale di cui vive. Poco importa però perché il contraltare artistico della narrazione è quell’ambientazione natalizia sullo sfondo: «Unisce tutti e pone un certo livello di interazione che ovunque tu sia, stai vivendo questo mondo insieme». Parola di Shane Black.

Iron Man 3 è arrivato nei cinema italiani il 23 aprile 2013
Iron Man 3 è arrivato nei cinema italiani il 23 aprile 2013

Ecco, il Natale. Chi conosce bene Shane Black sa quanto sia importante per il suo cinema l’atmosfera natalizia. Impareggiabile sfondo: «Una balbuzia nella marcia di tutti i giorni. Un silenzio in cui abbiamo la possibilità di valutare e ripensare alle nostre vite. Tendo a pensarlo come a uno sfondo. La prima volta l’ho notato in I tre giorni del Condor di Sidney Pollack, film dove il Natale sullo sfondo, aggiunge come una controparte strane e agghiacciante all’intreccio da spionaggio». Per poi proseguire a proposito di Iron Man 3: «Penso che se stai facendo qualcosa che coinvolge un intero universo di personaggi, un mondo per unirli è far vivere loro un’esperienza comune come il Natale». Un punto fermo tanto da far affermare nel 2021 a Kevin Feige: «Si, credo che Iron Man 3 sia un film di Natale anche se è uscito d’estate».

«Io sono il Mandarino!»

Per Black però è davvero qualcosa in più di una semplice festività: «Penso poi che il Natale sia uno spettacolo, specialmente in posti come Los Angeles dove non è così ovvio e devi scavare (un po’) per trovarlo». Una magia a cui in un modo o nell’altro, non sembra volervi rinunciare mai. Come in Arma letale ad esempio, dove – oltre ad arricchire di senso la fatale autodistruzione di Riggs – avvolge del tutto il climax con Murtaugh che invita Riggs al Cenone della Vigilia, quasi come a volerlo accogliere in famiglia, o nel neo-noir chandleriano Kiss Kiss Bang Bang invece dove il Natale funge da sfondo vivente del racconto (un po’ come nel caso di The Nice Guys e il suo intreccio ambientato nel lurido mondo dei videotape pornografici) dando un certo sapore in più all’evoluzione caratteriale di Harry Lockhart/Robert Downey Jr. da ladro squattrinato a detective qualificato.

«Un uomo famoso una volta disse: noi creiamo i nostri demoni»

Nonostante Black preferisca non usare mai il termine natalizio per etichettare i suoi film, preferendovi la locuzione «Ambientati a Natale», tutto del suo cinema si presta bene allo spirito delle feste di dicembre. Tra questi proprio Iron Man 3 che, oltre a rendere il Natale la perfetta cornice nell’accettazione di sé di Stark e del suo essere un «Piccolo uomo di latta» dinanzi ad «Alieni, dei, ed altre dimensioni» – o per dirla con le parole dei due sceneggiatori: «Quando racconti una storia sullo smantellamento dei personaggi ha più risonanza se la metti a Natale e racconti una storia sui personaggi più solitari» – vive di un infungibile legame proprio con Kiss Kiss Bang Bang. Nel 2007 infatti, nel pieno dei preparativi della Fase 1, Jon Favreau segnalò Downey Jr. alla Marvel come unica scelta possibile per il suo Iron Man dopo esserne rimasto stregato nel film di Black.

«Quando racconti una storia sullo smantellamento dei personaggi ha più risonanza se la metti a Natale»

Qualcosa di cui Downey Jr. – immaginiamo – sarà per sempre grato, tanto da arrivare a definire Kiss Kiss Bang Bang (di cui potete leggere qui) così: «Non un film perfetto, ma in un certo senso penso sia la cosa migliore che abbia mai fatto […] È difficile per me guardarlo senza provare nostalgia». Un film che lo spingerà, nel 2011, ad esporsi così sui rumor che davano Black alla regia del terzo capitolo della saga di Iron Man: «Portare Shane Black a scrivere e dirigere Iron Man 3 è fondamentalmente l’unica transizione da Favreau a qualcos’altro per cui Favreau, il pubblico, la Marvel e io, potremmo mai firmare». Perché si sa, la gratitudine non ha prezzo. E nemmeno il buon cinema…

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Qui sotto potete vedere il trailer del film:

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