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Il Campione | Giulia Steigerwalt: tra storia e parole della Greta Gerwig italiana

Gli USA e l’Italia, lo studio, l’importanza delle regole (da rompere): l’autrice si racconta ad Hot Corn

ROMA – La Greta Gerwig del cinema italiano è nata a Galveston, Texas. Però, «Mi sento più italiana che americana», dice mentre racconta ad Hot Corn la sua storia. Ha iniziato come attrice ma «Stare davanti la macchina da presa non era per me, ho voluto inseguire il sogno della scrittura». Allora, mollato il set, si rimette a studiare, torna negli States e (ri)comincia a scrivere. Prima Fiabeschi Torna a Casa di Max Mazzotta, poi collabora alla sceneggiatura della sitcom Zio Gianni – dove nascerà il sodalizio con Matteo Rovere e Sydney Sibillia – e nel 2017, è l’autrice rivelazione di Moglie e Marito di Simone Godano. Che rincontrerà qualche mese più tardi per una delle migliori commedie degli ultimi anni, Croce e Delizia, uscita lo scorso febbraio. Insomma, il 2019 è l’anno di Giulia Steigerwalt, oggi al cinema con Il Campione, diretto da Leonardo D’Agostini e prodotto, appunto, da Rovere e Sibllia.

Accorsi, Carpenzano e il regista Leonardo D’Agostini sul set de Il Campione.

«Antonella Lattanzi e Leonardo D’Agostini hanno avuto l’idea di questi calciatori che oggi sembrano rockstar», ci dice la sceneggiatrice. «Hanno portato l’idea in Groenlandia, che mi ha affidato la sceneggiatura. Con loro lavoro da tanto, e volevano qualcuno di strutturato che scrivesse lo script». Calcio, certo, ma anche tanta vita e messaggi universali, di cui i due protagonisti, interpretati da Stefano Accorsi e Francesco Carpenzano, si fanno manifesti. «Il Campione? Ho scritto una storia ambientata per me in un campo ignoto. Simpatizzo per la Roma e amo Totti. Ma non sono una tifosa, anche se giocavo a calcio da bambina», continua la Steigerwalt. «Sono andata a Trigoria, all’Olimpico, visitando i luoghi, studiandoli. Questi giocatori hanno una vita molto disciplinata. Ho scoperto che Roma e Juve hanno due licei privati. La dottrina dei propri calciatori è tutto. Mi sono addentrata nel mondo, ma la storia e i rapporti tra i personaggi è il punto forte, pur essendo contenta che la cornice abbia mantenuto un assetto realistico».

Così, il viaggio di Giulia Steigerwalt, dall’esordio nel cult generazionale di Come Te Nessuno Mai, fino all’affermazione totale come sceneggiatrice, è fatto di metodi, studi, emozioni. Perché l’importanza delle parole passa attraverso le regole. «Il mestiere dello sceneggiatore è un lavoro. Non ci si può improvvisare, e spesso si fraintende il fatto di sapere scrivere bene, con il fatto di poter scrivere una sceneggiatura», prosegue l’autrice. «La tecnica non va snobbata, perché spesso ci sono buone idee e buoni spunti, ma poi non vengono sviluppati come temi e contenuti fino alla fine del film. Questa è una cosa che si impara studiando, con l’umiltà. L’emozione e i sentimenti poi vanno messi dopo. Perché le regole servono poi a saperle anche rompere».

Fabrizio Bentivoglio, Jasmine Trinca, Filippo Scicchitano e Alessandro Gassmann in Croce e Delizia.

E, il bello di saper rompere le regole, viene fuori sia in Croce e Delizia che ne Il Campione. Due film opposti ma entrambi dediti all’importanza dell’errore come crescita e maturazione personale. «A volte le regole puoi romperle, ma con consapevolezza. Perché i fili vanno sempre tenuti, per poi saper riunirli», ci dice. Dunque, il ricordo va a quel volo di ritorno verso gli Stati Uniti. «Ho studiato alla UCLA, dove ho imparato le basi. E vi dico una cosa, gli americani hanno copiato di sana pianta l’approccio alle storie che aveva Aristotele. La struttura serve, così come l’individuazione del tema. Si crea dibattito se c’è un’impalcatura dietro. Tesi, antitesi e sintesi. Ecco la sceneggiatura. E la parte emotiva poi va a giocare sul tema, restando impressa al pubblico».

Una lezione di sceneggiatura e un racconto di cinema che passa su quei tre o quattro film da tenere nella propria videoteca. «Mi piacciono i grandi classici del cinema. Ma i film che sento vicini, sono i dramedy. Amo la commedia indipendente, da Juno a Little Miss Sunshine. Commedie sottili piene di cuore, con una visione ironica dei personaggi. Ultimamente, ho amato Lady Bird di Greta Gerwig». E Giulia Steigerwalt, un po’ Gerwig un po’ Diablo Cody, parlandoci degli Stati Uniti, ci confida che «Sono nata negli USA, e poi mi sono trasferita in Italia. Ho sempre fatto avanti e indietro. Volevo scrivere e per tre anni e mezzo sono tornata lì a studiare. Amo gli States, eppure non sono più acculturati di noi, e non noto grandi differenze. Però ragazzi, la narrativa epica che hanno e la loro capacità di scrittura… sono insuperabili. Mi piacerebbe un giorno poter lavorare anche con loro. Non lo vedo come un mito, ma come un paese molto figo».

Saoirse Ronan e Greta Gerwig sul set di Lady Bird.

Quindi, a proposito di epica, torniamo a parlare de Il Campione, con quell’idea in testa che le gira da un po’. «Sì, la storia de Il Campione è senza dubbio piena di epica, ed è soprattutto un’idea esportabile, riadattabile per possibili remake, magari anche in base agli sport nazionali. È una storia totale, che tratta la gestione del successo e della sicurezza che si ha di sé rapportata a feedback esterni». Portarla a casa, quindi? Immaginando magari Bradely Cooper nella parte di Accorsi, e John Boyega nel ruolo di un quarterback indolente e svogliato? «No, non posso dire molto per ora sui progetti futuri. Ma ho due idee pronte, una più indipendente, l’altra più pop. E la prima, magari, mi piacerebbe portarla io stessa al cinema. Sai, la regia è il mio secondo amore dopo la scrittura». E sì, da Greta a Giulia, finalmente anche l’Italia ha la sua screenwriter da Black List Scripts.

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