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Vita, amore, errori: perché Croce e Delizia è tra le migliori commedie dell’anno

Un cast perfetto, una sceneggiatura ricca e una serie di dettagli emozionali che fanno la differenza

Fabrizio Bentivoglio, Jasmine Trinca, Filippo Scicchitano e Alessandro Gassmann in Croce e Delizia.

Pensateci bene, qual è il momento più bello se non quello che arriva subito dopo la tempesta? Come i temporali di mezza estate che bagnano quei pomeriggi passati a non far nulla. Ecco, se c’è una sensazione che arriva alla fine di Croce e Delizia di Simone Godano, è proprio questa. Poche volte, quando si parla di commedie, il cinema (recente) italiano era riuscito ad essere all’altezza della vecchia scuola. E, in questo mare dove è difficile pescar perle, arriva all’improvviso un film carico, frizzante, vitale. Ed è bello tutto: la storia, la regia, la cornice, la musica. Che all’improvviso, proprio sotto pioggia, abbracci e cuori spezzati, mette lì dov’è perfetta la calda Heartbeats di Josè González.

Dettagli che fanno la differenza, insieme ai risvolti narrativi legati ad una matassa fatta di amore e sbagli. Un nodo che, i protagonisti, in fondo, non cercano di sciogliere, ma di legare ancora più stretto. Del resto, se da una parte c’è Carlo, pescivendolo che si presenta con cognome e nome, dall’altra c’è Tony, borghese ossessionato da sé stesso, libertino e naïf. Cosa c’entrano insieme? Niente e tutto. Lo capiranno anche le loro famiglie, riunite a sorpresa in una villa a strapiombo sulla costa laziale.

Una scena del film.

E lo capiranno, soprattutto, i figli maggiori: Penelope (Trinca), che fa di quel padre troppo assente il simbolo delle sue ansie e difficoltà, e Sandro (Scicchitano) che, invece, dal papà gay vorrebbe sapere cosa significhi per lui quella mamma che non c’è più. Così, i quattro, in mezzo ad un via vai di scelte ed emozioni, ballano, gridano, si baciano, cadono e risalgono. Tra parole leggere e sguardi pesanti su cui si sofferma Godano. Perché, tra i protagonisti, c’è anche un massacrante senso di colpa, a rimarcare l’essenziale importanza dell’errore, del tentativo.

Filippo Scicchitano e Jasmine Trinca.

La regia di Godano, insieme alla sceneggiatura di Giulia Steigerwalt e la fotografia di Daniele Ciprì, sono le colonne portanti di una commedia che merita di essere vista, prendendo ad esempio la coralità del nostro miglior cinema. Ed è così che Croce e Delizia spinge a guardare più in là, lontano dalla costa, dove non restano che le onde ad infrangersi su un equilibrio impossibile da raggiungere. Perché, alla fine, della croce e della delizia, non possiamo farne a meno. Allora, ecco che arriva all’improvviso – in una delle migliori commedie dell’anno – la rivelazione più bella di tutte: l’amore è una cosa semplice. Messaggio, oggi, non così scontato.

  • Qui potete vedre il trailer di Croce e Delizia:

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