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Io & il cinema | Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi: «Noi, tra Il grande Lebowski e Lo squalo»

La rubrica di Hot Corn in cui musicisti, scrittori, attori e registi raccontano i loro film preferiti

ROMA – Senza dubbio, il cinema di Giuseppe G. Stasi e Giancarlo Fontana è un concentrato d’amore per la settima arte. Nati sul web, passati per la tv con il film Amore oggi e raggiunta la notorietà nel 2018 con l’irresistibile commedia Metti la nonna in freezer, i due giovani registi costruiscono le loro opere mescolando pop e genere, musica e ritmo. Una brillantezza che Stasi e Fontana hanno riproposto anche quest’anno con Bentornato Presidente! – che potete (ri)vedere su CHILI -, sequel del Benvenuto Presidente! del 2013 con Claudio Bisio e scritto ancora una volta da Fabio Bonifacci, collaboratore dei due registi anche per il loro primo lungometraggio uscito in sala. Due cinefili accaniti che su Hot Corn hanno rivelato i loro film della vita, che potete scoprire qui nella nostra rubrica Io & il cinema.

IL FILM DELLA VITA Stasi: «Ce ne sono tanti, ma penso che quello che in assoluto è stato più rivelatore è Otto e mezzo di Federico Fellini».

Fontana: «Non ho un film della vita, ma un film per ogni sua fase. Potrei dirne tanti, ma mi limito ad uno dei primi della mia infanzia ossia Fantozzi. L’ho visto da bambino e, come la maggior parte dei bambini, l’ho amato ed ho poi imparato ad apprezzarlo ancora di più da grande. Noi italiani dobbiamo moltissimo a Luciano Salce e a Paolo Villaggio, perché Fantozzi è sì una commedia, ma fondamentalmente è la tragedia di noi tutti, un film a cui dobbiamo tanto sia a livello cinematografico che a livello culturale.

IL FILM CHE TI HA FATTO CAPIRE DI VOLER FARE IL REGISTA Stasi: «Non ce n’è uno solo, in realtà sono due film che ho visto nella stessa settimana dell’estate del mio primo anno di liceo, trovando le VHS a casa. Uno era Quei bravi ragazzi di Scorsese, l’altro era Pulp Fiction di Tarantino. Lì ho capito che forse questo lavoro poteva essere l’unica cosa che potevo fare in assoluto nella vita. L’unica!».

Fontana: «Anche qui si tratta di un film della mia infanzia, che mi ha segnato in maniera indelebile dalla prima volta che l’ho visto. È Lo squalo di Steven Spielberg, un film che ha dentro di sé la commedia, il thriller, l’horror, l’action. Un film con una messa in scena e una direzione degli attori che ha fatto scuola e una colonna sonora da Oscar, con effetti visivi fatti dal vivo, come purtroppo oggi non se ne fanno più. Un’opera che contiene la più grande lezione che un regista di oggi, ma forse anche qualsiasi persona, può imparare nella vita: parafrasando un po’ lo zio Ben di Spiderman, da ogni problema può derivare una grande opportunità».

LA COMMEDIA CHE PIÙ TI HA ISPIRATO NEL TUO LAVORO Stasi: «Il film a cui più aspiriamo quando scriviamo delle commedie è la commedia con la C maiuscola, ossia Il grande Lebowski, che noi inseguiamo e inseguiremo per sempre nella nostra vita».

Fontana: «Più che una commedia, mi ha ispirato tantissimo una trilogia di commedie. Si tratta de la Trilogia del cornetto di Edgar Wright, a cui aggiungo sicuramente Scott Pilgrim vs. The World. Edgar Wright è una fucina di idee e una fonte di ispirazione per tutti i giovani cineasti, che trovano in lui un punto di riferimento per l’arte cinematografica e dell’audiovisivo e che con Giuseppe ci troviamo anche a citare inconsapevolmente».

QUAL È IL GENERE CHE VORRESTI ESPLORARE E UN FILM DI RIFERIMENTO Stasi: «Con Giancarlo accarezziamo spesso l’idea di voler realizzare un thriller psicologico. Anche qui, ovviamente, i riferimenti sono altissimi: abbiamo Repulsion, Rosemary’s Baby e L’inquilino del terzo piano. Praticamente la trilogia dell’appartamento di Roman Polański. Anche se è molto difficile dopo che lo stesso Polański ha affrontato il tema in maniera così originale e efficace. Però, in assoluto, è un ambito che ci intriga molto».

Fontana: «Oltre alla commedia mi ispira molto il crime, con il dramma e il thriller, sempre però con quell’occhio distaccato e ironico che credo sia parte di me e del duo che formiamo con Giuseppe. In questo senso il cinema dei fratelli Coen è un grandissimo esempio, ma guardando a qualcosa di più recente mi verrebbe da citare Tre manifesti a Ebbing, Missouri».

LA COLONNA SONORA PREFERITA Stasi: «Quest’ultima domanda è facilissima. La colonna sonora della vita è senza dubbio C’era una volta il West di Ennio Morricone. L’unica in grado di competerle è C’era una volta in America, infatti fino all’ultimo sono sempre indeciso su quale dire. Sarà che di C’era una volta il West avevo un CD con tutto il meglio del western di Morricone e, per questioni cronologiche, i brani di quel film venivano prima di quelli di C’era una volta in America. Diciamo quindi che vince ciò che ho ascoltato prima. Non c’è niente da fare, è la colonna sonora della vita. Ma credo lo sia della vita di tutti».

Fontana: «Anche qui non ne ho solo una, ma varie, rispondo però giocando in casa. Voglio dire, infatti, Bentornato Presidente! del maestro Francesco Cerasi. Sembra una risposta strana, ma davvero credo che quello che ha fatto Francesco per noi e il nostro film sia qualcosa di fantastico. Ci sono dei brani che ascolto anche al di fuori del lavoro, nella mia vita quotidiana. Metto su Spotify Bentornato Presidente! e mi perdo sulle note di Cambio l’Italia o Amore e Quirinale. Sono dei brani che ascolto ancora adesso, nonostante un film possa diventare un po’ nauseabondo per il regista che lo ha fatto, ma di cui non mi stanco mai».

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