in

Generazione Low Cost | Adèle Exarchopoulos e un film sullo smarrimento esistenziale

Julie Lecoustre ed Emmanuel Marre fotografano il presente grazie all’epopea umana di un’hostess

Generazione Low Cost
Adèle Exarchopoulos è la protagonista di Generazione Low Cost

MILANO – Che vita lascia sulla terraferma un’hostess e cosa ne è di lei una volta giunta a destinazione? Su questo s’interroga Generazione Low Cost, l’esordio alla regia di Julie Lecoustre ed Emmanuel Marre adesso nelle sale italiane. Presentato lo scorso anno a Cannes, così come La persona peggiore del mondo e Gli amori di Anaïs, è già la terza pellicola a registrare il disagio esistenziale di una giovane donna all’alba dei suoi trent’anni: qui si tratta di Cassandre (Adèle Exarchopoulos), assistente di volo per una compagnia low cost. Gli spettatori più attenti non faranno peraltro fatica a riconoscere dietro le divise e il logo di questa fantomatica compagnia le peculiari sembianze di Ryanair, la low cost per antonomasia. L’esistenza di Cassandre è vissuta con la stessa urgenza dei last minute: non c’è mai tempo per comprendere che direzione stia prendendo la sua vita, complice questo barcamenarsi in un non-spazio. Il corso degli eventi la costringerà a riprendere i contatti con la famiglia ed affrontare ciò da cui fugge.

Adèle Exarchopoulos in una scena del film

Scardinando il principio per cui sia un sogno il mestiere di viaggiare, Generazione Low Cost si serve delle disumane logiche del basso costo per mostrare, attraverso la sua protagonista, lo spaesamento di una generazione. Se per John Lennon la vita ti accadeva mentre eri intento a fare piani, adesso fatalmente scorre senza neanche una benché minima forma di progettualità. In un orizzonte temporale che contempla solo il presente, basta ormai sorridere ai passeggeri, convincerli a spendere di più e spiccare il volo, dimenticando se stessi. Cassandre ha probabilmente scelto questa vita nell’illusione di poter sfuggire alle proprie responsabilità, ma resta comunque vittima di sé e di un sistema che, nei fatti, sponsorizza e trae un disumano beneficio dall’assenza di legami dei suoi dipendenti.

Generazione Low Cost
Un’immagine di Generazione Low Cost

Ed è infatti proprio la prima parte del film a risultare particolarmente convincente nel farci assistere alla tristissima educazione al sorriso, a raccontarci dell’esistenza di target di spesa per passeggero e a farci indignare per la punizione al “reato di umanità”. Quante volte ci siamo infastiditi perché ci veniva richiesto un assurdo sovrapprezzo per qualche centimetro di valigia fuori misura? Grazie a Generazione Low Cost comprendiamo un po’ meglio, per quanto rimanga difficilmente accettabile, l’approccio intransigente ai gate dell’aeroporto.

Una scena del film

Molto interessanti le suggestioni dietro la genesi della pellicola. Emmanuel Marre, uno dei due registi, ha raccontato di essersi ispirato per il film ad un’immagine inquietante: quella di una hostess, visibilmente provata emotivamente durante il decollo che poi si stampò un convinto sorriso in volto durante la vendita delle bevande. Complice la risonanza de L’Ouvreuse, un meraviglioso quadro di Hopper sul ricorrente tema della solitudine, è nata dunque nella mente dei registi l’idea di un film che, forse per la prima volta, racconta a quale caro prezzo umano sia possibile pagare così poco per raggiungere i quattro angoli del globo.

Generazione Low Cost
Generazione Low Cost è la protagonista di Generazione Low Cost

Fondamentale nel restituire la sofferenza e l’intima angoscia di questo personaggio, il volto di Adèle Exarchopoulos che riprende le sue vene più dolci e strazianti, dopo il brillante ruolo in Mandibules – due uomini e una mosca (recuperatelo qualora vi fosse sfuggito!). Qui si approccia al suo personaggio con tenerezza, regalandoci un’interpretazione intensa e dal sapore tristemente amaro: per molti la sua migliore dai tempi de La vita di Adèle. L’accentuata ed evidente differenza di toni tra la prima e la seconda parte del film forse non aiuta la pellicola ad essere pienamente incisiva, ma il racconto di questa storia sospesa tra le nuvole fa decisamente ben sperare per il futuro di questi due giovani cineasti ed apre la strada ad un modo nuovo di concepire il Viaggio.

  • Volete scoprire la nostra sezione French Touch? La trovate qui

Qui sotto potete vedere una clip del film:

Lascia un Commento

Io e Lulù | Channing Tatum, un cane e quel film che non dovreste perdere

Butch Cassidy

Paul Newman, Robert Redford e un capolavoro senza tempo: Butch Cassidy