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Alla mia Piccola Sama | Se un documentario racconta la Siria ad una bambina

L’assedio di Aleppo rivive nel doc di Waad al-Kateab, candidato all’Oscar e in sala il 13 febbraio

Alla Mia Piccola Sama: Waad al-Kateab e la bambina
Alla Mia Piccola Sama: Waad al-Kateab e la bambina

ROMA – «Ascolta: se tutti devono soffrire per comprare con la sofferenza l’armonia eterna, che c’entrano qui i bambini? Rispondimi, per favore…». La domanda che Fëdor Dostoevskij affida al personaggio di Ivan nei Fratelli Karamazov è di scandalosa verità. Com’è possibile in un mondo (apparentemente) civilizzato accettare che i bambini debbano subire le conseguenze delle azioni degli adulti? Perché non siamo in grado di proteggerli? Il dolore dei nostri figli (tutti) è dunque qualcosa che fatichiamo ad accettare. Per questo non possiamo non giudicare positivamente ogni attività che riesca ad elaborare in maniera positiva e fantasiosa una tragedia umana. La guerra, ad esempio. La giornalista siriana Waad al-Kateab ha voluto fare un regalo alla sua piccola Sama, dedicandole un documentario, Alla mia piccola Sama, girato durante l’assedio di Aleppo, vincitore dell’EFA come miglior documentario, candidato all’Oscar come miglior documentario e dal 13 febbraio in sala in Italia.

For Sama
La regista Waad al-Kateab per Alla mia piccola Sama

Un’opera toccante, straziante in alcuni passaggi, nata con il più dolce degli intenti: preservare la bambina dall’angoscia di un conflitto enorme, incomprensibile e nel contempo lasciare al mondo una testimonianza inequivocabile. Le ragioni dei “grandi” seguono traiettorie a sé. Si combatte per soldi, per potere, per affermare la propria forza. Come spiegare tutto questo ad un piccolo essere umano? Provando a rassicurarlo e a costruire attorno a lui una protezione quanto più possibile solida. Alla mia piccola Sama, presentato anche a Cannes in una proiezione speciale, racconta una storia vera di paura e rinascita. La storia di una ragazza che nel 2011, poco più che ventenne, ha visto la sua patria messa a ferro e fuoco; di una giovane madre che ha tentato in tutti i modi di preservare la serenità della figlia.

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La piccola Sama

Infine, di una reporter in erba, studentessa di giornalismo, che ha guardato con occhio partecipe le trasformazioni della società in cui viveva, provando a rimanere in piedi quando tutto attorno a lei crollava. «Ho avuto persino paura che il film sopravvivesse a tutti noi. In quel momento ho sperato che qualcuno potesse utilizzare il mio materiale», ha raccontato l’autrice. Oggi che Al-Kateab vive a Londra con il marito Hamza e due bambine tutto sembra diverso. Eppure, quell’esperienza non è stata mai dimenticata. 300 ore di riprese di vita quotidiana, con un focus concentrato sulla piccola Sama, evocativi più che mai di una catastrofe che non sappiamo più riconoscere come tale, abituati come siamo a rimanere insensibili davanti ai telegiornali.

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Waad al-Kateab riprende una manifestazione ad Aleppo

Aleppo, la guerra in Siria, le macerie. Si può rimanere impassibili di fronte immagini del genere e rinchiudersi in uno splendido isolamento, ma se i nostri occhi finiscono dentro la vita quotidiana di una famiglia come tante e riusciamo ad ascoltare la ninna nanna che una madre canta per impedire che sua figlia resti terrorizzata dai bombardamenti è più difficile voltare la faccia da un’altra parte. Completato assieme al giornalista di Channel 4 Edward Watts, tra i più grandi esperti di crisi Mediorientale, nominato ai Bafta e agli Emmy per il documentario Escape From Isis, il lavoro di Waad al-Kateab è un documento prezioso che trascende il semplice reportage di guerra e diventa grande cinema. Una storia vera è pur sempre una storia, una favola di cui solo in pochi e fortunati casi si può scrivere un lieto fine.

  • Qui potete vedere il trailer di Alla mia piccola Sama

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