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Nel multiverso della follia dei Daniels | Everything Everywhere All At Once? È puro cinema

Un film lucido nella sua follia. Un inno alla gentilezza e all’ascolto ricco di ironia, emozione e citazioni

Everything Everywhere All At Once
Un'illustrazione di Everything Everywhere All At Once

ROMA – Un film su una donna che deve fare la dichiarazione dei redditi. Se volessimo racchiudere in una frase la trama di Everything Everywhere All At Once di Daniel Kwan e Daniel Scheinet, meglio conosciuti come i Daniels, sarebbe questa. Ma quello del duo di registi è anche molto di più. Prima di tutto la dimostrazione che anche la trama di un film racchiusa in una sola riga su una delle attività più noiose dell’esistenza umana, la compilazione del moduli delle tasse, possa dare vita ad un film unico ed originale. Perché la forza delle storie sta tutta nel modo in cui le si racconta. Prodotto dai fratelli Russo, A24 e Ley Line Entertainment, il film gira attorno a Evelyn Wang (Michelle Yeoh), una donna di origini asiatiche che gestisce una piccola lavanderia a gettoni.

Everything Everywhere All At Once
Una scena di Everything Everywhere All At Once

Evelyn ha una figlia adolescente che non capisce più, un padre ormai anziano e un matrimonio giunto al capolinea. La sua vita viene stravolta da un controllo fiscale di routine – a prestare il volto all’impiegata dell’Agenzia delle Entrate una spassosissima Jamie Lee Curtis – che diventa la porta attraverso cui viene trascinata nel multiverso e chiamata a salvarne il destino per sconfiggere un nemico all’apparenza inarrestabile e riportare l’armonia nella sua famiglia. I Daniels dunque prendono in prestito uno dei simboli dell’Universo Marvel e ci costruiscono intorno un film totalmente lucido nella sua follia. Tutto merito di una scrittura meticolosa e una preparazione maniacale e artigianale (l’uso del green screen è ridotto al minimo) che ha richiesto anni.

 Everything Everywhere All At Once
Stephanie Hsu in una scena di Everything Everywhere All At Once

Ma la mole di lavoro mostruosa dietro Everything Everywhere All At Once c’è e si vede tutta (alla lice di un budget contenuto di soli 14 milioni di dollari). Ispirato da titoli come Matrix e Fight Club, il film è immerso in un’atmosfera fantascientifica, ricchissima di citazioni cinematografiche, di azione, ironia e fantasia sfrenata. Ma quello dei Daniels è anche un film pieno di emozione. Un dramma familiare, il racconto di un rapporto madre/figlia e di un gap generazionale che rischia di allontanare le due donne (ancor più marcato dalle differenti esperienze di cittadine di origini asiatiche in America). Evelyn imparerà ad ascoltare sua figlia nel mezzo del caos più totale, tra bagel giganteschi che racchiudono tutto il dolore del mondo, sassi parlanti e abbracci capaci di accorciare le distanze.

Una scena del film con Jamie Lee Curtis e Michelle Yeoh

Everything Everywhere All At Once è anche un inno alla gentilezza e all’empatia simboleggiata da un personaggio destinato ad entrare nella storia del cinema: Waymond Wang. Il marito di Evelyn che segna il ritorno davanti la macchina da presa di Ke Huy Quan, l’attore de I Goonies e Indiana Jones – qui chiamato ad interpretare tre versioni dello stesso personaggio – che, all’insensatezza e al caos della vita risponde con un’infornata di biscotti e un sorriso. Una filosofia e un’approccio all’esistenza non da poco perché, come ci suggerisce il film, sono l’amore e l’ascolto le uniche armi che abbiamo per farci strada nella confusione più totale in cui siamo tutti indistintamente immersi.

  • Everything Everywhere All At Once: dietro le quinte del film
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La video intervista a Ke Huy Quan è a cura di Manuela Santacatterina:

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