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TOP CORN | Smorfie di vita e malinconia: perché dovete vedere Domani è un altro giorno

Valerio Mastandrea e Marco Giallini, un film dosato e una melodia straziante da portare nel cuore

Marco Giallini, Valerio Mastandrea e il cane Pato.

ROMA – Giuliano non ce la fa. Non ce la può fare. Come potrebbe, ad un passo dalla morte, separarsi dal suo Pato che, come dice: «è il mio secondo figlio». Giuliano ha bisogno di una mano e allora, dopo un volo di dodici ore dal Canada, per quattro giorni, arriva Tommaso, amico e socio da trent’anni. Sarà lui, per il tempo veloce di un weekend, a tenere stretto, tra silenzi e sguardi, l’antico compare Giuliano, cercando di trovare con lui una nuova famiglia destinata al bonario cucciolo, una famiglia magari disposta a cucinargli il miglior ossobuco in circolazione. Non è facile. Impossibile pensare sia facile. Però, forse, quei ricordi, prima di perderli per sempre, è bene siano spolverati. Per un’ultima volta.

Giuliano e Tommaso: Marco Giallini e Valerio Mastandrea, amici da una vita anche fuori dal set.

Dolce e poi amaro, tenero e poi rigido: Domani è un altro giorno di Simone Spada parte da un film spagnolo – Truman con la coppia Javier Cámara e Ricardo Darín – per diventare altro, segnato da un forte senso di empatia mai melensa che parla sempre di amore. Amore, nel significato più limpido del termine. Quello che non chiede nulla in cambio. Quello che accetta tutto. Difetti, distrazioni, sbagli. E quanti sbagli nella storia di Giuliano e Tommaso, interpretati da due fuoriclasse come Giallini e Mastandrea, bravi a farsi dramma e dolore nonostante (o grazie) un rapporto d’amicizia che da vent’anni va oltre il set. Perché, in fondo, solo attraverso lo sbaglio si può capire qualcosa, nel bel mezzo di una tempesta emozionale dove si cerca, come si può, un porto sicuro dove fermarsi a riposare.

Il regista Simone Spada con Giallini e Mastandrea sul set di Domani è un altro giorno.

E allora quel porto sicuro per Giuliano, attore e sciupafemmine che adesso non ce la fa nemmeno più a sorridere, diventano gli occhi grandi e sinceri di Pato – nella realtà una femmina, Nike, cucciola di bovaro – da cui non riesce a staccarsi, quasi fossero gli ultimi appigli di una vita da abbandonare. Non riesce a dirgli addio, né a lui né all’altro figlio lontano, ora a studiare a Barcellona. È un film maturo, Domani è un altro giorno, un film che prende in prestito il brano di Ornella Vanoni, qui in una bella versione di Noemi, e aggiorna Truman, muovendosi però in territori diversi, con un’inflessione agrodolce tipica del miglior cinema italiano.

Giallini e Mastandrea in un’altra scena del film.

In questo modo, minuto dopo minuto, gli sguardi di Mastandrea e Giallini, i loro piani d’ascolto, incrociati con quelli di Pato, diventano un gioco malinconico che odora di abbracci, smorfie di vita, inquietudine, vita vera. E così il film ci fa preparare al viaggio di Giuliano, impaurito e sperduto, tenendo però per mano la consapevolezza che poi andrà tutto bene. Perché, più della morte, più dell’accettazione, a Giuliano interessa solo mettere a posto le cose, in una ballata che suona la melodia più tenera e straziante di tutte: «E non c’è niente di più triste in giornate come queste che ricordare la felicità…». 

Ma nonostante tutto bisogna andare avanti, continuare a navigare verso un altro mare, caricando in stiva solo le cose che contano. Ecco, senza facile dolore, Domani è un altro giorno parla proprio di quelle quattro o cinque cose importanti, per cui vale la pena sacrificare un giorno in più, scaricando gli inevitabili sensi di colpa quando si vive fino in fondo. Allora, la serenità con cui Spada approccia alla storia, riesce a funzionare e a far presa sul cuore, senza artifici o forzate intromissione morali. E alla fine ci si ritrova a spasso per Roma, condividendo un silenzio che sa di poesia. Perché, si può dire addio a tutto, ma dire addio all’amore, proprio no, quello mai. Un film prezioso.

Qui il trailer di Domani è un Altro Giorno:

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